NewsThe House on the Moon: il wuxia conquista Singapore

The House on the Moon: il wuxia conquista Singapore

Singapore entra per la prima volta nel mondo del cinema wuxia con “The House on the Moon“.

Il nuovo film del regista Nelson Yeo, pronto a debuttare in anteprima mondiale nel concorso internazionale del Festival di Locarno.

Sebbene il genere abbia avuto una certa popolarità nella televisione locale tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta grazie a celebri serie con protagonisti come Li Nanxing e Zhu Ming, il Paese non aveva mai realizzato un lungometraggio dedicato a questo universo narrativo.

Yeo ha deciso di colmare questa assenza scegliendo di raccontare una nuova versione del mito di Chang’Er, la dea della Luna.

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Il regista ha spiegato di aver affrontato il progetto con grande ambizione. Il regista ha scelto di immergersi completamente nel genere wuxia per scoprire fino a dove avrebbe potuto spingersi dal punto di vista creativo.

Per Yeo si tratta di un ritorno importante a Locarno.

Dopo aver partecipato alla Filmmakers Academy nel 2018 e aver conquistato due premi con il suo debutto “Dreaming & Dying” nel 2023, il cineasta torna sulla Croisette svizzera con un’opera ancora più ambiziosa.

The House of the Moon

The House on the Moon: una leggenda reinventata tra emozioni e spettacolo

La storia riprende il celebre mito dopo l’ascesa di Chang’Er sulla Luna.

La protagonista intraprende un viaggio verso il lato oscuro del satellite insieme a un bandito terrestre. Affronta un percorso che diventa soprattutto una ricerca della propria identità.

Più che raccontare la leggenda tradizionale, Yeo ha voluto approfondire le emozioni dei personaggi, dando spazio anche a figure appena accennate nel racconto originale, come Peng Meng, che nel film assume un ruolo molto più complesso.

L’amore del regista per il wuxia nasce dai film di Hong Kong e dalle serie televisive con cui è cresciuto.

Tra le principali fonti d’ispirazione cita opere come Zu: Warriors From the Magic Mountain di Tsui Hark e Ashes of Time di Wong Kar-wai.

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La produzione, però, ha dovuto affrontare numerose difficoltà, soprattutto nella ricerca delle scenografie e degli oggetti di scena, visto il volto estremamente moderno di Singapore. Per questo motivo parte delle riprese si è svolta a Taiwan, esperienza che ha permesso alla troupe di lavorare anche con il celebre attore Lee Kang-sheng, definito dal regista un interprete straordinario.

Il film alterna momenti epici a scene più leggere grazie alla presenza del bandito. Questo è un personaggio che utilizza il Singlish e rappresenta il punto di contatto tra il pubblico e il mondo degli immortali. Questa scelta ha reso il racconto più accessibile senza rinunciare alla componente fantastica.

Yeo ha sperimentato anche la produzione virtuale, una tecnologia che considera rivoluzionaria ma ancora troppo costosa per il cinema indipendente.

Rimane invece più prudente nei confronti dell’intelligenza artificiale, convinto che nessuna innovazione possa sostituire il valore delle riprese in ambienti reali e dell’interazione diretta tra attori e set.

Dopo la presentazione a Locarno, il regista spera che il pubblico si lasci trasportare soprattutto dalle emozioni dei protagonisti, senza preoccuparsi della complessità della trama. Per il futuro non esclude un eventuale sequel, ma preferisce concentrarsi sui nuovi progetti che sta sviluppando, tra cui un film horror e “Black Sun”, idea che coltiva da oltre dieci anni.

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