Festival di CannesThe Electric Kiss di Salvadori inaugura Cannes 2026

The Electric Kiss di Salvadori inaugura Cannes 2026

Il Festival di Cannes 2026 sarà inaugurato questa sera da Pierre Salvadori con il suo nuovo film The Electric Kiss, una tragicommedia romantica ambientata nella Parigi degli anni Venti che unisce arte, spiritualismo e desiderio. Il regista francese, alla sua prima presenza nella selezione ufficiale dopo oltre trent’anni di carriera, descrive questo momento come un’esperienza sospesa tra entusiasmo e paura.

Salvadori racconta di non aver mai immaginato il film come un’opera “da competizione”. Secondo lui, titoli del passato come Gli apprendistiIn the Courtyard o The Trouble With You avrebbero avuto una natura più adatta alla corsa per la Palma d’Oro. The Electric Kiss, invece, nasce come un omaggio al cinema e al piacere della narrazione: “È un film da festa, da celebrazione”, spiega il regista, che definisce la proiezione di apertura al Grand Théâtre Lumière come un regalo inatteso.

The Electric Kiss

Cosa sappiamo della trama

Ambientato nella Parigi delle Années Folles, il film segue Suzanne, interpretata da Anaïs Demoustier, una giovane squattrinata che lavora in un’attrazione itinerante chiamata “Venere Elettrificata”. Fingendosi una medium capace di comunicare con l’aldilà, la ragazza convince il pittore Antoine, interpretato da Pio Marmaï, di poterlo mettere in contatto con la moglie defunta. Nel frattempo, però, tra i due nasce un sentimento autentico che complica l’inganno iniziale.

La scelta del 1928 come ambientazione non è casuale. In quegli anni lo spiritualismo viveva una straordinaria popolarità tra Europa e Stati Uniti. Sedute spiritiche, medium e fascinazione per l’aldilà erano considerati fenomeni moderni e affascinanti, tanto che persino Thomas Edison sperimentò dispositivi pensati per comunicare con i morti.

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La gestazione di The Electric Kiss

L’idea del film nasce da un curioso episodio legato alla regista Rebecca Zlotowski. Durante le riprese di Planetarium del 2016, Salvadori interpretava un regista e improvvisava scene sul set. Per aiutarlo, Zlotowski gli raccontò la trama immaginaria del film che il suo personaggio stava dirigendo: la storia di una falsa sensitiva che si innamora dell’uomo che sta truffando. Quel soggetto rimase impresso nella mente di Salvadori fino a trasformarsi, anni dopo, in The Electric Kiss.

Il regista francese rivendica inoltre il suo amore per il cinema classico hollywoodiano e per autori come Ernst LubitschHoward Hawks e Raoul Walsh, registi capaci di coniugare stile, genere e messa in scena. Per lui il cinema non deve trasmettere messaggi espliciti, ma lasciare emergere i temi attraverso i conflitti e le relazioni tra i personaggi.

Con The Electric Kiss, Salvadori firma così un’opera sospesa tra malinconia e leggerezza, capace di intrecciare romanticismo, ironia e riflessione sul potere delle illusioni.

Federico Ferrara
Federico Ferrara
Vivo immerso nel cinema e nei libri da quando sono piccolo, al punto da aver sviluppato una passione per la critica e per il giornalismo culturale. In un film guardo particolarmente la fotografia, la sceneggiatura e i movimenti dei personaggi per capire fino in fondo la narrazione e come orienta il nostro sguardo.

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