Al Festival del Cinema di Venezia di quest’anno è stato presentato in anteprima il nuovo film di Andrea Pallaoro, The Echo Chamber (2026). C’era tanto attesa per la pellicola, non solo per il cast che sicuramente attira anche un pubblico più casual italiano, ma anche per la natura stessa del progetto. Di fatto si tratta di un film che è stato pensato diverso tempo fa da un autore tra i più grandi della storia del cinema italiano.
Bernardo Bertolucci, prima di venire a mancare nell’ormai lontano 2018, stilò un soggetto molto interessante… che purtroppo non vide mai la produzione. Almeno fino a quest’anno. Quest’eredità è passata ad Andrea Pallaoro, un regista e sceneggiatore che in precedenza ha lavorato a Medeas (2013), Hannah (2017) e Monica (2022). Il regista ha deciso di lavorare su quel soggetto perduto di Bertolucci e di confezionare un film che gli potesse rendere omaggio.
A Venezia la critica si è veramente spaccata in due, tra chi l’ha trovato noioso e un film pretenzioso e chi invece lo ha apprezzato nonostante i limiti. I limiti ovviamente ricoprono il fatto che è un film quasi interamente ambientato in una stanza e la regia non è di certo quella del maestro Bertolucci. Ma si vede che non voleva essere nelle intenzioni un film alla Ultimo Tango a Parigi, Novecento o L’Ultimo Imperatore. Nelle atmosfere e nelle intenzioni, vuole essere una pellicola molto vicina a The Dreamers con Eva Green. Vediamo se Pallaoro ci è riuscito.

The Echo Chamber – Trama
Leo (Luca Marinelli) è un producer musicale dipendente dagli antidolorifici che finisce in ospedale per via di un’overdose improvvisa. La sua ragazza, Anne (Alicia Vikander), ha chiamato l’ambulanza per venirlo a prendere. Da allora passa del tempo e Leo non vuole assolutamente parlare con Anne. La evita in più modi e pian piano ricomincia a lavorare al progetto a cui stava lavorando ultimamente. Un album celebrativo per Ava (Susan Sarandon), una famosa cantante.
Ava fuma eccessivamente e non ama molto la sua voce colpita e invecchiata dall’età che avanza. Leo crede molto in questo progetto e Ava crede molto in lui. Soprattutto ora che si sta ripulendo dalle dipendenze. Prima dell’overdose era perennemente distratto e per nulla lucido. Nel frattempo in casa sua accadono cose bizzarre, perché da quando è finito in ospedale, Anne ha l’abitudine di intrufolarsi in casa e sistemare il disordine. Anne cerca di aiutarlo il più possibile nonostante venga tenuta a distanza.
Nel frattempo la narrazione è spesso alternata da dei flashback in cui si scopre il passato e l’inizio della loro relazione. Anne era l’infermiera che curava Leo privatamente a casa. Leo soffre di un dolore alla schiena incessante e Anne pare riuscire ad aiutarlo all’inizio. Così tanto che i due iniziano a legarsi sentimentalmente, ma Leo ha fatica a lasciarsi andare completamente con chiunque. Il producer, pian piano che migliora, riesce a ritornare in carreggiata e a migliorare il lavoro sull’album di Ava, anche grazie ai ricordi della relazione con Anne che stava diventando tossica.

The Echo Chamber – Cast
Luca Marinelli è sempre più una star internazionale. L’attore, che inizialmente abbiamo cominciato ad amare per Non Essere Cattivo e Lo Chiamavano Jeeg Robot, negli ultimi anni ha lavorato con tante personalità molto interessanti di Hollywood e non. Per Netflix ha preso parte al film action The Old Guard, ha collaborato con Kojima per il celebre videogioco Death Stranding 2… e ha ridato vita al dittatore Benito Mussolini nella meravigliosa serie M Il Figlio del Secolo.
Alicia Vikander negli ultimi anni ha fatto parlare meno di sé, ma nel suo periodo di lancio ha preso parte a svariati progetti interessanti. Qui fa un ottimo lavoro, ma c’era d’aspettarselo. Parliamo pur sempre di un’attrice Premio Oscar per The Danish Girl e della splendida e inquietante androide in Ex Machina. Sul set di La Luce Sugli Oceani conobbe suo marito Michael Fassbender con la quale dovrebbe riapparire in scena quest’anno nell’atteso Hope di Na Hong-Jin.
Susan Sarandon è una leggenda del cinema e magari negli ultimi anni non ha fatto parlare molto di sé, come la Vikander, ma parliamo veramente di un’attrice che ha scritto la storia del cinema. Certo, il grande pubblico potrebbe ricordarsi della pellicola cult Thelma & Louise, ma non c’è da dimenticare lo splendido lavoro in Dead Man Walking… e soprattutto dopo la recente morte di Tim Curry, va ricordata anche per la partecipazione nel cult d’eccellenza Rocky Horror Picture Show.

The Echo Chamber – Recensione
The Echo Chamber urla Bertolucci da tutti i pori. Man mano che il film va avanti viene sempre più in mente allo spettatore che questa è chiaramente una pellicola che avrebbe voluto fare il maestro. Ma è un film perfetto? Certo che no, neanche lontanamente. Soffre una lentezza, ovviamente ricercata, ma difficile da accettare all’inizio. Soprattutto perché almeno nel primo quarto d’ora non si fa altro che mostrare semplice quotidianità in una maniera non così elegante. Poi la musica cambia.
Pallaoro, dopo quell’inizio che zoppica, pian piano riprende le redini e pare anche cambiare modo di girare, fotografia, calorosità… è quasi un mistero del perché di quell’inizio. Forse pensando meglio quei primi minuti poteva venir fuori un lavoro migliore. Detto questo poi si parla di una pellicola con ottime interpretazioni. Marinelli e Vikander hanno un’ottima chimica e il film si concentra molto sull’assenza-presenza che vige nella coppia. Una coppia tossica all’inizio che pian piano ottiene una quadra, che non ci si aspetta all’inizio sicuramente.
C’è molto calore in questa storia che parla di incomunicabilità, di assenza d’intimità e di dolore. A primo impatto può sembrare un film romantico abbastanza standard, soprattutto a un chiaro punto. Eppure nella fase finale ecco che il cinismo arriva e un discorso fatto tra la Sarandon e Marinelli diventa la chiave per comprendere il film. Non si può scappare dal dolore, ma l’artista riesce a conviverci e a saperlo usare. Un discorso che può spiazzare chi si aspettava altro.

Conclusioni
Rimarrà sempre il rammarico di non aver potuto vedere un ultimo film di Bertolucci tratto da questo soggetto, ma Pallaoro mette su un ottimo cast per trattare il soggetto del maestro. Un film di Bertolucci con Marinelli protagonista sarebbe il sogno di ogni cinefilo. Il film soffre di una lentezza ricercata che potrebbe allontanare lo spettatore e un inizio che fatica a ingranare. Ma sotto questo si nasconde una pellicola che andrebbe analizzata più a fondo.
Superficialmente può lasciare spiazzati, ma il messaggio che vuole lanciare il film non è affatto banale e in un cinema sempre più pudico e freddo, guardare al passato, a Bertolucci, non è affatto una cattiva idea. L’eros è un elemento fondamentale nel film, mai troppo volgare o casuale. Pallaoro non è di certo un autore incredibile e una delle nuove voci da tenere sott’occhio, ma non per questo il film è da buttare nella sua interezza.
Luca Marinelli e Alicia Vikander hanno un’ottima chimica e il personaggio di Susan Sarandon è il vero cuore del film. Una pellicola dall’impianto teatrale che ricorda le atmosfere malinconiche di The Dreamers mischiato a un’incomunicabilità onnipresente oggi giorno. La paura del contatto è al centro di questo film che è l’eredità di un vero maestro del cinema. Con lui sarebbe venuto un capolavoro? Non lo possiamo sapere. Ma si tratta di un lungometraggio interessante, che si merita uno sguardo non superficiale.

