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Supersex – Una serie che ha il compito di educare

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Supersex è la nuova grande sfida che Netflix proverà a battere. Il prossimo 6 marzo la compagine capitanata da Alessandro Borghi (interprete del tanto adorato Rocco Siffredi) dirà la sua su un argomento talvolta taboo e che suscita ancora pareri discordi.

Il personaggio al centro del progetto (il porno attore, non Borghi) ha sempre avuta un’aura diciamo ingombrante, per significare il fatto che la tematica che si porta appresso è decisamente divisiva. Specie in Italia che è un paese dove ancora la sessualità viene legata a discorsi sociali, di genere e quant’altro. C’è bisogno di qualcuno (Siffredi) o qualcosa (Supersex) che capovolga quanto detto per far capire quanto vivere il proprio corpo debba essere slegato da dinamiche di possessività sociale.

In tanti definiscono già Supersex un contenuto validissimo (addirittura sarebbe stupenda a detta di molti). Ma la vera sfida di cui si parla tanto non è chiaramente legata all’intento ludico, bensì a quanto dovrà fare sul versante educativo.

Altre serie tv hanno cercato di interessarsi all’argomento. Prima su tutte Sex Education che ha sdoganato di fatto la narrazione della dimensione sessuale su una piattaforma pubblica. Ha normalizzato alcuni istinti e sbloccato una visione più d’insieme su certi tipi di sentimenti.

La parole chiave in tal senso è proprio normalizzare. Supersex dovrà normalizzare diverse questioni: il mercato del porno, il provare interesse per una dimensione più fisica e non solo emotiva in fatto d’amore. Oltretutto nell’epoca di oggi dove Only Fans e altre situazioni simili la fanno da padrone, la serie può davvero offrire uno spaccato su cosa voglia dire essere destinati a condividere il proprio corpo con il pubblico.

Ci vuole arte, mestiere e un senso del pudore che trascende l’umana concezione. Rocco Siffredi ne ha sempre parlato come di qualcosa di naturale. Pertanto Supersex cercherà di rendere tale il discorso intorno alla sessualità commercialmente espressa. Proverà a sciogliere dubbi e a sgretolare stereotipi.

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Federico Favale
Federico Favale
Anche da piccolo non andavo mai a letto presto. Troppi film a tenermi sveglio. Più guardavo più dicevo a me stesso: "ok, la vita non è un film ma se non guardassi film non capirei nulla della vita".

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