Supergirl ha fatto registrare uno dei passaggi più rapidi dalla sala al mercato digitale nella storia recente dei cinecomic DC. Con una finestra cinematografica di appena 32 giorni, il film diretto da Craig Gillespie occupa il terzo posto tra le uscite DC con il debutto più veloce in VOD.
Davanti a lui figurano soltanto Shazam! Furia degli Dei, arrivato in digitale appena 21 giorni dopo l’uscita nelle sale, e Joker: Folie à Deux. Completano la classifica Black Adam, The Flash, Aquaman e il Regno Perduto, Blue Beetle, The Batman e Birds of Prey. Quest’ultimo rappresenta però un caso particolare, poiché la distribuzione digitale venne anticipata dall’emergenza pandemica del 2020, pur mantenendo una finestra di 46 giorni.
Una finestra cinematografica così breve è spesso indice di risultati inferiori alle aspettative al botteghino, e Supergirl sembra confermare questa tendenza. Secondo le indiscrezioni, il film sarebbe costato circa 170 milioni di dollari, ai quali si aggiungerebbero altri 120 milioni destinati alla promozione. A fronte di questo investimento, gli incassi mondiali si sarebbero fermati a poco più di 124 milioni di dollari, trasformando Supergirl in uno dei maggiori insuccessi commerciali della DC degli ultimi anni.
Supergirl chiude al boxoffice con un flop e i DC Studios guardano avanti
Il deludente risultato di Supergirl arriva in una fase importante per i DC Studios, con James Gunn impegnato a costruire il nuovo DC Universe. Nonostante l’accoglienza critica sia stata nel complesso positiva, diversi osservatori ritengono che puntare su Supergirl subito dopo il successo di Superman non sia stata la scelta più efficace. Più che la qualità del film, ad aver pesato sarebbe stata la difficoltà di coinvolgere il grande pubblico con un’eroina ancora lontana dalla popolarità di Batman o Superman.
A differenza del Marvel Cinematic Universe, caratterizzato da un’identità narrativa piuttosto uniforme, il nuovo universo DC sembra voler puntare su produzioni molto diverse tra loro. Da una parte ci sono opere più cupe come The Batman e Clayface, dall’altra film dal tono più luminoso come Superman o produzioni irriverenti come Peacemaker. Una strategia che potrebbe rivelarsi un punto di forza nel lungo periodo, ma che rischia anche di rendere più difficile la percezione del DCU come un universo davvero coeso agli occhi del grande pubblico.

