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Succession 4: cala il sipario sulla famiglia Roy

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In una realtà televisiva sempre più varia, dove draghi, demogorgoni, witcher e altre creature fantastiche sembrano ormai essere gli unici elementi di intrattenimento capaci di attirare milioni di telespettatori, la serie Succession ci ricorda quanto la semplice realtà sia più perfida e insidiosa di qualsiasi altro mondo mai partorito dalle menti di intellettuali e scrittori maledetti.

Le azioni bancarie e le quote societarie annebbiano la vista più di qualsiasi forziere dorato, i CEO delle grandi società sono affamati più dei lupi famelici delle fiabe, tutto questo dentro le mura di grandi palazzi in vetro, che riflettono un mondo dove il fine giustifica sempre i mezzi e le persone sono ormai pedine del Monopoly il cui unico scopo è quello di comprare, comprare, comprare, anche se questo porta alla completa distruzione dell’uomo stesso e di chi gli sta intorno, familiari compresi.

Con il 2023 si conclude la serie televisiva Succession. Lo show della HBO, ideato da Jesse Armstrong e prodotta da Will Ferrell e Adam McKay, dopo cinque anni di escalation e di numerose vittorie ai Golden Globe ed Emmy Awards pone la parola fine sui titoli di coda dell’ultimo episodio di questa quarta stagione.

Succession, trama

Dopo numerosi tradimenti, riappacificazioni e nuovi tradimenti, Logan Roy (Brian Cox) è ormai in guerra con tre dei suoi figli: Kendall (Jeremy Strong), Roman (Kieran Culkin) e Shiv (Sarah Snook). La guerra per l’impero dell’informazione Waystar Royco ha ormai cancellato ogni rapporto familiare, e le unioni formatasi traballano come su un filo teso e sottile. Ormai la guerra è inevitabile, e le sorti di un impero costruito dal nulla, per il nulla potrebbe trovare la propria fine.

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Logan Roy

Soldi e potere, re e principi caduti

All’interno di un contesto multimiliardario, dove i soldi hanno ormai contaminato qualsiasi residuo di umiltà e amore per il prossimo, il potere è ormai diventato l’unica ragione di vita di un anziano uomo e di tre dei suoi figli. Jesse Armstrong ha così portato in scena un dramma shakespeariano ambientato nei nostri giorni, un Re Lear anni duemila, che in questa quarta ed ultima stagione sprigiona tutta la sua potenza.

La guerra per i vertici aziendali, fulcro centrale di tutto il racconto, mostra in questi ultimi dieci episodi i veri volti dei protagonisti. Kendall, inizialmente apparso come il vero erede al trono dell’informazione americana, mostra tutta la sua debolezza e inadeguatezza a ricoprire il ruolo da lui tanto agognato. Pianti, isterismi e continui cambi di rotta non si addicono certo ad un sovrano. Il quartogenito Roman, fin dal primo episodio visibilmente inadatto al trono dei Roy, finisce nel perdere interesse al ruolo di CEO della Waystar Royco, egli è più un solitario navigante che si è trovato nella tempesta, ma che in fondo desiderava soltanto la quiete.

Vi è infine Shiv, la più furba e scaltra del trio, su cui nessuno avrebbe mai puntato una lira, e che invece è riuscita ad arrivare in fondo alla corsa. Abbastanza al difuori da tutto il primogenito Connor (Alan Ruck), da sempre disinteressato alle questioni di famiglia. Una scelta saggia, che forse lo pone come il vero vincitore della storia, il che dice tutto sui Roy.

Cosa dire poi su Logan, il vero sovrano del regno da lui costruito, un uomo dall’animo abbstanza nero, un padre freddo e poco amorevole, che non vede eredi degni del suo nome. Il finale gli da però ragione, mostrandolo come un imprenditore spietato ma lungimirante.

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Kendall, Shiv e Roman

Un cast da paura

Un cast eccezionale, come da tempo non lo si vedeva nel panorama televisivo. Brian Cox e figli sono solo i tenori di punta di un coro che segue armoniosamente le voci principali. Matthew Macfadyen nel ruolo di Tom, Nicholas Braun in quello di Greg sono, così come tutti i loro colleghi, non solo perfetti sotto il punto di vista della loro scrittura, ma essi sono anche impeccabili a livello interpretativo. Una squadra perfetta, fatta di talenti in erba che qui trovano la loro consacrazione, accompagnati da vecchi mestieranti, il cui status si è ora elevato ancor di più, guidati infine da attori con una carriera pluridecennale.

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Tom e Greg

In conclusione

La quarta stagione di Succession, così come tutta la serie, è praticamente esente da difetti. Una sceneggiatura di ferro, degli interpreti eccezionali che portano in scena dei personaggi con cui spesso si fa fatica ad empatizzare, ma che in modo sublime ritraggono una realtà malata, corrotta dai soldi e dal potere.

Con gli anni a venire ricorderemo in maniera nostalgica le steccate di Logan Roy, i battibecchi spesso stupidi e infantili di Tom e Greg, e la lotta fratricida per aggiudicarsi la corona dell’azienda di famiglia. Sarà davvero difficile dimenticare questa serie, e altrettanto dura sarà replicarla. Dopo Better Call Saul, è arrivato il tempo di salutare anche Succession, due serie che hanno sicuramente alzato vertiginosamente l’asticella degli show drammatici. Per chi si fosse perso le quattro stagioni della serie Succession, questa è disponibile nella sua interezza su Sky Atlantic e in streaming su Now Tv.

PANORAMICA

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

L'addio di una serie drammatica titanica, tra le migliori degli ultimi anni. Succession lascerà un grande vuoto nel mondo della televisione.
Davide Secchi T.
Davide Secchi T.
Cresciuto a pane e cinema, il mio amore per la settima arte è negli anni diventato sempre più grande e oltre a donarmi grandissime emozioni mi ha accompagnato nella mia maturazione personale. Orson Welles, Ingmar Bergman, Akira Kurosawa e Federico Fellini sono gli autori che mi hanno avvicinato a questo mondo meraviglioso.

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