Strange Days (1995) è un film diretto da Kathryn Bigelow e scritto dalla regista insieme a James Cameron e Jay Cocks.
Si tratta di una pellicola cyberpunk con un’ambientazione apocalittica di fine secolo che anticipa il lato più oscuro della realtà virtuale e della tecnologia che crea dipendenza. Il cast comprende star del calibro di Ralph Fiennes, Angela Basset, Juliette Lewis, Tom Sizermore e Vincent D’Onofrio.
Strange Days è noto anche per la sua innovativa regia in soggettiva, anticipando l’uso immersivo del POV (“punto di vista”) che sarebbe poi diventato comune nei videogiochi e in altri media interattivi.

Strange Days – Trama
L’anno è il 1999 e l’arrivo del nuovo millennio è imminente. La città di Los Angeles è sporca e violenta e la popolazione è in subbuglio. Le tensioni sociali crescono e minacciano di esplodere da un momento all’altro, mentre la polizia cerca di mantenere il controllo ricorrendo a metodi sempre più violenti. È un periodo caotico per tutti ma soprattuto per Lenny Nero (Ralph Fiennes), un ex poliziotto che ora si guadagna da vivere vendendo piccoli dischi contenenti esperienze vissute da altre persone. Quella che vende è una tecnologia illegale tramite un dispositivo virtuale chiamato SQUID, grazie al quale chiunque può rivivere dei momenti della propria o altrui vita, non limitandosi a guardarli ma percependone ogni sensazione e stimolo.
Tutto cambia quando lo stupro e l’omicidio di Iris (Brigitte Bako), amica di Lenny e venditrice di queste esperienze, vengono registrati dall’assassino stesso e consegnati su disco proprio nelle mani dell’ex poliziotto. Ad accompagnare questo omicidio, ne sopraggiunge un altro: Jeriko One (Glenn Plummer), una personalità emblema della comunità nera, viene assassinato.
Insieme alla sua amica Mace (Angela Bassett), Lenny avvia un’indagine per scoprire la verità, ben consapevole dei pericoli che incombono anche su di lui.

Strange Days – Recensione
Il film si apre con un’esperienza sensoriale. La prima scena, un piano sequenza in soggettiva, è incentrata sulla realtà virtuale. Lo SQUID (Dispositivo Superconduttore a Interferenza Quantistica) è introdotto immediatamente, dando l’impressione che la tecnologia sia il motore della struttura filmica. Molti clienti usano lo SQUID per vivere esperienze estreme e di piacere sessuale. Infatti, lo spettatore che sia diegetico o extradiegetico, si trova immerso in un’esperienza estrema, vivendo fisicamente l’azione.
La sensazione data dallo Squid di “friggere il cervello” può risultare intensa e piacevole, ma diventa rapidamente una dipendenza. Consumare costantemente tanto le memorie altrui quanto quelle personali, finisce per alterare il senso di identità dell’utilizzatore. Il film mette in discussione il nostro desiderio di sensazioni facili e l’abitudine all’evasione, mostrando come questo possa assuefarci. L’abuso ci trasforma in cittadini intorpiditi, incapaci di reagire mentre camminiamo accanto alla decadenza e alla violenza quotidiana.
Ma le sequenze SQUID non si limitano solo ad offrire questa visione postmoderna.

Mace: una guida morale nel noir futuristico
Il film non abbandona la dimensione narrativa. Si sviluppano nella trama temi sempre attuali come il razzismo e le questioni di genere. Con l’emergere di Mace — donna afroamericana — come protagonista implicita, Strange Days si posiziona come un noir, dal tono politico, centrato sulla scoperta della verità: chi ha ucciso Jeriko e Iris? Qual è la vera natura dei rapporti tra i personaggi?
Le sequenze SQUID dunque sono uno strumento per raccontare una storia. Non servono soltanto a registrare esperienze estreme di sesso e violenza, ma anche ricordi personali e nostalgici, come i momenti felici tra Lenny e Faith (Michelle Lewis). Il percorso narrativo coincide così con la maturazione del protagonista maschile, che passa dall’ossessione per Faith a un rapporto più sano con Mace, abbandonando l’illegalità e il mondo immaginario dello SQUID. In questo senso, la funzione di Mace come guida morale non solo illumina le scelte degli altri personaggi, ma influenza direttamente la trasformazione di Lenny, costringendolo a confrontarsi con la realtà delle violenze e con i propri sentimenti.

Le scene dominate da Mace adottano un linguaggio più classico e leggibile, basato su dialoghi, campo/controcampo e chiarezza spaziale. Mace emerge come guida morale e narrativa del film. Il suo sguardo assume molteplici funzioni: conoscitiva nelle scene d’azione, critica nei confronti dello SQUID e affettiva nei momenti intimi con Lenny.
L’unico flashback raccontato nel film appartiene alla donna e riguarda il primo incontro tra lei e Lenny: è un momento centrale. Diversamente dalle registrazioni SQUID, fisse e impersonali, il ricordo è filtrato dal presente e carico di emozione soggettiva. I colori caldi e il movimento più lento della macchina da presa conferiscono autenticità all’esperienza mnemonica, opponendola alla freddezza tecnologica delle immagini registrate.
Conclusione
In definitiva, Strange Days utilizza la tecnologia non per celebrare l’esperienza dell’intensità sensoriale, ma per muovere una critica. Kathryn Bigelow dà una grande prova delle sue capacità registiche, lavorando in modo consapevole e creativo. La sua visione drastica riguardo il nuovo millennio è affascinante e lungimirante e non rinuncia ad un finale appagante. Le questioni di razza e genere si sviluppano lungo la trama, diventando centrali e costruendo inevitabilemente un ponte con i nostri giorni.
Le interpretazioni sono determinanti ai fini della credibilità: Ralph Fiennes e Angela Bassett, già noti al pubblico per numerose interpretazioni, confermano la loro doti interpretative anche in un film pieno di azione e allo stesso tempo emozione (seppur contrastanti).

