Che cos’ è un soldato? Cosa un confine? Che cos’è una guerra? Teatrale, spiazzante, eterogeneo, un lavoro che trasforma la riflessione sulla guerra in visione artistica così appare Straight Circle esordio fulminante del regista Oscar Hudson, che scrive e dirige il suo primo lungometraggio e a buona ragione vince la Settimana della Critica alla 82.Mostra del Cinema di Venezia dove concorreva.
Si tratta di un film iperbolico, un incubo disorientante, come da più definito, che parte come commedia dark e scivola nel dramma assurdo e parossistico, ricordandoci la metamorfosi degli uomini, la loro barbarie, la loro capacità di pensare, in senso distruttivo e autodistruttivo, il limite e la responsabilità dei singoli passi compiuti e delle rispettive volontà.
Straight Circle – Trama
Due paesi limitrofi dichiarano la fine delle ostilità. Il loro confine è una spianata desertica con una bandiera, una recinzione ed un alloggio spartano. Vi si ritrovano due soldati (Elliott Tittensor e Luke Tittensor), o meglio un soldato ed un civile volontario. Loro compito è salvaguardare la linea di confine, che di fatto è una linea in mezzo alla sabbia, nel cuore del nulla.

In questa coabitazione forzata i due protagonisti scopriranno innanzitutto le proprie differenze, chi crede nella forza e chi no, e ben presto si ritroveranno con coordinate geografiche cambiate. Ciò influenzerà anche le loro coordinate identitarie ed esistenziali. Qual è la parte da difendere? Quale parte è patria e quale parte no? Chi è chi, alla fin fine?
Straight Circle – Recensione
Dramma surreale, fisico ed immaginifico, geometrico monito per i bui comportamenti odierni, Straight Circle dimostra impegno, coraggio ed un amore inventivo verso il mezzo teatrale e cinematografico. Crudo, essenziale, sorprendente nel raffigurare la situazione limite di un soldato e del suo opposto, il doppio di cui tutti hanno bisogno per evolvere e trasformarsi, due coscienze diametrali per due corpi fondamentalmente fratelli (gli stessi attori interpreti sono fratelli realmente nella vita).
Split-screen, inquadrature rovesciate, squarci ambientali al limite dell’intoccato, in una storia-apologo che punta sull’approfondimento, l’investimento, la stratificazione della situazione-limite e del trauma psicologico, per scavalcare il possibile e figurarci il non detto ma successo che si sviluppa nei corpi e nelle menti di ogni reduce.

Spazio d’azione beckettiano a stilizzare l’ottusità della violenza bellica
Colori accesi saturano e contrastano uno spazio d’azione beckettiano che grida all’evento da ogni parte e rende lampante i danni della violenza, della meccanica bellica, dell’ottusità ideologica e propagandistica sugli spazi fisici e mentali degli uomini che ad essa devono o decidono di soccombere.
Straight Circle sfida la semplicità da etude dello script iniziale e porta la sua premessa alle estreme conseguenze, varca le soglie della credulità, destabilizza ed inquieta, giocando con lo specchio dell’altra persona, lo scambio di identità, la tortura esistenziale tramite quella fisica, lo spirito kamikaze dell’ultimo dei survivor, il bestiale oltre il bestiale.
Un regno da videogioco obsoleto, una cartolina dimenticata di quelle che non si possono più vedere ma esistono e riducono tutto ad un unicum, una semplicità approssimativa e ghiacciante, che inchioda alle proprie colpe la stirpe umana sragionante di tutte le epoche, intenta a traccia perimetri invece di instaurare nessi.

Straight Circle – Cast
Materici, camaleontici e plastici i due interpreti, che si fatica a credere fratelli, data la diversità fisica, oltre che, da copione, caratteriale, con cui si presentano sullo schermo. Sono due anime della stessa tremenda medaglia, due voci dell’identico spirito cieco e schiavo che li manipola come un demiurgo non-sense, due still-alive-post-war che non sanno come far finire la guerra nelle rispettive teste.
Costumi sgargianti, per un palcoscenico desertificante, senza ragione, che si oppone stolido con il suo niente al niente che le due marionette soldato difendono, senza più sapere come, dove e perchè.
Dall’Ucraina alla Palestina, dall’Iran al Venezuela, troppi i rimandi concreti alle storture belliche oggi in atto, laddove la diplomazia ha dismesso i propri panni e le armi hanno ripreso a farsi valere.

Straight Circle dimostra che ciò che nasce dalla violenza alla violenza fa ritorno, pagando uno scotto, sempre e comunque, che la violenza non è logica, mai, e scortica l’animo e il corpo umano senza il permesso di chi li detiene, che ancora sempre la violenza non è mai controllabile, mai benigna, e deve essere estirpata, con le buone o con le cattive, prima che sia lei ad estirpare te.
E ciò poichè se vogliamo ascoltare una parafrasi dell’Amleto, l’eroe bardo con la guerra in testa per eccellenza, da ciò che non è bene, non può venire bene.

