Spiderman 2 di Sam Raimi (La Casa, Drag Me To Hell) usciva nelle sale nel 2004. Non era ancora nato l’MCU e i film supereroistici non dominavano il boxoffice. C’erano delle pellicole però – dirette molto spesso da grandi autori che interiorizzavano il materiale d’origine – che popolavano i cinema durante quegli anni e che gettavano le basi per tutto ciò che sarebbe venuto dopo. Pensiamo all’Hulk di Ang Lee del 2003, che catapultava il mostro verde in una seduta psicanalitica alla ricerca del rapporto conflittuale, mai risolto, col padre.
Pensiamo al Batman Begins di Christopher Nolan del 2005, che indagava l’uomo pipistrello per la prima volta in una veste realistica, da neo-noir. Si pensi anche all’X-Men di Bryan Singer del 2000; che proponeva (assieme al sequel) una profonda riflessione etica sul razzismo e sulle esigenze delle minoranze. In questo contesto si inseriva lo Spiderman di Sam Raimi del 2002. Un profondo tradimento, per molti, del “vero spirito” della controparte cartacea; ma che in realtà intercettava temi universali, rileggendo la figura di Peter Parker (prima di quella di Spiderman) in una chiave personale e pulsionale. Il suo seguito (uno dei migliori seguiti di cinecomics mai fatti) è un ulteriore tassello sia della filmografia del regista, sia dell’epopea dell’eroe.

Spiderman 2 – Trama
Il finale del primo capitolo lasciava un Peter Parker (Tobey Maguire) maturo, che aveva capito di non poter condividere il suo amore con Mary Jane Watson (Kirsten Dunst), perché l’avrebbe messa in pericolo. Questo secondo capitolo segue le vicende di Peter dopo qualche anno. Incapace di trovare un lavoro fisso, vive in un monolocale che però non riesce a mantenere. Mary Jane, che intanto ha iniziato una carriera da attrice di teatro, ha altre frequentazioni. Harry Osborn (James Franco), il miglior amico di Peter, odia Spiderman perché crede di che sia stato lui l’artefice della morte del padre Norman (Willem Dafoe).
È proprio Harry a presentare a Peter – che tra i tanti impegni va anche all’università – il genio della fisica Otto Octavius (Alfred Molina), che grazie ai finanziamenti della Oscorp (l’azienda di Harry) costruisce un macchinario per la fusione nucleare e quattro braccia meccaniche per controllarlo. L’esperimento con la fusione fallisce, le quattro braccia meccaniche – collegate al sistema neurale di Otto – prendono il controllo dello scienziato, e toccherà a Spiderman affrontare la nuova minaccia. L’eroe però deve confrontarsi anche con se stesso: comincerà a perdere i poteri, il che lo porterà ad avere dubbi sul continuare ad avere un doppia identità.

Spiderman 2 – Recensione
Spiderman 2 è, innanzitutto, una profonda riflessione psicologica sull’eroe, pur mantenendo la grande anima di blockbuster che gli ha permesso di incassare quasi 800 milioni di dollari a livello globale. Quest animo lo mantiene nelle gloriose scene action, come il primo incontro tra Spiderman e Doc Oc in banca e, soprattutto, la sequenza della metropolitana. “Hai un treno da prendere” dice Octavius a Spidy mentre sorride. Il successivo salvataggio rimane tutt’oggi una delle scene migliori di tutta la storia dei cinecomics. Una tensione in crescendo e, soprattutto, la New York che lo supporta e lo sorregge, incarnata nei volti spaventati e speranzosi dei passeggeri di quei vagoni.
Ma la pomposità delle scene e l’animo urban dell’eroe del Queens che tanto è mancato nelle pellicole con Holland protagonista hanno un sottotesto più profondo. Spiderman 2 indaga innanzitutto l’intimità del suo protagonista, in ogni sua sfaccettatura. Facendo un passo indietro e guardando al primo film si può capire subito l’impostazione teorica di Raimi. L’acquisizione da parte di Peter dei poteri coincide col momento di massimo avvicinamento alla donna che desidera da sempre, Mary Jane (il ragno lo morde quando le chiede di posare per delle fotografie). Da lì in poi acquisirà sempre più fiducia in se stesso: sembrerà più bello, si batterà con Flash (ragazzo di MJ) e uscirà dalla bolla in cui si era rinchiuso per timidezza e paura.
Lo stacco è “smisurato”, così come dice lo stesso Peter a zia May quando gli chiede dall’altra stanza “qualche cambiamento?“. La porta della camera nei giorni successivi rimarrà chiusa, perché Peter giocherà con le sue nuove pulsioni: quelle ragnatele organiche che tanto fecero storcere il naso ai puristi ma che rientravano perfettamente nell’impalcatura di Raimi. La storia di Spiderman diventa la storia di un ragazzo alle prese con la crescita, in ogni sua dimensione. Da quella pulsionale a quella umana. E su questo lato la parole di zio Ben, che riecheggiano ancora oggi in contesti extracinematografici, sono un monito: da grandi poteri derivano grandi responsabilità.

I dubbi dell’eroe
Spiderman 2 continua su questa scia. Il nucleo del film non è Doc Oc, ma è la perdita dei poteri. In una giovane età adulta dove il nostro Peter non riesce a far coincidere i tanti impegni della vita privata con quelli da eroe, dovendo sacrificare gli affetti a favore della cosa giusta; Spiderman ne risente. Le ragnatele smettono di uscirgli dal corpo. Il senso di ragno svanisce. La forza sovrumana lo abbandona e non riesce più ad arrampicarsi. Questa lettura più fisica e pulsionale della pellicola è confermata, per altro, dal titolo di uno dei brani della colonna sonora del film, composta da Danny Elfman. In corrispondenza delle prime avvisaglie di perdita dei poteri il brano in sottofondo è Spidus Interruptus. Il riferimento sembra evidente.
La perdita di poteri significherà, per Peter, abbandonare il costume. Lasciare che la criminalità scorra tra le strade di New York. Ma soprattutto tornare allo stato di prima. Quello stato in cui si sopravviveva nella propria bolla, senza le responsabilità della vita adulta. Peter, in Spiderman, aveva trovato l’aggancio alla maturità (fisica e mentale). Ma maturità significa inevitabilmente caos, frenesia; ma allo stesso tempo slancio per trovare una quadra. Spiderman 2 è il racconto di un ragno che si richiude in se stesso quando un bastone troppo più grande di lui lo colpisce.
Ma Peter sarà abbastanza forte da cambiare atteggiamento, riflettere sulla propria interiorità, sulle parole di zio Ben (che aveva tradito, mancando di assumersi le proprie responsabilità); e ritornare più forte di prima. È eloquente che, di nuovo, la figura chiave per i due passaggi cardine del film (la perdita di poteri e la riacquisizione) sia Mary Jane. Peter perde i poteri la sera in cui non riesce a raggiungerla a teatro e la vede col suo nuovo ragazzo: i limiti che si era autoimposto sono diventati castranti. Li riprende dopo averla baciata e con la paura di perderla, con Octavius che la rapisce.

Uno spartiacque per il genere
In questo sottotesto nemmeno tanto implicito si costruisce una pellicola profonda, stratificata, figlia di un autore con le sue ossessioni e il suo stile. Spiderman 2 è, innanzitutto, un film di Raimi, non un film di Spiderman. Il racconto approfondisce anche e soprattutto la psiche dell’antagonista, Doc Oc, che pian piano si sfalda. Le braccia meccaniche prendono il controllo della sua mente, trascinandolo in un’ossessione potenzialmente distruttiva per l’intera città. Ma la psiche indagata è anche quella di Harry Osborn, che non riesce a dimenticare il padre e a scrollarsi di dosso la sua pesante ombra.
Spiderman 2 è una pellicola che non disdegna nemmeno venature horror. Il primo, che manteneva ancora l’animo di cinefumetto più “sui generis”, offriva un villain capace di popolare gli incubi dei più piccoli. Il volto del Gobiln – lo straordinario Willem Dafoe – e la sua maschera (che tradiva anch’essa l’estetica da folletto della controparte cartecea) trovano buona compagnia nel tentacolare Octopus di Alfred Molina, che nella scena del suo risveglio in ospedale uccide (governato dai bracci meccanici) i dottori che stavano tentando di rianimarlo; in una sequenza tra le più inquietanti dell’intera saga.
Spiderman 2 è un film che ha definito e ridefinito un genere. Prima della svolta neo-noir del Batman di Nolan – che avrà emuli soprattutto in casa DC – la seconda avventura firmata Raimi fa ancora scuola. Per la scrittura dei protagonisti, dei villain, e per l’atmosfera, capace di unire animo da blockbuster a profonda indagine sull’intimità dell’eroe.

Spiderman 2 – Conclusioni
Spiderman 2 è la vetta della saga targata Raimi, ma è anche la vetta delle pellicole su Spiderman tout court. Una profonda riflessione su ciò che viene dopo la crescita (che invece era stata trattata dal primo capitolo). Un grande film sull’Uomo Ragno ma soprattutto un grande film su Peter Parker, che assume la centralità di grande protagonista davanti la maschera. Con le sue fragilità, le sue paure e le sue pulsioni represse da dover riattivare. Un film d’autore – come tanti cinecomics, fortunatamente.
