lunedì, 19 Aprile, 2021
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Sotto il sole di Riccione

Dopo Summertime sembra proprio che l’estate italiana marchio Netflix corrisponda alla riviera Romagnola, che anche in questo prodotto viene ritratta come meta glam e assolata, ambita dai giovani italiani. Scritto da Enrico Vanzina, Sotto il sole di Riccione ha un distinto sapore di commedia estiva anni ’80, in particolare sono state viste somiglianze con Sapore di mare, scritto dallo stesso Enrico e diretto dal fratello Carlo, ma il paragone può essere applicabile a tanti altri film dei Vanzina. Le battute, i dialoghi, gli intrecci: tutto vuole fare effetto nostalgia di appunto una tipologia di commedia ormai desueta e poco attuale, nonostante qualche guizzo di aggiornamento ai tempi.

Sotto il sole di Riccione, in pieno stile Vanzina, è un film corale che segue un protagonista solo nominale, l’aspirante musicista Ciro (Cristiano Caccamo), che si trova a Riccione per un contest che fallisce e si ritrova lì, sulla spiaggia, a trovare un lavoro come bagnino. Attorno a lui si dispiega una pletora di personaggi che durante il film diventano amici del cuore: lo sfigato Marco (Saul Nanni), innamorato da una vita di Guenda (Fotinì Peluso), instagram dipendente che lo snobba; Vincenzo (Lorenzo Zurzolo), ragazzo cieco che per una serie di non detti si innamora di Camilla (Ludovica Martino, nota per l’Eva di Skam Italia), senza sapere che lei è già fidanzata; la madre di Vincenzo Irene (Isabella Ferrari), che si innamora del buttafuori Lucio (Luca Ward); Gualtiero (Andrea Roncato), un vecchio sciupafemmine che dà pillole di saggezza per diventare dongiovanni a Marco; Emma (Claudia Tranchese), la migliore amica della fidanzata di Ciro, il quale finisce per non essere più sicuro dei suoi sentimenti.

I registi si firmano sotto lo pseudonimo di YouNuts, i cui nomi sono rispettivamente Niccolò Celaia e Antonio Usbergo, e fino ad ora hanno lavorato come videomaker per videoclip di vari artisti italiani, tra cui appunto, i TheGiornalisti, per cui hanno diretto il video del singolo da cui è tratto il titolo del film. E infatti la canzone si sente praticamente per intera due volte all’interno del film, nei titoli di testa e nel concerto finale in cui Tommaso Paradiso, il front-man dei TheGiornalisti, canta questa canzone e Fine dell’Estate, canzone in tema con la fine del film. Dal punto di vista dei registi quindi si può vedere il film come un’operazione a tavolino, a target giovani che conoscono i TheGiornalisti, che conoscono Riccione e che aspirano all’estate. Gli stessi registi hanno però dichiarato che il loro punto di riferimento è appunto Sapore di mare, e la linea data dallo sceneggiatore è chiaramente in stile Vanzina.

Sotto il Sole di Riccione si compone quindi di queste due anime, che purtroppo, non si mescolano benissimo: una forma giovane, un target adolescenziale, una fotografia che cerca di rendere la Riviera più glam e suggestiva di quello che in effetti è, affiancate a una sostanza francamente vecchia, fatta di dialoghi al limite con il becero, con battute come “Quella lì è una carbonara senza panna, perché si sa, non si fa la carbonara con la panna”. L’intenzione della sceneggiatura sembra ironizzare sugli stessi adolescenti a cui il film si riferisce, ma in realtà si rivela in fretta incapace di capirli. Inoltre, la moralina sentimentale del film, per quanto non ci si aspetti niente di originale da un film scacciapensieri come questo, è da un lato scontata (bisogna essere coraggiosi in amore) dall’altra ritrita e problematica.

Tutti gli uomini della storia finiscono con il proprio oggetto del desiderio, pur trattando male o mentendo alle ragazze in questione: Marco non si pone neanche il problema di essere stato rifiutato; Vincenzo è il primo che ha tralasciato una informazione importantissima su sé stesso e comunque la cattiva diventa Camilla perché non gli ha detto di essere fidanzata; Ciro, per quanto tendenzialmente poco tossico, comunque tradisce la morosa; Gualtiero passa metà del film a parlare inopportunamente di tutte le donne che vede, ma gli è concesso perché sono solo battute e cambierà una volta riunito con il vero amore. Insomma, forma al passo con i tempi, contenuti proprio no, se non per la presenza di un personaggio con disabilità, che va qui a riempire quel buco di inclusività lasciato scoperto dalla mancanza di personaggi LGBT, ormai (giustamente) inclusi in tanti prodotti, specialmente a marchio Netflix.

Voto Autore [usr 1,5]

Marianna Cortese
Attualmente laureanda in Lettere Moderne, ho sempre avuto un appetito eclettico nei confronti del cinema, fin da quando da bambina divoravo il Dizionario del Mereghetti. Da allora ho voluto combinare cinema e scrittura nei modi più diversi e ho trangugiato di tutto: da Kim Ki-Duk a Noah Baumbach, da Pedro Almodovar a Alberto Lattuada. E non sono ancora sazia.

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