HomeI Fantastici 5Slasher: 5 titoli imprescindibili

Slasher: 5 titoli imprescindibili

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Con l’uscita di MaXXXine si chiude la trilogia slasher firmata da Ti West. Un trittico di tre film che ha riacceso l’interesse per lo slasher, un genere dai gloriosi fasti che però da qualche tempo ha perso molto del suo smalto. Le origini di questa corrente horror dai tratti intuibili già dal nome (dall’inglese to slash, “ferire profondamente con un’arma affilata”) sono da ricercarsi nei primi anni ’60 con capolavori come L’occhio che uccide e Psyco, veri e propri precursori e basi d’appoggio per le opere future. E’ però con gli anni ’70 e fino alla prima metà degli anni ’80 che lo slasher prende forma e trova il momento più rigoglioso della sua storia (Golden Age).

Grazie alla maestria di autori come Mario Bava, Tobe Hooper, Wes Craven e John Carpenter, capaci di trasformare in oro delle semplici sceneggiature e budget più che risicati, lo slasher si impone nei drive in americani e nel mercato home video. Col passare degli anni però, anche per lo slasher è arrivata la parabola discendente, e tra sequel ridondati e crossover improbabili ogni speranza di un ritorno all’età dell’oro è ormai svanita.

Gli slasher imprescindibili:

Venerdì 13 (1980)

Il giorno venerdì 13 giugno un piccolo gruppo di studenti universitari si reca nel campeggio estivo di Crystal Lake per la sua riapertura. I giovani non sanno che due decenni prima un serial killer ha compiuto un massacro in quel luogo. Una mattanza che a distanza di vent’anni è destinata a ripetersi.

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Primo capitolo dell’omonima saga, Venerdì 13 è diventato uno degli horror più noti e iconici della storia. Sean S. Cunningham realizza un opera cruda e sanguinaria, che ha definito degli importanti standard per il genere slasher. Come non menzionare poi Jason Voorhees, che con la sua maschera da hockey forata che lascia intravedere il male fatto a carne, da ormai cinquant’anni spopola coma travestimento nelle nottate di Halloween.

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Un immagine tratta dal film

Nightmare (1984)

La tranquilla cittadina americana di Springwood viene sconvolta da una lunga serie di delitti per mano di un assassino che si muove nel mondo dei sogni delle vittime da lui scelte. In questi universi onirici, Freddy Krueger (questo il nome del paranormale killer) può muoversi come un animale cacciatore e colpire in maniera improvvisa le sue ignare prede.

Reduce dal successo dei film L’ultima casa sinistra (1972) e Le colline hanno gli occhi (1977), nei primi anni ’80 Wes Craven era già considerato un grande autore slasher dal pubblico statunitense e mondiale. Con Nightmare però Craven segna il punto più alto di tutta la sua carriera artistica. Se prima di Nightmare il killer era terreno e palpabile nella dimensione di veglia, ora il terrore risiede in un mondo che i normali uomini non possono controllare. Cappello, maglioncino rosso a righe verdi e guanti artigliati: il look di Freddy Kruger è stato negli anni frutto di parodie più o meno riuscite nel cinema e nella televisione.

Freddy Krueger mentre sta per compiere un altro dei suoi omicidi

Reazione a catena (1971)

Dopo la morte di una ricca contessa e il seguente omicidio del suo carnefice, all’interno di una grande villa situata in una baia iniziano a susseguirsi una serie di omicidi. Una scia di morti tingerà di rosso le fredde acque di quel luogo ambito e sul quale alcuni sono disposti a tutto pur di accaparrarselo.

Se per molti il film successivo in questa cinquina è il vero primo slasher, Reazione a catena è stato senza alcun dubbio il reale punto di partenza di tutto il filone. Mario Bava mostra gli omicidi in maniera cruda e impattante come mai nessuno prima di allora. La lama della falce che taglia le gole dei malcapitati e l’occhio che li osserva sono gli unici indizi lasciati allo spettatore, che fino alla fine del film non vedrà mai il volto del killer. Un vero capolavoro dello slasher, un horror-movie tutto italiano che ci ricorda il grande genio di Mario Bava.

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Un frame di Reazione a catena

Halloween (1978)

La notte prima di Halloween un serial killer psicopatico che anni prima uccise sua sorella riesce ad evadere dall’istituto psichiatrico nel quale era confinato. Lasciando dietro di se una scia di cadaveri, questo si reca nel piccolo borgo d’infanzia alla ricerca di nuove vittime da sacrificare nella notte delle streghe.

Una delle migliori opere del maestro dell’horror John Carpenter, che con Halloween si apre le porte dell’Olimpo del cinema indipendente americano. Grazie ad un montaggio che mostra il terrore e l’orrore in tutta la sua essenza ed una regia pressoché perfetta, Halloween risulta ancora oggi un masterpiece non solo dello slasher, ma del cinema americano. Un film che non mette in scena solo sangue e violenza, ma in maniera accurata e sottotraccia riflette su temi socio-politici del tempo. Michael Myers e Laurie Stode (Jamie Lee Curtis) sono scolpiti nella cultura pop mondiale e dopo questo film saranno di ispirazione per molti autori successivi.

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Michael Myers

Non aprite quella porta (1974)

Dopo che alcune tombe sono state profanate in un cimitero texano, un piccolo gruppo di ragazzi va in quel luogo per verificare che la tomba del nonno di due di loro non sia stata vittima di quel malsano gesto. A bordo del loro furgone i giovani si imbattono in un autostoppista membro di una famiglia di cannibali.

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Nato da un idea di Tobe Hooper partorita mentre in fila al supermercato rivolgeva lo sguardo su una motosega in vendita, Non aprite quella porta è insieme all’Esorcista il film che più ha scioccato il pubblico degli anni ’70 e sul quale sono nate maggiori dicerie e leggende metropolitane. Un racconto che tiene incollati alla poltrona, personaggi iconici e una violenza che colpisce non tanto visivamente quanto psicologicamente: Non aprite quella porta conduce il cinema horror su un livello più alto, gettando le basi al cinema slasher (qui si ha infatti il primo serial killer “mascherato” iconico e la final girl) e aprendo la strada al cinema indipendente di genere horror.

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Un immagine del film Non aprite quella porta
Davide Secchi T.
Davide Secchi T.
Cresciuto a pane e cinema, il mio amore per la settima arte è negli anni diventato sempre più grande e oltre a donarmi grandissime emozioni mi ha accompagnato nella mia maturazione personale. Orson Welles, Ingmar Bergman, Akira Kurosawa e Federico Fellini sono gli autori che mi hanno avvicinato a questo mondo meraviglioso.

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