Tim Curry ci ha da poco lasciati, all’età di 80 anni. Quale miglior modo per commemorare la sua leggendaria carriera, se non riportando alla luce una delle sue interpretazioni più memorabili? Signori, il delitto è servito è il primo lungometraggio di Jonathan Lynn, uscito nel 1985, nonché prima trasposizione cinematografica del gioco di società Cluedo.
Lynn trasforma il giallo investigativo in una commedia a tratti surreale e ricca dell’inconfondibile humor nero inglese dando vita a un film che gioca continuamente con i codici del genere e con le aspettative dello spettatore. Un piccolo cult che, ancora oggi, riesce a divertire grazie anche a un cast di tutto rispetto.

Signori, il delitto è servito – Trama
Nel 1954, sei sconosciuti partecipano a una misteriosa cena in una lussuosa e isolata villa d’epoca a seguito di un invito. Al loro arrivo, accolti dall’enigmatico maggiordomo Wadsworth (Tim Curry) e dalla cameriera Yvette (Colleen Camp), ciascun ospite scopre di essere stato identificato con un uno pseudonimo: Signor Green (Michael McKean), Colonnello Mustard (Martin Mull), Signora White (Madeline Kahn), Signorina Scarlett (Lesley Ann Warren), Professor Plum (Christopher Lloyd) e Signora Peacock (Eileen Brennan).
Ben presto il vero motivo della serata viene alla luce. Tutti gli invitati sono vittime di ricatto da parte della stessa persona, il misterioso Signor Boddy (Lee Ving), anch’egli presente alla villa. Quando Boddy consegna a ciascuno degli ospiti un’arma diversa suggerendo loro di uccidere il maggiordomo per mantenere i propri segreti, le luci si spengono improvvisamente.
Al riaccendersi della luce, qualcuno ritrova un cadavere a terra. Inizia così una frenetica e divertente corsa contro il tempo all’interno delle stanze della villa per scoprire chi tra loro sia l’assassino.

Signori, il delitto è servito – Recensione
Chi conosce bene il gioco del Cluedo riconoscerà nel film i numerosi rimandi che Jonathan Lynn (Mio cugino Vincenzo) ha inserito appositamente per ricostruire le dinamiche in maniera impeccabile. Ritroviamo le celebri armi – la chiave inglese, la corda, il pugnale – e le stanze come la cucina, la biblioteca o lo studio. Tutto viene inserito per essere riconosciuto dallo spettatore, il quale diventa a sua volta un detective in cerca di indizi.
Ma Signori, il delitto è servito è prima di tutto una commedia pensata per intrattenere che funge da parodia del genere giallo classico. Guardando al film di Lynn, è impossibile non pensare all’universo di Agatha Christie: i richiami alla struttura di Dieci piccoli indiani sono evidenti, ma qui tutto ciò che caratterizza il giallo tradizionale viene portato all’estremo e reso grottesco. Persino le ambientazioni cupe e misteriose vengono esaltate per trasformarsi in veri e propri espedienti comici con cui spaventare i protagonisti.
Tuttavia, ridurlo a una mera farsa priva di intreccio sarebbe alquanto ingiusto, poiché la storia ha comunque una sua solida struttura. Nel film sono presenti tutti gli elementi che l’occhio attento del lettore di gialli si aspetta: un gruppo di sconosciuti bloccati in una villa gotica e isolata, un temporale fuori e i fulmini che illuminano le sontuose stanze dalle finestre. A ciò si aggiunge una serie di omicidi compiuti da una figura misteriosa, mostrata solo attraverso guanti o dettagli parziali; un’ombra che si beffa dei protagonisti e li costringe a svelare i propri segreti e il vero motivo dell’invito. Non manca il classico spiegone finale, guidato dal maggiordomo Wadsworth in perfetto stile Hercule Poirot, quando riunisce tutti i sospettati per smascherare l’assassino.
La sceneggiatura di Lynn funziona proprio perché non si limita a far divertire, ma si muove rigorosamente sulle fondamenta del giallo classico della scrittrice Agatha Christie. Se dovessimo definirla in una frase sarebbe: una parodia irriverente, che si rivela esilarante e coinvolgente pur rimanendo profondamente rispettosa del genere.

Non uno, non due, ma ben tre finali alternativi
La particolarità di Signori, il delitto è servito, ma anche ciò che gli è costato caro, sta nella scelta dei finali alternativi. Alla sua uscita nelle sale, l’idea nacque per rendere più interessante l’esperienza del pubblico. Lo scopo era semplice: distribuire, in maniera del tutto casuale, il film con epiloghi diversi. L’intento era spingere le persone a tornare al cinema per scoprire le altre versioni – tre in totale, proprio come i finali realizzati.
Sebbene l’obiettivo fosse quello di riprodurre lo spirito interattivo del gioco da tavolo, la critica dell’epoca non ne fu molto entusiasta, poiché la trovò una mossa puramente commerciale per “costringere” gli spettatori a pagare più volte il biglietto così da far salire gli incassi.
Infatti, la strategia si rivelò fatale. Il film non ebbe successo al botteghino e generalmente il pubblico lo considera un flop. Tuttavia, nelle versioni digitali del film, tutti e tre i finali sono stati inseriti uno dopo l’altro, presentandoli tutti come alternative ugualmente plausibili. Questa scelta, inoltre, è come se gli avesse dato una seconda vita, trasformandolo nel tempo in un piccolo cult movie.

Signori, il delitto è servito – Cast
Le indagini si svolgono in maniera caotica e i personaggi, tutti con caratteri marcatamente differenti, si muovono all’interno della villa come fossero macchine da scontro. La loro recitazione, volutamente snodata e teatrale, richiama la slapstick comedy d’un tempo e nel complesso funziona. A esaltare ancor di più questo stile, si aggiungono dialoghi frenetici e a tratti surreali, che riescono a strappare risate spontanee proprio grazie al loro puro nonsense.
In tal senso, l’intero cast, composto da Michael McKean (Basta che funzioni, Good Omens), Martin Mull, Madeline Kahn (Frankenstein Junior), Lesley Ann Warren, Christopher Lloyd (Ritorno al futuro, Qualcuno volò sul nido del cuculo), Eileen Brennan e Tim Curry (The Rocky Horror Picture Show), si dimostra eccezionale nel dare vita ai vari personaggi e alle loro peculiarità. Ognuno ha un atteggiamento unico, ma il comune denominatore per tutti è una spiccata goffaggine unita a un’interpretazione stravagante, che si allinea benissimo con lo spirito del film.
Curry, in particolare, è il vero elemento di raccordo tra i protagonisti – non a caso è proprio lui ad aver recapitato le lettere d’invito – e li guida lungo tutta la vicenda. Memorabile la sequenza finale, in cui il maggiordomo Wadsworth ricostruisce come sono andate le cose correndo freneticamente da una stanza all’altra, seguito a ruota dal resto del gruppo. Una performance che richiama chiaramente il mondo del teatro, a cui l’attore era molto vicino.

Conclusioni
Signori, il delitto è servito, in conclusione, è una commedia dall’humor nero che non si prende troppo sul serio e riesce a intrattenere dall’inizio alla fine, anche grazie a una struttura narrativa che da sempre affascina il pubblico. Individui rinchiusi in uno spazio limitato, costretti a confrontarsi e inevitabilmente destinati a scontrarsi. Con l’aggiunta dell’elemento giallo – tra omicidi e alone di mistero – il ritmo diventa ancora più intrigante.
Il film di Lynn centra in pieno il suo obiettivo, pur non essendo un’opera priva di difetti. Presenta delle imperfezioni che non tutti potrebbero apprezzare, ma complessivamente Signori, il delitto è servito fa egregiamente il suo dovere, regalando allo spettatore una visione avvincente e, soprattutto, mai noiosa.
