Dalla Palma d’Oro per Cuore selvaggio di David Lynch a cult come Basquiat, fino alle serie tv che hanno segnato un’epoca (Twin Peaks, Beverly Hills 90210): il curriculum di Sigurjón Sighvatsson parla da solo. Il leggendario produttore islandese è sbarcato alla 79ª edizione del Locarno Film Festival per ritirare in Piazza Grande il Raimondo Rezzonico Award, il riconoscimento alla carriera dedicato ai grandi protagonisti della produzione cinematografica.
Alla vigilia della premiazione, Sighvatsson ha aperto una riflessione sullo stato attuale dell’industria, tra l’incertezza dei grandi festival e l’IA.
“Cannes non sa più cosa vuole essere. Locarno ha un futuro”
Tornare a Locarno è per Sighvatsson l’occasione per analizzare come sia cambiato il circuito dei festival internazionali. Se nel 1990 la vittoria a Cannes di un film “insolito” come Cuore selvaggio rappresentava un punto di svolta, oggi il panorama appare infatti frammentato.
“Oggi non sappiamo davvero più cosa sia Cannes. È un festival ormai del tutto diverso da Locarno. Le realtà più piccole come Locarno, con una visibilità diversa ma con un approccio coraggioso e meno legato alle star o alla sola competizione, resisteranno meglio alle trasformazioni del mercato.”
L’Intelligenza Artificiale: “Cambierà la TV, non il grande cinema”
Sul tema caldo dell’IA generativa ad Hollywood, il produttore mantiene una posizione pragmatica, paragonando la tecnologia a un strumento potente da maneggiare con estrema caute.
“Non credo che l’IA cambierà il corso del cinema. Il cinema parla di persone e di storie. Registi come Christopher Nolan non la usano per una scelta precisa: non vogliono che il pubblico percepisca una mancanza di umanità. Cambierà molto di più il mondo della televisione.”

Lo scontro con Netflix: “Creano contenuti per un sistema chiuso”
L’attacco più duro di Sighvatsson è rivolto al modello produttivo e distributivo di Netflix, tracciando un confine netto tra le sale cinematografiche e le produzioni per la piattaforma.
“Ci sono prodotti che Netflix chiama film. Io non li chiamo film: li chiamo ‘film Netflix‘. È una cosa completamente diversa. La maggior parte dei contenuti Netflix non ha un significato profondo, e non è neanche pensato per averlo. Sono fatti per rimanere all’interno di un ‘sistema chiuso’, creati su misura per quella scatola.”
Nonostante le critiche, Sighvatsson riconosce però alla piattaforma un merito storico.
“Il più grande contributo di Netflix, alla fine, è stato dare la possibilità a creatori di vari Paesi di realizzare contenuti nelle proprie lingue e secondo le proprie culture. Portando alla luce realtà locali che prima non trovavano spazio.“
