Seamus Murphy è un fotografo e documentarista irlandese, nella cui carriera ha viaggiato per il mondo documentando la distruzione delle guerre e raccontando vite umane nei contesti più disparati. Il suo ultimo lungometraggio, A Dog Called Money, è stato presentato al Festival di Berlino del 2019. Ora il fotoreporter sta lavorando su un nuovo documentario dal titolo Belli e dannati, che ha come protagonista la storia di una famiglia afghana, costretta a fuggire dal proprio paese in guerra e che ha dovuto affrontare grandi sfide per ricostruire la propria vita.

Le parole di Seamus Murphy
Parlando con Variety, Murphy, ha ricordato i suoi primi anni da fotoreporter documentando l’Afghanistan degli anni ’90 e la difficoltà di catture le immagini di quel conflitto sanguinoso a Kabul.
“Non avevo esperienza. Non avevo ricevuto alcuna formazione in ambienti ostili. A quei tempi, cose del genere erano inaudite”, ha detto. “È stato orribile. È stata una guerra civile terribile, davvero, davvero amara”, ha continuato. “Ma le persone erano così straordinarie. Spesso, in situazioni di guerra, le persone mostrano il meglio di sé, così come il peggio. È stato molto toccante e molto significativo”.
Proprio in quel periodo Murphy ha incontrato i Ba Deli, una delle poche famiglie che ancora vivevano tra le rovine della città vecchia di Kabul. Dopo aver ascoltato le loro storie, ha deciso che avrebbe voluto raccontarle.
Belli e dannati si basa sull’ampio archivio di materiale fotografico e video di Murphy. Mentre racconta la vita della famiglia Ba Deli durante la guerra e l’esilio, esamina anche cosa abbiano significato tre decenni di sconvolgimenti per la loro patria.
“Sentiamo parlare di rifugiati. Sentiamo le loro storie negli articoli di giornale e nei servizi televisivi. Si riesce a intravedere cosa stanno attraversando”, ha detto Murphy. “Ma credo che in questo caso si tratti del lato emotivo delle loro vite come individui reali. Cerco di ritrarli come individui con cui si simpatizza, persone si impara a conoscere e ad apprezzare, e si fa il tifo per loro”.
