Sabrina, la commedia per chi sogna Parigi

Sabrina è un film del 1954 diretto da Billy Wilder che lo ha anche scritto insieme a Ernest Lehman, ispirandosi all’opera teatrale americana “Sabrina Fair” di Samuel A. Taylor.

Il film è interpretato da Audrey Hepburn, Humphrey Bogart e William Holden. Si tratta di un vero e proprio classico che ha anche avuto un remake nel 1995, diretto da Sydney Pollack, con Julia Ormond nel ruolo di Sabrina, Harrison Ford che interpreta Linus Larrabee e Greg Kinnear nel ruolo di David Larrabee.

Il cult ha inoltre ricevuto sei nomination ai premi Oscar 1955 vincendo l’Oscar per i migliori costumi. Ha vinto anche il Golden Globe per la migliore sceneggiatura. Effettivamente, i costumi sono stati curati in ogni dettaglio, e hanno contribuito a rendere Audrey Hepburn una vera icona di stile.

Sabrina: una semplice storia per sognatori

Sabrina grazie allo sguardo sognante della protagonista, Audrey Hepburn, esprime fin dall’inizio la spensieratezza di una giovane donna che si consente ancora il lusso di sognare. Sabrina è inizialmente una goffa e insignificante figlia dell’autista di una famiglia di Long Island, i Larrabee, che sono miliardari e per lei quindi inarrivabili. È innamorata del secondogenito David da sempre, lo osserva in continuazione e sogna di poter prendere parte ad esempio ai ricevimenti della famiglia.

Come è chiaro, David nemmeno la vede, il papà per farle anche cambiare aria la manda però a studiare a Parigi. Per due anni studia cucina e al suo ritorno è totalmente trasformata: elegante, posata, sicura di sé. David non la riconosce inizialmente e poi se ne innamora all’istante, vuole sposarla. Ma questa sua fissazione va a compromettere gli affari di famiglia: Larry, interpretato da Humphrey Bogart, fratello maggiore di David ha combinato un matrimonio tra il fratello e l’erede di una famiglia ricca. Ferendo il fratello con un espediente, Larry decide di portare un po’ in giro Sabrina mentre David è convalescente, e farla innamorare invece di lui così che smetta di ostacolare le nozze.

Sabrina rappresenta l’antitesi di Larry. Crede nell’amore, nei sogni, la città di Parigi incarna al cento per cento il desiderio di amare e sorprendersi che anche lei possiede. Mentre a Long Island e nel mondo di Larry ci sono solo gli affari.

È notte ed è molto tardi, qualcuno qui attorno sta suonando La vie en rose. È la maniera francese per dire: “Sto guardando il mondo con degli occhiali colorati di rosa” ed è esattamente quello che provo io adesso. Ho imparato tante cose qui, e non soltanto come si fa il canard à l’orange o la crème à la vichy, ma una ricetta molto più importante: ho imparato a vivere. Ho imparato ad essere qualcosa di questo mondo che ci circonda, senza stare lì in disparte a guardare. Stai pur certo che ormai non la fuggirò più la vita… e neanche l’amore.

Sabrina

Dialoghi, inganni e personaggi di Sabrina

Billy Wilder è sempre stato particolarmente capace nella scrittura dei dialoghi. Le commedie del regista sono sempre puntuali nella loro naturalezza e ironia, dietro Sabrina c’è la scelta sempre intelligente di una contrapposizione continua. Larry, che si fa chiamare Linus, è totalmente contrapposto a Sabrina, e questo si nota anche nelle banali conversazioni:

“Sabrina: Oh ma Parigi non è fatta per cambiare aerei.. è fatta per cambiare vita! Per spalancare la finestra e lasciare entrare ‘La vie en rose’.

Linus: Parigi è per gli innamorati.. e forse è per questo che io ci sono rimasto così poco”.

Il gioco continuo tra animo sognatore e cinismo si disgrega grazie all’interpretazione degli attori, i quali costituiscono tutto il movimento della vicenda. Non ci sono, come in A qualcuno piace caldo, fughe o situazioni eccessivamente dinamiche. Ma si ripropone, come in quel film o in Double Indemnity, il tema sempre caro a Billy Wilder del travestimento. Larry finge apparentemente di essere chi non è per poi scoprirsi, in quella recita, proprio quel qualcun altro.

Sabrina

L’amore che vince sul cinismo

Il “E vissero felici e contenti” di Sabrina è stato spesso criticato, così come le eroine interpretate da Audrey Hepburn perché le pone al centro unicamente del mondo degli uomini. In realtà Sabrina è una donna indipendente, che studia, ha un padre amorevole e riesce con la sua semplice gioia di vivere a fare breccia nel cuore di un uomo cinico.

Per Larry non esiste amore, ma solo affari, e in modo sardonico e cinico annichilisce qualsiasi aspetto emotivo della vita, in apparenza. Sabrina riesce invece a non farsi contagiare, ma a contagiarlo, e alla fine è il trionfo della bellezza di essere amati il finale spensierato e unico della vicenda.

La continua antitesi tra i due personaggi si va però a confermare in una delle scene iniziali: quando crede di non poter avere nulla, men che meno l’amore, Sabrina si arrende e cerca di uccidersi. È proprio Larry a trovarla, e non è un caso che nel momento di estrema resa Sabrina sia aiutata proprio da lui. Indizio interessante su come si svolgeranno gli eventi.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni
Silvia Argento
Silvia Argento
Laureata triennale in Lettere Moderne e due magistrali in Filologia Moderna e Editoria e scrittura cum laude. È docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice, autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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