Robin Williams, il giullare malinconico che ci manca

Robin Williams ci lasciava l’11 agosto 2014, quindi da poco sono otto anni dalla sua scomparsa. Tanto si è detto su un attore molto popolare, che si è distinto per ruoli comici che lo hanno reso famoso, ma che ha saputo dare voce anche a personaggi e figure più malinconiche. Se ancora dopo otto anni continuiamo a parlare di Williams, è perché evidentemente ha lasciato un segno importante nella storia cinematografica, e probabilmente anche nelle vite dei suoi spettatori.

Robin Williams

Robin Williams e la stand up comedy

Sappiamo che Robin Williams viene dalla stand up comedy, un mondo che lo folgorò fin dalla giovane età e da cui non si staccò mai. Parlare di stand up comedy non significa banalmente “fare ridere”: i comici e gli spettacoli di stand up mirano a riflettere spesso su aspetti controversi della società, la criticano, fanno satira, e quant’altro. Dietro un monologo di un comico di stand up possono esserci diversi aspetti, come la sua vita personale, le sue idiosincrasie. Non è raro che un monologo per quanto faccia ridere induca più che altro alla malinconia. È quella che forse Luigi Pirandello chiamava differenza tra comicità e umorismo, anche se per comodità sempre di comicità si tratta.

Probabilmente Robin Williams ha saputo perfettamente incarnare questa duplice natura: irriverente, divertente ma anche riflessivo da stand up comedian e poi da attore in serie tv e film. Molto noto anche per le sue interpretazioni, in Mrs Doubtfire ne dà prova quando fa “le voci” e imita personaggi e versi. Aiutato da una sua naturale espressività e da un fisico particolare, Robin Williams ha prendendo la naturalezza del teatro, trasposto nel cinema le sue diverse sfaccettature.

Un esempio può essere uno dei suoi monologhi più famosi, ovvero quello dove parla delle fattezze degli organi genitali. Tralasciando la già funzionale e teatrale scelta dell’argomento (sono argomenti che tutti possono comprendere, ovviamente, e quelli sessuali sono anche temi che incuriosiscono), la mimica fa tutto anche più del dialogo.

Le figure “guida” e paterne anticonformiste

La filmografia di Williams è imponente, e non è possibile ricostruirla film per film, ma ci sono elementi che vanno a ripetersi nella scelta dei ruoli. Un esempio lampante è quello della figura guida, se così si può chiamare. Williams intepreta spesso, ad esempio ne L’attimo fuggente, in Will Hunting o perché no per certi versi anche in Jumanji, il protagonista che interpreta ha sempre una caratteristica fissa. È una guida per i più giovani, ma non per questo si erge a giudice o assoluto detentore di una qualche verità, ma cresce con loro.

Per questo anche il pubblico associa a Williams una certa figura “paterna”, ma anche anticonformista. Il professor Keating ad esempio è un personaggio che va contro le convenzioni, così come il protagonista di Goodmorning Vietnam. Promotore di un pensiero libero, energico, che vada oltre le costrizioni della società spesso limitante specie per i più giovani, e la prende in giro, la deride, aiuta i ragazzi ma allo stesso tempo rimane eterno ragazzo. Come dice ne L’attimo fuggente:

Continuate a strappare ragazzi. Questa è una battaglia, una guerra e le vittime sarebbero i vostri cuori e le vostre anime. Grazie mille, Dalton. Armate di accademici che avanzano misurando la poesia. No! Non lo permetteremo. Basta con i J. Evans Prichard. E ora, miei adorati, imparerete di nuovo a pensare con la vostra testa. Imparerete ad assaporare parole e linguaggio. Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo.

Robin Williams

Robin Williams eterno bambino ma drammatico uomo

La cifra stilistica delle interpretazioni comiche, ma anche malinconiche, di Robin Williams è il movimento. Non parliamo del movimento nel senso letterale del termine. Quindi le mosse, il correre, il camminare e cose di questo tipo, anche se comunque come dimostra in film del genere di Hook Capitan Uncino, Williams sa conferire dinamismo ai personaggi anche con il corpo. Il movimento è dato dall’espressività e dallo spessore che l’attore sapeva dare alle sue figure.

La malinconia diventa movimento perché non è asettica, Williams non è mai bianco o nero, ma è pregno di colori e sfumature. Nella risata c’è l’amaro, nella tristezza un fondo di ironia, e nell’amore c’è sempre la gioia di vivere ma anche il timore della perdita. Non a caso, dialoghi scritti da altri senz’altro in modo efficace, guadagnano di nuova luce se a parlare è la voce di Robin Williams e se l’espressione è la sua.

La spensieratezza dei suoi personaggi, unita alla tristezza e l’inquietudine di quelli più cupi, ha reso varie e particolari le sue performance, per questo la forza dell’attore si manifesta soprattutto in commedie dal sapore drammatico, come Patch Adams, basato sulla storia vera della vita del Dr. Hunter “Patch” Adams, che ha ideato la terapia del sorriso. Ancora, perfino nella situazione assurda e senz’altro comica di Mrs Doubtfire, Williams è riuscito a rendere nel monologo finale una commovente disamina di quanto sia difficile il dramma del divorzio. L’ironia cede spesso il posto alla riflessione, così come un eterno bambino cede il posto a un adulto che nella sua vita personale ha affrontato più demoni di quanto abbia aiutato ad affrontarne ai telespettatori.

Silvia Argento
Silvia Argento
Laureata triennale in Lettere Moderne e due magistrali in Filologia Moderna e Editoria e scrittura cum laude. È docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice, autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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