Recensioni FilmRoad House: recensione del remake su Prime Video

Road House: recensione del remake su Prime Video

E’ uscito su Prime Video “Road House“, il remake de “Il duro del Road House” con Patrick Swayze, stavolta interpretato da Jake Gyllenhaal. Il film è approdato sulla piattaforma dopo una serie di polemiche legate alla sua mancata distribuzione nelle sale. Infatti, lo sviluppo di questo remake è stato molto lungo.

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E da una parte è stato frenato dalla pandemia di Covid che ne ha determinato l’esclusione da una potenziale distribuzione nei cinema, e quindi sè optato alla fine per il circuito streaming, in questo caso Prime Video. Con buone proteste da parte sia del regista Doug Liman, ma anche dello stesso Gyllenhaal.

Jake Gillenhaal

Road House: il cast

Diretto dal regista di “Edge of Tomorrow“, Doug Liman, questo divertente remake è interpretato da un ottimo Jake Gyllenhall nei panni di questo ex lottatore disilluso di MMA. Il resto del cast è composto da Daniela Melchior (Ellie), Billy Magnussen (Ben Brandt), Jessica Williams (Frankie), Darren Barnet (Sam), Conor McGregor (Knox), J.D.Pardo (Dell), Arturo Castro (Moe), Joaquim De Almeida (sceriffo Black), Lukas Gage (Billy).

Road House 2

Road House: trama e recensione

Elwood Dalton, ex lottatore della Federazione UFC, viene assoldato come buttafuori dalla proprietaria di un locale nelle Florida Keys, ovvero il Road House. Il posto infatti è stato preso di mira da Ben Brandt, un losco affarista che lo vuole demolire, e per fare questo manda i suoi scagnozzi ogni sera a creare il caos. Ma non ha fatto i conti con Dalton, che non è un buttafuori come tutti gli altri.

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“Road House” è un remake godibile e perfettamente aggiornato sui tempi. Rispetto al film del 1989, la sottotrama romantica è leggermente accennata. In comune risulta il passato misterioso del protagonista, che nel caso specifico viene rivelato attraverso i video di Youtube.

Se all’epoca il villain era interpretato da Ben Gazzara, in questo caso l’odioso e isterico boss locale, viene ritratto da un Billy Magnussen, che con mosse e mossette cerca di imporre il suo predominio in quella sorta di paradiso inanimato delle Florida Keys. Ma il vero cattivo, grottesco e fuori dalle righe, è il Knox di Conor McGregor.

Road House 3

Protagonisti diversi e contrapposti

Si ha subito l’impressione che sia uno fuori di testa, ed esordisce sulla scena nella stessa maniera in cui Arnold Schwarzenegger esordiva in scena, cioè completamente nudo tra lo stupore e lo sconvolgimento della gente. Mentre il Dalton di Gyllenhaal appare come un personaggio laconico.

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La sua disillusione, che è anche tormento interiore, proviene da un episodio del passato. Non viene raccontato, ma mostrato in alcuni frame attraverso youtube, ma già viene data l’idea del racconto. Spassose le sonore sberle date dal protagonista a tutti coloro che danno fastidio e gravitano nel locale, dentro e fuori.

Ma è proprio il comprimario Knox quello che diventa il più grande avversario di Dalton in questa diatriba distruttiva per il predominio locale. Ma “Road House” diventa quasi una metafora nello scontro tra due fazioni in una sorta di western contemporaneo. Se nel film dell’89, il protagonista era noto solo come Dalton, quì vi è l’aggiunta del nome Elwood.

Conor McGregor

L’ archetipo del western in “Road House”

Tra i funesti ricordi e gli incontri di lotta clandestina, l’uomo tenta di sopravvivere in tutti i modi possibili. Le sue uniche compagnie sono l’alcool e un auto rovinata. L’accostamento all’archetipo del western viene dal fatto che l’uomo viene assoldato (anche profumatamente) da Frankie per “ripulire” il suo Road House. Proprio da tutto quello che fa allontanare i clienti.

La cosa distintiva è che spesso e volentieri i suoi combattimenti clandestini non hanno mai inizio e l’uomo finisce per vincere a tavolino. Questo perchè i suoi avversari sono intimiditi dalla sua fama che lo precede. E proprio il suo atteggiamento sommesso, talvolta laconico, che diventa uno dei punti di forza della pellicola.

Ma è evidente che la pellicola affronta anche il discorso della risalita per quest’uomo, proprio a partire da questa spirale autodistruttiva che lo consuma lentamente. Gli avversari invece risultano alquanto diversi. Infatti tanto stupido e isterico da risultare fastidiosissimo il Brandt di Magnussen, tanto divertente e caricaturale invece è il Knox di McGregor.

Quest’ultimo cerca di distruggere tutto quello che incontra, ma lo fa in una maniera talmente assurda da risultare spiritosa. Fino al confronto atteso e finale fra lui e Dalton, dove se le danno di santa ragione. E questo è uno scontro che viene coreografato veramente alla grande da Doug Liman.

Road House

Conclusioni

L’unica cosa che forse è evidente l’uso degli effetti digitali che vengono integrati nell’azione, soprattutto nella corsa con le barche. Ma comunque è un’esagerazione che risulta piacevole e spensierata in questo remake aggiornato ai dogmi dell’era contemporanea, dove la comunità delle Florida Keys appare grata a Dalton.

Infatti la fama dell’uomo lo precede sempre, nel bene nel male. Uomini e donne di questo luogo paradisiaco lo salutano ogni volta che lo vedono, e la sua potenziale relazione con Ellie, una donna locale è appena accennata. “Road House” è un gustoso omaggio alla pellicola originale degli anni 80′, dove la presenza di Patrick Swayze all’epoca si rivelò fondamentale per rendere la pellicola un cult.

In conclusione, quest’omaggio 2024 alla pellicola originale mantiene le premesse e riesce ad essere quello che è: un onesto prodotto di intrattenimento aggiornato ai canoni moderni. Tutto questo con un protagonista che riesce ad incarnare perfettamente un odierno cavaliere solitario, che con forza, determinazione e tormento riesce ad essere una barriera protettiva contro le stupidità della ferocia umana.

Il trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

"Road House" è un divertente e godibile remake sul cult degli anni 80' aggiornato però ai canoni contemporanei con un grande Jake Gyllenhaal nel ruolo che fu di Patrick Swayze.
Redazione
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