Richard Harrison, attore americano diventato una delle figure più riconoscibili del cinema di genere prodotto in Europa, è morto a 90 anni. L’interprete, celebre soprattutto per gli spaghetti western, i film peplum e le numerose produzioni ninja realizzate tra Europa e Asia, è scomparso venerdì a Los Angeles per cause naturali. A dare la notizia è stata Joan Borsten, produttrice e amica di lunga data dell’attore.
Richard Harrison, dagli Stati Uniti all’Italia
Nato a Salt Lake City il 26 maggio 1936, Harrison arrivò a Hollywood quando aveva appena 17 anni. Prima di intraprendere la carriera cinematografica lavorò in alcune palestre gestite dai celebri bodybuilder Vic Tanny e Bert Goodrich e posò per riviste dedicate al mondo del culturismo. Successivamente iniziò a studiare recitazione alla Fox con Sandy Meisner, avvicinandosi così al mondo del cinema.
Dopo alcune parti secondarie in produzioni hollywoodiane, tra cui Kronos, Jeanne Eagels, Troppo, troppo presto, South Pacific e Tall Story, l’attore decise di trasferirsi in Europa. Nei primi anni Sessanta arrivò in Italia, dove trovò un ambiente cinematografico particolarmente favorevole alla sua fisicità e al suo aspetto da protagonista dei film d’avventura.
Il successo arrivò rapidamente con The Invincible Gladiator nel 1962, pellicola che lo inserì nel filone dei film peplum allora molto popolari e lo avvicinò al modello inaugurato da interpreti come Steve Reeves.
Dal peplum agli spaghetti western
Negli anni successivi Harrison divenne uno dei volti ricorrenti del cinema di genere italiano. Nel 1963 recitò in Avenger of the Seven Seas e Gladiator 7, consolidando la propria posizione all’interno del filone spada e sandali. Nello stesso periodo arrivò anche Duello nel Texas, spaghetti western italo-spagnolo accompagnato dalle musiche di Ennio Morricone.
Uno degli episodi più curiosi della sua carriera è legato proprio al western all’italiana. Harrison rifiutò infatti la possibilità di interpretare Per un pugno di dollari, il film del 1964 diretto da Sergio Leone destinato a cambiare la storia del genere. L’attore raccontò in seguito di aver suggerito a Leone il nome di Clint Eastwood, suo connazionale e collega espatriato in Italia, per il ruolo dell’Uomo senza nome.
La scelta si rivelò fondamentale per Eastwood, che grazie al film avrebbe iniziato il percorso che lo avrebbe trasformato in una delle principali star internazionali del cinema western.
Oltre cento B-movie
Quando alla fine degli anni Settanta le opportunità offerte dal cinema europeo iniziarono a diminuire, Harrison trovò una nuova strada professionale nel cinema asiatico. Per circa un decennio partecipò infatti a numerose produzioni ninja a basso budget realizzate a Hong Kong, continuando a costruire una filmografia strettamente legata al cinema di serie B.
Nel corso della sua carriera arrivò a interpretare più di cento film e in alcuni casi si occupò anche della regia. La sua attività attraversò così generi, Paesi e industrie cinematografiche differenti, trasformandolo in una presenza particolarmente riconoscibile del cinema popolare internazionale.
Una vita tra cinema e amicizie celebri
Harrison non costruì la propria vita soltanto intorno al lavoro. Secondo Joan Borsten, l’attore era solito organizzare cene frequentate da numerosi protagonisti dell’industria cinematografica e gli incontri terminavano spesso con il rituale della “pasta a mezzanotte”.
Tra le persone a lui più vicine figuravano proprio Steve Reeves, oltre a registi e personalità come George Cukor e Gore Vidal, insieme agli attori Franco Nero, Troy Donahue e Tab Hunter. Nella sua cerchia rientravano inoltre Stewart Stern, Al Bano e Romina Power.
Nel 1961 Harrison aveva sposato Loretta Nicholson, conosciuta durante la lavorazione di Master of the World, mentre nel 1978 aveva sposato Maria Francesca Pomentale, con la quale avrebbe poi costruito una nuova vita negli Stati Uniti.
L’aiuto a Oleg Vidov
Tra gli episodi meno conosciuti della sua biografia c’è anche il ruolo avuto nella fuga dell’attore sovietico Oleg Vidov. Nel 1985, durante la Guerra Fredda, Harrison contribuì ad aiutare Vidov, conosciuto come il “Robert Redford russo”, a raggiungere l’ambasciata statunitense a Roma e a lasciare l’Unione Sovietica.
Vidov avrebbe poi sposato Joan Borsten nel 1989. I due rimasero insieme fino alla morte dell’attore nel 2017.
Richard Harrison, il ritorno a Los Angeles
Nel 1986 Harrison tornò definitivamente a Los Angeles insieme alla moglie Francesca. La coppia acquistò una proprietà in condizioni precarie a Malibu, caratterizzata da una spettacolare vista sull’Oceano Pacifico, e la trasformò nella propria abitazione, chiamata “Villa Francesca”.
La casa, però, è andata distrutta durante l’incendio di Palisades dello scorso anno. Un ultimo capitolo particolarmente doloroso per una vita trascorsa tra Hollywood, l’Italia e numerosi set internazionali.
Richard Harrison lascia la moglie Francesca e i figli. La sua carriera rimane legata soprattutto a quel cinema di genere che gli permise di costruirsi una notorietà internazionale lontano dagli Stati Uniti.
Come ricordato da Borsten, l’attore non avrebbe mai vissuto la propria fama con particolare interesse per lo status o per la celebrità. Considerava piuttosto il successo ottenuto in Italia come un’occasione per viaggiare, conoscere persone e lavorare in luoghi sempre diversi.
Il suo criterio nella scelta dei film era, del resto, piuttosto singolare: prima ancora di leggere una sceneggiatura, Harrison chiedeva al produttore dove sarebbe stato girato il film. Se si trattava di un luogo che non aveva mai visitato, accettava il progetto. Il copione, raccontava, poteva essere letto una volta salito sull’aereo.

