Quel pomeriggio di un giorno da cani è un film del 1975 diretto da Sidney Lumet e sceneggiato da Frank Pierson. Protagonisti della pellicola sono Al Pacino (Paura d’amare) e Jhon Cazale (Il cacciatore) che si ritrovano insieme dopo l’esperienza del Padrino parte I e II, dove hanno interpretato due fratelli contaminati dalla brama di potere, dal valore dei soldi e ligi alla legge dell’onore e del rispetto. Per loro questa è una prova che li porta lontano da quei personaggi iconici e li trasporta in un’America più moderna, travolta da contraddizioni, problemi e spettacolarità.
Quel pomeriggio di un giorno da cani attraverso l’espediente di una rapina in banca fallita, racconta i sogni, le speranze e le azioni disperate di due presunti rapinatori che si ritrovano quasi per caso al centro di una vicenda che diventa di dominio nazionale. Due criminali che si trasformano in eroi agli occhi di una massa che si raduna fuori dalla Banca e davanti alla televisione, per sostenere quei due americani che si rivelano esponenti del popolo e si ergono a simbolo di una Nazione che negli anni ’70 si trovava scossa da proteste, disillusione e sfiducia nelle istituzioni.

Quel pomeriggio di un giorno da cani: Trama
Il film, ispirato a una storia realmente accaduta, è ambientato a New York, nel quartiere di Brooklyn. Tre uomini, Sonny Wortzik (Al Pacino), Salvatore “Sal” Naturile (John Cazale) e un terzo complice che, sopraffatto dalla tensione, abbandona immediatamente il colpo, tentano una rapina in banca. Sonny e Sal si ritrovano così a gestire da soli una situazione sempre più complicata. Quando finalmente riescono ad aprire la cassaforte, scoprono che il denaro è già stato ritirato da un furgone incaricato del prelievo. Intrappolati all’interno della banca, con gli ostaggi e la polizia che ha ormai circondato l’edificio, i due devono improvvisare.
Sonny, più lucido e razionale, prende il controllo della situazione e avvia una trattativa con l’agente di polizia Eugene Moretti (Charles Durning), nel tentativo di ottenere un vantaggio da una rapina ormai fallita. Nel frattempo, all’esterno si raduna una folla sempre più numerosa che, sorprendentemente, inizia a sostenere i rapinatori. Il comportamento umano e non violento dei due, unito alle motivazioni personali che emergono nel corso delle trattative, li trasforma agli occhi dell’opinione pubblica in simboli di ribellione contro le ingiustizie del sistema.

Quel pomeriggio di un giorno da cani: Recensione
Quel pomeriggio di un giorno da cani è basato sulla storia vera di una tentata rapina da parte di due uomini che hanno tenuto in ostaggio i dipendenti di una filiale bancaria per quattordici ore. Attraverso il racconto contenuto nell’articolo The Boys in the Bank apparso sul periodico “Life”, Sydney Lumet costruisce una narrazione romanzata degli avvenimenti, arricchendo la sceneggiatura di elementi che rimandano all’America di quel tempo e alle vicende che la attraversavano. Il cinema, fin dai suoi inizi, ha raccontato il crimine. Rapine a bordo di treni, criminali a cavallo che iniziavano grandi sparatorie sullo sfondo di un deserto arido e banditi che uccidevano per un pugno di denaro.
Lumet ribalta la percezione e senza nemmeno accorgercene cominciamo a tifare per Sal e Sonny. A poco a poco ci vengono spiegate le motivazioni dei rapinatori, vediamo le loro emozioni e cerchiamo di comprenderli. Una sorta di La Casa di Carta dove però il genio del professore lascia il passo ad una grande disorganizzazione, portando i due ad improvvisare per riuscire a cavarsela nonostante centinaia di poliziotti pronti a sparare. Sonny diventa architetta la loro via di fuga e con i suoi modi riesce a tenere a bada un Sal spaventato e immobilizzato dalla faccenda che diventa sempre più incontrollabile. Grazie al temperamento di Sonny e alla narrazione mediatica che si sviluppa all’esterno, gli ostaggi iniziano progressivamente a sentirsi più al sicuro. Questa percezione li porta a collaborare sempre di più, fino a creare l’impressione di un parziale ribaltamento degli equilibri.
Esternamente, infatti, la folla comincia a vedere in Sonny e Sal un simbolo. In un’America segnata dalla Guerra del Vietnam e dalle tensioni sociali esplose anche nella rivolta di Attica, i due rapinatori diventano simboli involontari di ribellione contro un sistema percepito come ingiusto e distante.

Il contesto degli anni ‘70
In America gli anni ’70 sono stati un periodo di profondo cambiamento e tensioni sociali. Venti di rinnovamento ispiravano moltissimi giovani, e non solo, a ritrovarsi in grosse masse per protestare contro le ingiustizie e la difesa dei propri diritti. La Guerra del Vietnam imperversava ancora e i cittadini americani si sentivano abbandonati da un governo che in seguito a diversi scandali ne usciva indebolito e perdente riguardo la credibilità. La sfiducia imperversava nei confronti delle istituzioni e tutto questo veniva raccontato dai mass media che però tendevano a trasformare il tutto in uno spettacolo televisivo. Si auspicavano dei cambiamenti e questo portò ad esempio alla rivolta della prigione di Attica del 1971, con l’obiettivo di ottenere migliori condizioni di detenzione. Anche la battaglia per i diritti divenne centrale e il movimento LGBTQ+ cominciò a ritagliarsi il suo spazio nell’opinione pubblica.
In questo clima di trasformazione e conflitto, emerge una società in cerca di nuove identità e nuovi equilibri, segnata da tensioni profonde ma anche da una forte spinta al cambiamento.

Conclusione
Sidney Lumet compie un grande lavoro nel trasformare la storia di una rapina fallita in un ritratto vivido di quell’epoca. Attraverso l’aggiunta di personaggi e la costruzione di situazioni cariche di tensione, riesce a condensare al suo interno le contraddizioni sociali, politiche e culturali del tempo, restituendo un racconto che va ben oltre il fatto di cronaca e diventa lo specchio di un’intera società
