Il periodo estivo, si sa, è da sempre terreno fertile per i cinecomic. Lo dimostrano l’imminente arrivo di Spider-Man: Brand New Day e il recente trailer del prossimo kolossal dei Marvel Studios, Avengers: Doomsday. Insomma, mentre il cinema supereroistico si prepara ancora una volta a dominare il box office, quale occasione migliore per riscoprire un titolo atipico del genere, passato in sordina? Stiamo parlando di Push (2009), action fantascientifico dai forti elementi supereroistici diretto da Paul McGuigan e scritto da David Bourla. E, quasi per ironia della sorte, il protagonista è proprio Chris Evans, diversi anni prima di impugnare lo scudo di Captain America. Push ha saputo costruire un universo originale e affascinante, pur rimanendo ai margini del grande successo commerciale.
Push – Trama
Nick Gant è un giovane dotato di poteri telecinetici che vive nascosto a Hong Kong per sfuggire alla Divisione, una misteriosa organizzazione governativa impegnata a catturare e sfruttare individui con capacità paranormali. La sua vita cambia quando incontra Cassie Holmes, una ragazza con il dono della precognizione, che lo coinvolge nella ricerca di Kira Hudson, una donna in fuga dopo aver sottratto un oggetto di fondamentale importanza alla Divisione. Inseguiti da agenti governativi e da altri individui dotati di poteri straordinari, Nick e Cassie dovranno unire le forze per restare in vita e svelare il mistero che si cela dietro il loro inseguimento.

Push – Recensione
Push, pur partendo da presupposti decisamente interessanti, non riesce mai a sfruttare appieno il potenziale delle proprie idee. La pellicola apre con un prologo efficace, capace di suscitare fin da subito la curiosità dello spettatore nei confronti del mondo narrativo e dei misteri che lo caratterizzano. A contribuire in maniera significativa a questa introduzione sono anche gli ottimi titoli di testa, costruiti prevalentemente attraverso immagini di repertorio che delineano una panoramica generale sull’universo del film. In particolare, viene introdotto il tema dello sfruttamento degli individui dotati di poteri straordinari da parte delle grandi potenze mondiali, contestualizzandolo storicamente negli esperimenti condotti durante la Seconda guerra mondiale. Un’idea che richiama inevitabilmente precedenti cinecomic come X-Men, anch’essi incentrati sul difficile rapporto tra esseri dotati di capacità eccezionali e istituzioni governative. Si tratta di una premessa affascinante, che avrebbe potuto donare alla pellicola una maggiore profondità narrativa e tematica.
Una regia solida al servizio dell’azione
Uno dei punti di forza di Push è sicuramente rappresentato dalla regia di Paul McGuigan, che dimostra una buona solidità tecnica e riesce a valorizzare soprattutto le sequenze d’azione. Il film entra rapidamente nel vivo della vicenda, evitando lunghe introduzioni e trascinando fin da subito lo spettatore all’interno di inseguimenti e scontri. Le scene action risultano ben costruite e sufficientemente spettacolari, grazie anche a una coreografia che sfrutta con intelligenza le diverse abilità dei protagonisti. Ogni combattimento, infatti, evita di risultare ripetitivo proprio perché le dinamiche mutano in funzione dei poteri dei vari personaggi, rendendo gli scontri più creativi e contestualizzati rispetto a un comune action.
A supportare queste sequenze interviene un montaggio particolarmente frenetico che trova la sua massima efficacia durante la rappresentazione dei flashback e dei flashforward, elementi narrativi perfettamente giustificati dalle capacità precognitive di alcuni personaggi. In questi momenti, il montaggio contribuisce a trasmettere il senso di disorientamento e imprevedibilità che caratterizza la storia. Tuttavia, la scelta di mantenere questo ritmo serrato anche durante alcune scene di dialogo finisce talvolta per risultare eccessiva: gli stacchi di montaggio sono spesso troppo frequenti e rischiano di distrarre lo spettatore anziché valorizzare il confronto tra i personaggi.
Nelle sequenze meno movimentate, McGuigan dimostra comunque una regia di mestiere, concedendosi sporadicamente anche qualche soluzione visiva più ricercata. L’utilizzo di grandangoli, obiettivi fisheye e carrellate a precedere sembrano infatti voler sottolineare il senso di isolamento vissuto dai protagonisti, individui costretti a vivere ai margini della società proprio a causa delle loro capacità. Non si tratta di una regia particolarmente autoriale, ma di un insieme di accorgimenti stilistici che contribuiscono a conferire una certa personalità visiva alla pellicola.

Push: buona tecnica, narratività solo in parte espressa
Da un punto di vista tecnico, quindi, Push convince discretamente. Anche la fotografia rappresenta probabilmente uno degli aspetti più riusciti dell’intera produzione, soprattutto nelle numerose sequenze ambientate durante la notte. I quartieri degradati di Hong Kong vengono valorizzati attraverso una fotografia caratterizzata da forti luci al neon e da una palette cromatica tendente prevalentemente al verde e al blu, contribuendo a creare un’atmosfera urbana sporca, decadente e perfettamente coerente con il tono del racconto. Anche la colonna sonora svolge adeguatamente il proprio compito alternando musiche originali a brani già esistenti, accompagnando l’azione senza mai risultare invasiva o eccessivamente enfatica.
La principale debolezza di Push risiede però nella sceneggiatura. Dopo un inizio promettente, infatti, la storia fatica a prendere realmente il volo e si sviluppa attraverso una struttura piuttosto ripetitiva, nella quale i protagonisti si limitano a spostarsi continuamente da un luogo all’altro nel tentativo di sfuggire ai loro inseguitori. Questa impostazione finisce inevitabilmente per penalizzare il ritmo complessivo della pellicola, che alterna sequenze d’azione ben realizzate a lunghi dialoghi spesso prevedibili e poco incisivi. Manca inoltre una reale progressione narrativa capace di aumentare gradualmente la tensione, dando invece l’impressione che la storia proceda spesso in maniera circolare.

Relazioni poco sviluppate e antagonisti dimenticabili
Anche i personaggi soffrono di una caratterizzazione appena sufficiente. Nick, interpretato da un bravo Chris Evans, riesce comunque a trasmettere una discreta umanità grazie al carisma dell’attore, che dona al personaggio una psicologia superficiale ma credibile pur partendo da una scrittura piuttosto basilare. Buona anche la prova di Dakota Fanning nei panni di Cassie, con la quale Nick instaura un rapporto spontaneo e genuino che ricorda quello tra un fratello maggiore e una sorella minore. La loro sintonia rappresenta probabilmente uno degli elementi emotivamente più riusciti del film. Tuttavia, la sceneggiatura si limita soltanto ad accennare ai traumi vissuti dai due protagonisti senza mai approfondirli realmente. Un maggiore sviluppo di questo aspetto avrebbe sicuramente rafforzato il loro legame e aumentato il coinvolgimento emotivo dello spettatore.
Anche la sottotrama romantica tra Nick e Kira (Camilla Belle), custode del MacGuffin attorno al quale ruota gran parte della vicenda, appare sviluppata in maniera troppo frettolosa. La sceneggiatura, cerca di giustificare la loro immediata intimità facendo riferimento a un passato condiviso, ma queste informazioni vengono raccontate rapidamente anziché mostrate, impedendo allo spettatore di empatizzare pienamente con la loro relazione. Di conseguenza, anche i momenti emotivamente più importanti finiscono per perdere parte della loro efficacia.
Non va meglio al principale antagonista, l’agente Henry Carver (Djimon Hounsou), che rappresenta il classico funzionario governativo disposto a qualsiasi compromesso pur di raggiungere i propri obiettivi. Pur risultando coerente con il ruolo assegnatogli, il personaggio dispone di uno spazio narrativo troppo limitato per lasciare realmente il segno. Solo nel terzo atto, probabilmente la parte migliore del film grazie al ritorno di un’azione più intensa e spettacolare, il villain trova finalmente una chiusura narrativa soddisfacente che coinvolge efficacemente anche il personaggio di Kira.

Conclusioni
In definitiva, Push è un film che possiede idee interessanti, un buon comparto tecnico e alcune intuizioni visive capaci di distinguersi all’interno del panorama dei cinecomic di fine anni Duemila. Tuttavia, una sceneggiatura incapace di sviluppare appieno le proprie potenzialità e personaggi costruiti in maniera troppo superficiale impediscono alla pellicola di compiere quel salto di qualità che le avrebbe consentito di emergere davvero. Rimane così un action fantascientifico piacevole nella visione e discretamente intrattenente, ma incapace di lasciare un segno duraturo.
Push è disponibile in streaming tramite noleggio/acquisto su Amazon Prime Video.
