Punisher War Zone è un film del 2008 diretto da Lexi Alexander, regista di Hooligans, con protagonista Ray Stevenson. L’attore interpreta il noto vigilante e anti-eroe Marvel The Punisher. Prima che gli desse un volto Jon Bernthal nella serie televisiva e nel recente Punisher One Last Kill, lo aveva interpretato Stevenson.
La versione di quest’ultimo è molto diversa rispetto a quella che ha dato Bernthal. In Punisher War Zone, Frank Castle era un uomo di poche parole e tanti proiettili. L’interpretazione di Bernthal privilegia l’oralità a discapito dell’azione, anche se esiste. Sia la serie che lo special hanno edulcorato il personaggio, rendendolo molto diverso dalla controparte fumettistica. Questo film invece ne è l’esatta trasposizione. Qui Frank Castle combatte la sua guerra ed è il Punitore per davvero.
Punisher War Zone-trama
Quando Frank Castle attacca il suo bersaglio, il crimine, nessuno resta vivo. Fatta eccezione per Billy Russotti, interpretato da Dominic West(The Crown 6). Il mafioso fissato con l’estetica, infatti, sopravvive, nonostante Castle lo lanci in un trita bottiglie. Sfigurato, Russotti si vuole vendicare del Punitore e per farlo formerà un esercito di criminali molto rancorosi. Si va dalla yakuza fino agli spietati russi di Tiberiu Bulat. Solo contro un’ esercito, Frank Castle non si tirerà indietro.

Punisher War Zone- la recensione
“Io non ragiono mai su come devo affrontare una cosa, sono già proiettato oltre.”
Basterebbe questa frase per descrivere la potenza narrativa e cinematografica di Punisher War Zone. Fin dalle prime scene, ci rendiamo subito conto che Frank Castle è un uomo inesorabile e spietato.
Quando entra nella villa del boss mafioso Cesare, il montaggio esalta la sua convinzione , appendendolo letteralmente ad un lampadario. L’apertura del film ci fa calare in quella che sarà l’intera linea successiva dell’azione: un qualcosa di brutalmente spettacolare.
Durante una cena tra mafiosi, le luci improvvisamente si spengono. Massimo Cesare è illuminato dalla fioca luce rossa di un fumogeno. È un presagio di morte. Ecco che nell’ombra appare il teschio del Punitore. Tutto è orchestrato per esaltare l’arrivo dello spietato giustiziere. Il cromatismo, tra rosso e nero, alimenta la vocazione al sangue del protagonista, il suo animo da mietitore.

Punisher War Zone- Frank Castle è morto con la sua famiglia
Nelle ultime trasposizioni cinematografiche del Punitore si è persa la vena più attinente al personaggio. Banalmente, non è che non punisca nessuno. Il problema è che lo fa dopo una serie di inabissamenti emotivi non degni del personaggio. Tali situazioni di stallo ed oblio non esistono.
O meglio, ci sono ma solo quando non c’è nessun criminale da mietere. Frank Castle, che di fatto è la morte ed è morto con la parte più viva della sua vita, la famiglia, quando si avvicina alla sua prossima vittima lo fa in maniera retta e sicura. È un uomo che ha conosciuto il dolore, ne è inebriato, ma non tradisce una sola lacrima.
Neanche quando si sistema il naso rotto con una penna in auto. Ogni scena d’azione non è assolutamente fine a se stessa od un riempitivo. La fotografia si lega al dinamismo delle sequenze più movimentate. Non siamo calati nella New York tutta splendente di Spiderman, ma nella sua parte più malfamata, nebbiosa, con scarne luci al neon e degradazione.
Frank Castle cammina, pallido e ferito, illuminato dalle luci intermittenti della metropolitana. Avanza verso la camera, facendoci sentire vittime per un attimo.

Un mosaico di vendetta e umanità
Frank Castle però non è un mostro senz’anima che pensa solo ad uccidere. Il palmo esile di una bambina sul suo più vissuto e contrito ne è la prova. C’è chi è molto più mostruoso di lui. Si tratta di Jigsaw, l’alter ego di Billy Russotti. Il mafioso sfigurato, dal volto dilaniato, come quello di un mosaico, libererà tutto il suo animo peggiore. E non sarà da solo. Condivide la pazzia insieme al fratello, Jimmy il matto. Il duo è esplosivo dall’inizio alla fine del film.
La vera esplosione scoppia quando Russotti vede il suo volto allo specchio, ritenendosi orribile. Jimmy il matto allora sfonderà tutti gli specchi con molteplici testate. La follia dei due è sceneggiata in maniera convincente e non per niente forzata.
Pur avendo una trama molto lineare e non colpi di scena particolarmente incisivi, Punisher War Zone è un action solido e molto godibile.
È interessante il gioco cromatico, a seconda dei contesti e delle emozioni da essi suscitati. Mentre Castle fa ciò che gli riesce meglio, è contornato da un rosso vivo. Nei momenti più introspettivi, pochi ma essenziali, da un blu molto scuro. Parlando dell’introspezione, lo vedremo entrare in una chiesa, pregare, forse, i suoi cari, prima dell’ assalto finale.

Un po’ di ironia in un mondo crudele
L’improbabile alleato Soap nella lotta contro il crimine funge da perfetta spalla comica, nonostante la presenza del comico di professione Wayne Knight nei panni dell’iconico Micro.
Riguardo alla polizia, alla maggior parte dei poliziotti sta bene che ci sia Frank Castle in circolazione. Oltre a Soap, la task force per catturarlo è composta anche da Paul Budiansky.
Lui è l’unico che potrebbe tenere testa a Frank Castle. Sono uno l’antitesi dell’altro. Budiansky è fedele alla legge dello Stato, Castle alla sua. Sono lo sceriffo e il fuorilegge in un film d’azione pulp che sembra anche un western, non arricchito dalla musica di Morricone ma dall’urlante hard metal di Rob Zombie.

Conclusioni
Tra guerra e pace, dolore e attimi di piacere, il vero mosaico non è sulla faccia di Russotti ma nell’animo di Frank Castle. I pezzi del puzzle sono veramente tanti e ciascuno di loro costituisce un motivo per guardare questo film.
Cast
Ray Stevenson interpreta il Punitore, affiancato da Wayne Knight( Micro), Dash Mihok(Soap), Colin Salmon(Budiansky). I loro nemici da affrontare sono incarnati dai volti di Doug Hutchison (Jimmy il matto), elogiato per il suo ruolo ne Il miglio verde, e Dominic West( Billy Russotti\ Jigsaw).
