Primetime (2026) è l’atteso film di Lance Oppenheim con protagonista Robert Pattinson presentato qui al Festival di Venezia. Oppenheim è al debutto come regista di film di finzione. Prima di questo si è occupato dello sviluppo di documentari. A24 e Ari Aster producono questa pellicola che ha attirato l’attenzione del pubblico e della critica dopo quell’interessantissimo primo trailer. A Venezia non è l’unica opera prima di un/a regista documentarista alle prese con la fiction. Da segnalare anche La Ragazza con la Leica che è un adattamento molto interessante del libro omonimo.
Robert Pattinson sta facendo di tutto e di più per farci dimenticare le sue “prodezze” come vampiro in Twilight. Quest’anno sono diverse le pellicole con lui presente che hanno catturato molto interesse. The Drama a inizio anno è stato molto accolto, specialmente per la coppia inedita Pattinson – Zendaya su schermo. Coppia che si ripeterà anch’essa diverse volte quest’anno. Con risultati che finora hanno dato non pochi frutti.
Quest’estate con Odissea, Pattinson ha potuto portare in scena un personaggio negativo e codardo come Antino. E a fine anno lo vedremo nell’atteso terzo capitolo, a quanto pare conclusivo, della saga di Dune. Pattinson qui porta in scena Chris Hansen, presentatore tv con un’idea che potrebbe rivoluzionare la televisione per sempre. Come soggetto è palese il fil rouge con un altro film presentato qui a Venezia: ovvero Ink. Primetime sarà il solito film lesso dell’A24 degli ultimi anni o si è dimostrato qualcosa di più?

Primetime – Trama
2006. Una tredicenne fa entrare un ex soldato in casa sua, dopo che i due si erano dati appuntamento online per fare sesso. Una volta entrato in cucina viene lasciato da solo dalla minorenne e al suo posto entra un carismatico Chris Hansen (Robert Pattinson) con delle pagine stampate in mano. Hansen ripete delle frasi sconce, a quanto pare dette dal soldato alla ragazzina. Entrano telecamere, microfonisti, un’intera troupe.
Chris Hansen è un conduttore televisivo per la NBC che ha avuto un’idea rivoluzionaria. Con il programma “To Catch a Predator“, l’obiettivo di Hansen è quello di svelare i predatori sessuali a caccia di minorenni online. E il suo metodo è avvalersi di ottimi collaboratori: un uomo che si occupa di chattare con gli eventuali predatori, un’attrice che impersonifica le minorenni e una producer carismatica.
Il programma piace, e i produttori vogliono spostarlo in prima serata, in diretta competizione col prodotto più visto in assoluto: Lost. Hansen è euforico all’idea, così tanto da voler ampliare il team e includere anche un altro giovane attore di nome Dan (Skyler Gisondo). Dan è emozionato all’idea, ma perché non ha ancora ben compreso che cosa deve fare di preciso. Sa solo che il suo grande sogno d’attore si sta per avverare, in teoria.

Primetime – Cast
Che Robert Pattinson sia centrale nella pellicola si è ben capito. Ma non è solo lui a brillare in questo film. Skyler Gisondo ha un viso giovanile e da bravo ragazzo che è stato usato bene anche da altri registi come Gunn per il suo Superman o Paul Thomas Anderson per Licorice Pizza. Gisondo fa un ottimo lavoro per impersonare inverosimilmente un tredicenne in cerca di avventure. La sua innocenza e la sua forza di volontà nel risultare professionale sono palpabili.
La producer Lynn Keller è interpretata da Merritt Wever (Godless), pronta a tutto per far decollare bene il programma, anche se vive anche lei un conflitto per via di offerte di lavoro dalla rivale ABC. Nel corso della pellicola sarà sia pronta a guidare Hansen nei suoi momenti di dubbi, sia lo sprona a farsi amico Dan per tenerselo buono.
Bookem Woodbine (Fargo 2) è uno sceriffo che è pronto a mettere a disposizione tutto il suo distretto al programma. In modo che possano risaltare i suoi poliziotti in vista degli ottimi ascolti di “To Catch a Predator“. Il primo predatore è interpretato da Tony Revolori e il membro del team adibito a chattare con i pervertiti è interpretato da Matthew Maher (La Legge della notte).

Primetime – Recensione
Oppenheim è un regista documentarista, il che dà a un film un tocco molto particolare. Considerando che è un esordio narrativo, è un inizio coraggioso. Si decide di optare per un impianto molto fedele al tipo di televisione dell’epoca, quindi con un formato degno del cubo catodico del 2006. Il film ruota attorno alla performance di Pattinson: centrale ma non troppo ridondante. Anche perché il resto del cast è ben meritevole.
Nella narrazione è molto importante il giovane Dan, speranzoso e volenteroso nel recitare al meglio per attirare i predatori. Perché nel 2006 la televisione non era cresciuta come ora e all’epoca un attore che si prestava a un prodotto simile… non era di certo il sogno che aveva da piccolo. Infatti è molto interessante il conflitto interiore che Dan prova, soprattutto nella seconda parte dove si va a caccia del “pesce grosso”.
Il film ha un buon ritmo, c’è un buon senso dell’umorismo macabro per stemperare la situazione perversa che si sta creando. Come opera prima è diretto molto bene, Oppenheim ci tiene a mostrare il tutto davvero come fosse una puntata del programma televisivo. Ed è ben chiaro il conflitto interiore anche del protagonista Chris Hansen, che è pronto a fare davvero di tutto per alzare gli ascolti e convincere tutti i detrattori che stia facendo qualcosa di davvero importante.

Conclusioni
Lance Oppenheim mette su una pellicola che intrattiene molto, dai ritmi non baldi e dalle interpretazioni notevoli. Non è un film che rivoluziona il genere e fa uscire esaltati, ma è un buon film che porta avanti il suo discorso con un ottimo mestiere. Pattinson regala un’interpretazione notevole, assieme al resto del cast che è la vera sorpresa della pellicola. Un plauso al comparto tecnico, molto fedele alla televisione dei primi 2000 che ha cresciuto e intrattenuto molti spettatori.
La storia drammatica di questo conduttore televisivo Chris Hansen è raccontata col giusto spirito, e la sua vita personale non risulta di troppo, anzi pare molto funzionale per raccontare il conflitto del protagonista. Si ha la sensazione che Primetime come film potesse spingere ancora di più sul lato della profondità, ma risulta una buonissima visione caratterizzata da ottime performances. Pattinson ha dimostrato per l’ennesima volta di essere un grande attore, e in lingua originale riesce ad avere una voce ammaliante tipica da conduttore tv.
Una cosa è lampante dopo aver visto il film. Niente era meglio di Lost all’epoca.

