HomeCult MoviePredator: la recensione

Predator: la recensione

-

Il 1987 ha visto l’uscita nelle sale di una pietra miliare del genere Action Sci-fi: Predator, diretto da John McTiernan e con protagonista Arnold Schwarzenegger, in uno dei migliori periodi della sua carriera da interprete. L’attore austriaco naturalizzato statunitense era infatti reduce da Conan il Barbaro (1982), il primo Terminator (1984), senza dimenticare L’Implacabile dello stesso anno d’uscita del primo capitolo sull’alieno yautja.

Predator: la trama

Jim e John Thomas, autori di soggetto e sceneggiatura del primo film sul camaleontico alieno yautja, dipingono in questo modo le prime scene di Predator: una navicella spaziale orbita intorno alla Terra e sgancia, in un punto preciso dell’America Centrale, una capsula contenente chissà cosa. Nessuna spiegazione in merito viene data allo spettatore che, l’attimo dopo, si ritrova a osservare un manipolo di militari intenti a reclutare l’ex maggiore dei berretti verdi Dutch Schaefer (Arnold Schwarzenegger).

Predator

Dutch viene, suo malgrado, convinto a prendersi carico di una missione rischiosa: salvare un ministro a bordo di un elicottero finito fuori rotta e preso d’agguato da forze guerrigliere di zona. Purtroppo però, per l’ex maggiore e la squadra di valorosi soldati, nulla è come sembra, perché si ritrovano invischiati in questioni politiche impreviste, senza contare l’interesse da parte di un osservatore misterioso e implacabile, pronto ad eliminare a sangue freddo Schwarzy e compagni.

Predator: il cast

Il buon McTiernan non perde tempo in preamboli d’alcun tipo. Non è di suo interesse dare una qualsiasi profondità ai personaggi che dirige e, oltre a rivelare al pubblico la presenza di un legame d’amicizia tra il protagonista Dutch e il suo commilitone George Dillon (interpretato da Carl Weathers), non fa nulla di più per rendere interessanti gli altri. Per il regista infatti gli attori, almeno nella prima parte della pellicola, non fanno altro che prestarsi al suo gioco fatto di grandi esempi di machismo, battute di basso livello e altri espedienti necessari a mostrare al pubblico quanto i soldati di Dutch possano sembrare invincibili e capaci di qualsiasi prodezza.

Predator

Ma è proprio di apparenza che si tratta. I compagni d’armi di Schwarzenegger cadranno come foglie secche, l’uno dopo l’altro, sotto i colpi della minaccia aliena, non prima però d’aver fatto sfoggio di un po’ di sano umorismo di serie B. Il protagonista, ad esempio, nel momento dell’assalto alla base di guerriglieri, sfonderà la porta di una casa a calci senza sforzo, presentandosi agli occupanti dello stabile con uno “scusate se non ho bussato”, per poi crivellarli di colpi. Altra battuta di livello del film si ha quando uno dei commilitoni fa notare al soldato Blain (Jesse Ventura) d’essere ferito.

Il personaggio interpretato da Ventura risponde di non avere tempo per sanguinare. Ed è così, che l’azione sembrerebbe procedere, tra una sparatoria e uno squartamento, ma c’è di più. Prima di un viaggio in profondità però, non si possono dimenticare gli altri soldati della battaglia: Bill Duke (sergente Mac Eliot), Shane Black (Hawkins) e Richard Chaves, nell’iconico ruolo del ricognitore Poncho Ramirez.

Il ricognitore ha una percezione del pericolo superiore rispetto ai suoi colleghi, e l’attore che lo interpreta riesce a dargli il carisma necessario a renderlo memorabile.

Predator: la recensione

L’opera di McTiernan contiene significati nascosti e riflessioni che, probabilmente, neanche gli addetti ai lavori si sarebbero mai aspettati. Sfide tra attori, selezioni naturali e critiche alla guerra si celano tra i meandri del frenetico Action Sci-fi con protagonista Arnold Schwarzenegger.

Schwarzenegger, un avversario degno di Rambo

La sfida a distanza tra Arnold Schwarzenegger e Sylver Stallone ha in parte coinvolto anche Predator. Compito dell’austriaco era infatti all’epoca di dare uno spessore a Dutch Schaefer, di renderlo così convincente da rivaleggiare con Rambo (i primi due capitoli erano stati rilasciati, nel 1982 e nel 1985).

Dutch, a differenza di Rambo, non deve vedersela con uomini della propria pasta, ma bensì fronteggiare un alieno venuto dallo spazio per cacciare sulla Terra. Schwarzy riesce appieno nell’intento, calandosi nei panni di un soldato che, per battere un nemico freddo e spietato, provvisto di una tecnologia superiore, dovrà riavvicinarsi alle proprie origini primitive, spogliarsi delle moderne armi da fuoco per mimetizzarsi col fango, attendendo in agguato con arco e frecce il momento di abbattere il nemico.

Ciò rappresenta dunque, per il protagonista, un percorso di ricongiungimento con la natura, e solo alla fine di tale percorso l’avversario sarà sconfitto.

Il cacciatore

Dopo i primi agguati dell’alieno ai danni di Dutch e compagni, è evidente un’amara rivelazione: lo yautja non caccia per sopravvivere, ma perché è nella sua natura trovare prede che mettano alla prova le proprie capacità, quasi come fosse uno sport o un hobby. Oltre a questo, è importante notare come gli sceneggiatori abbiano sollevato, con alcuni intelligenti stratagemmi di scrittura, questioni che sconfinano in concetti scientifici non banali, tra cui la selezione naturale introdotta da Darwin: gli individui più deboli vengono eliminati, mentre chi si adatta riesce a sopravvivere.

Praticamente ciò che Dutch riesce a fare nella lotta contro il predatore alieno, cioè uscire vincitore nella selezione naturale, nonostante le premesse non incoraggianti. I compagni del protagonisto non sono stati in grado di adattarsi, e la loro apparente invincibilità è stata distrutta da un nemico con più risorse e capace di ambientarsi in un batter d’occhio nella selvaggia giungla dell’America Centrale (la location del film, ad essere precisi, è Puerto Vallarta, Messico).

Curioso anche che i fratelli scrittori del film abbiano inizialmente preso in considerazione il nome “Hunter” per il letale l’antagonista.

Un’azione coinvolgente e gli straordinari effetti speciali

Il regista si dimostra molto abile nel mostrare gli eventi con inquadrature strategiche e ben mirate: pur non essendo certamente da Oscar, la guida al timone del film trasporta infatti lo spettatore nel vivo dell’azione, portando a casa il compito a pieni voti.

La pericolosità dell’alieno antagonista, che fa fuori uno dopo l’altro i malcapitati soldati, è evidente ad ogni ciack e, accompagnata dagli effetti speciali dello straordinario Stan Winston (Terminator 2 – Il giorno del giudizio), dona al pubblico la sensazione di precarietà propria di chi è in lotta contro un nemico misterioso e implacabile.

Anche nelle scene precedenti al primo attacco dell’alieno, come nella mattanza della base dei guerriglieri, il regista dirige in maniera frenetica, tra un’esplosione fragorosa e una raffica di armi da fuoco, illustrando in maniera chiara il campo d’azione su cui gravitano gli attori. Non sarà dunque da Oscar, ma McTiernan è comunque un maestro del genere Action.

Una critica alla guerra

Nonostante McTiernan fosse mosso principalmente dallo scopo di intrattenere il pubblico, lo stesso non si può dire dell’opera d’insieme. Come prima anticipato, Schwarzenegger torna ad uno stadio quasi primitivo per riuscire a prevalere sull’avversario. Ma da questa riflessione ne nasce un’altra: non è forse questo, a volte, il destino di un uomo che viene suo malgrado coinvolto in un qualsiasi conflitto?

In guerra, tra i tanti esempi di coraggio, ve ne sono altrettanti purtroppo di uomini che diventano più selvaggi degli stessi animali pur di sopravvivere. Ed è così che una critica, anche se velata e, probabilmente, involontaria degli addetti ai lavori, si palesa agli occhi dello spettatore.

E i messaggi nascosti e le analisi critiche ben si confanno ad una pellicola pregna di generi cinematografici: azione, thriller, fantascienza e tratti d’orrore e raccapriccio. Questo è Predator.

Predator: il trailer

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Predator del 1987 è un Action Sci-fi frenetico, che si mescola a tratti con altri generi cinematografici, portando a casa un risultato finale spettacolare. Il film con protagonista Schwarzenegger è un peso massimo della sua categoria, impreziosito dagli effetti speciali del premio Oscar Stan Winston e da una serie di riflessioni inaspettate, condite da importanti concetti scientifici. Da non perdere.
Danilo Abate
Danilo Abate
In bilico continuo fra il thriller d’autore e una pellicola di fantascienza, cerco sempre nuovi modi per riflettere, trovare prospettive inedite e sorprendermi. Parlare di cinema è parlare di opere fatte di emozioni umane, cose concrete, che vengono rese nel modo più imprevedibile e astratto. Il mio obiettivo è scandagliare ogni angolo di girato per dare voce a ciò che è nascosto tra un ciack e l’altro.

ULTIMI ARTICOLI

Predator del 1987 è un Action Sci-fi frenetico, che si mescola a tratti con altri generi cinematografici, portando a casa un risultato finale spettacolare. Il film con protagonista Schwarzenegger è un peso massimo della sua categoria, impreziosito dagli effetti speciali del premio Oscar Stan Winston e da una serie di riflessioni inaspettate, condite da importanti concetti scientifici. Da non perdere.Predator: la recensione