Pilgrimage-Terre selvagge è un film del 2017 diretto da Brendan Muldowney, con protagonisti Jon Bernthal e Tom Holland, prima che facessero la coppia Uomo ragno e Punitore. Già in questo film, che è uno dei loro primi progetti insieme, c’era una tangibile sinergia tra i due. La stessa si è poi vista nel recentissimo Spiderman Brand New Day. In Pilgrimage-Terre selvagge facciamo un salto molto indietro nel tempo, rispetto alla modernità tutta tecnologica di Spiderman. Siamo in una landa sperduta dell’Irlanda del Nord, verso la metà del 1300, in pieno periodo di Crociate.
Pilgrimage Terre selvagge-la trama
C’è chi crede nelle divinità, pregando in silenzio ma c’è anche chi, come i templari, pregano combattendo, sguainando le spade della fede. Il credo è molto potente e per questo i suoi seguaci hanno altrettanto potenti rivali. Alcuni di questi lapidano colui che avrebbe dovuto essere il sostituto di Giuda. Il sangue del corpo esamine dello sfortunato finisce però su una dei sassi con cui è stato lapidato. Basta una piccola goccia per rendere vivo un oggetto inanimato. Quella pietra diventa ben presto una reliquia da proteggere, contesa da diverse fazioni, alleate ed eretiche. Un funzionario del Vaticano di Roma si reca allora in un villaggio di monaci irlandesi. Sono questi religiosi i custodi della reliquia. Ora il loro bene prezioso dovrà viaggiare miglia e miglia dalla sua attuale residenza per raggiungere la Santa Sede, a qualunque costo.

Pilgrimage Terre selvagge-la recensione
Molti film storici appesantiscono la narrazione con numerosi momenti di stallo ed altri invece più dinamici, soprattutto di battaglie, a colpi di spada. Non è il caso di Pilgrimage-Terre selvagge, poiché in questo film l’azione ed il dialogo sono perfettamente equilibrati. L’inizio è meritevole di attenzione, poiché esibisce subito la cruda spietatezza che accompagnerà tutto il corso narrativo. Non c’è musica durante l’apertura, eccezion fatta per i rintocchi dei sassi sul cranio troppo leggero del sostituto di Giuda. Lapidato come eretico e costretto a rinnegare il suo Dio, egli ha compiuto un atto di martirio. La pietra su cui si è adagiato il suo sangue è diventata un espediente metafisico per dare un po’ di fantasiosa impronta al realismo storico.
Al pari del famoso cubo, impugnato da molteplici anti-eroi marvel, come Loki in Thor, ecco che la pietra assume una valenza trascendentale, se vogliamo, super eroistica. E qui, del resto, i super eroi ci sono, anche se sono travestiti da monaci. Jon Bernthal, alias il muto, interpreta un templare traumatizzato dalla guerra, un penitente che trasporta il peso dei peccati con secchi d’acqua molto pesanti. Non parla, ma è dotato di una forza e di una rabbia esagitate. È una furia silenziosa ma sanguinaria, che ricorda molto il suo The Punisher. La sua spalla è anche un ragazzino da proteggere, il perfetto Uomo Ragno o monaco di quartiere, sempre indeciso, insicuro, ma con una fede straordinaria e radicata.
Un funzionario del Papa ben vestito, direttamente da Roma, e per un attimo sembra addirittura di star guardando Il nome della rosa, arriva in Irlanda per informare i monaci di una spedizione imminente, a loro carico.

Tra fede ed orrore
I monaci devono portare la reliquia in Vaticano, affinchè non cada in mano nemica. Oltre che dalle forze nemiche del Medio Oriente, qualcuno parla addirittura dei norreni, i vichinghi, che fanno razzie in numerose cattedrali di cattolici. Inizia allora il viaggio di pochi uomini di fede, scortati da difese scarne, eccezion fatta per il muto, passando per le terre selvagge. Anche qui, come all’inizio, la musica è occultata dai suoni ambientali del territorio in cui si annida l’orrore. La macchina da presa, mentre i monaci camminano, si sofferma più volte sulle rappresentazioni senza sconti dell’orrore. Inquadra, ad esempio, alcune teste su delle picche, legnetti incrociati come presagi malefici e guerrieri ricoperti di foglie, con maschere di inquietanti animali. Tutto si combina perfettamente per creare la tensione. Al pari dei monaci, siamo in agguato del pericolo, pronto a tenderci improvvise imboscate, quelle del salto dalla poltrona.
Quello dei monaci è una traversata tra fede ed orrore, tra credere nel bene e nel male, quando il secondo appare molto più presente del primo. Inoltre, i confini tra l’uno e l’altro sono spesso sfumati. Il vero ruolo della reliquia non sembra solo quello relativo alla sua custodia. Il muto e il suo compagno lo capiranno a loro spese, scegliendo in cosa credere davvero, se in loro stessi o nella fede che fu tramandata dai padri.
Cast
A Bernthal e ad Holland si uniscono anche gli attori Richard Armitage(Raymond de Merville) il cavaliere normanno John Lynch, l’erborista Stanley Weber, Fratello Geraldus e il monaco cistercense Hugh O’Conor. Ricordiamo Eric Godon nel ruolo del Fratello Gordon, il Barone de Merville Rúaidhrí Conroy e Lopsided interpretato da Tristan McConnell
Conclusioni
Il film è capace di non essere pomposo nel trasmettere il concetto di fede nelle regole della religione o in quelle più personali. Pur risultando molto incisivo nel manifestare l’orrore nudo e crudo, rimane elegante nella violenza viscerale che presenta. La sua non è una vena macabra nata per essere tale, poiché il suo compito è quello di mostrare uomini di pace allo stremo delle loro forze, che diventano animali feroci. Uniamoci alle bestie fameliche, visionando questo film un po’ datato ma sicuramente da recuperare.

