lunedì, 20 Settembre, 2021

Perché sei come sei – recensione della serie australiana

Perché sei come sei è una brillante miniserie australiana, un carismatico progetto di entertainment realizzato da giovani per giovani. La serie, ambientata nell’aria metropolitana di Melbourne, ha un registro che pertiene prettamente alla commedia. Le sei puntate di cui si compone la prima stagione, ognuna con una durata che oscilla intorno ai venticinque minuti, sono disponibili sulla piattaforma di streaming Netflix dallo scorso 16 aprile. La regia delle puntate, pulita e lineare, è affidata alle giovani ma sapienti mani di Adam Murfet e Jessie Oldfield.

Perché sei come sei

La sceneggiatura, in questo caso forse ancor più importante della regia (come spesso accade nelle serie di natura speculare a questa), è stata curata da un giovane e brillante trio: Naomi Higgins (anche protagonista), Humyara Mahbub, migliore amica di Higgins, e Mark Samual Bonanno del gruppo australiano di comicità dell’assurdo noto come Aunty Donna. La narrazione segue il quotidiano di tre eccentrici e curiosi protagonisti, Penny, Mia e Austin, rispettivamente interpretati dall’autrice Naomi Higgins, Olivia Junkeer e Will King. La breve serie racconta le vicende di questo gruppo di giovani, mentre crescono emotivamente e professionalmente restando però inclini a comportamenti infantili, che li portano a faticare nel trovare la loro strada nel mondo degli adulti.

La serie è fortemente ancorata a temi estremamente attuali. Il costante riferimento all’ideologia femminista, incarnata dal personaggio di Penny, mette in luce alcuni elementi cardine della toxic masculinity, di cui molto si parla (e a ragione) di questi tempi. Molto frequenti anche i cenni all’uso dei social, che sfociano inevitabilmente nel grande macro-tema della social exposure. Perché sei come sei, titolo reso in lingua originale con un più eloquente ed esplicativo Why are you like this?, non manca però di focalizzarsi su altri argomenti, meno “nuovi” ma comunque fortemente attuali: primo fra tutti l’ approccio alla religione, che si concentra maggiormente nel personaggio di Mia. Le puntate oscillano tra il pressante argomento della disoccupazione o del lavoro (tra chi non lo trova, chi fatica a mantenerlo e chi vive in modo ostile l’ambiente dell’ufficio), dell’amicizia e della formazione della propria identità politica e ideologica.

Perché sei come sei

I tre istrionici protagonisti agiscono nel tentativo di far sentire la propria voce e muovere i primi passi in un mondo di cancel culture e politicamente corretto, ma l’impresa si rivelerà più ardua di quanto si possa immaginare. Perché sei come sei non manca di integrare nella narrazione un forte interesse per temi di influenza LGBTQI+, né si cela dietro a tabù relativi al sesso e alla sessualità. Tra drag show, incidenti con le coppette mestruali, ostilità lavorative e frenesia del quotidiano, Mia, Austin e Penny tentano di diventare le persone che vogliono essere nel futuro, costruendo faticosamente il loro avvenire.

La puntata pilota di Perché sei come sei è comparsa per la prima volta in Australia sul canale ABC nel 2018, come episodio (il primo della seconda stagione) di una serie antologica di due stagioni, Fresh Blood, che proponeva agli spettatori possibili pilots da sviluppare in serie a sé stanti in un secondo momento, qualora avessero dimostrato di incontrare i gusti del pubblico. Nel 2019 il canale ha deciso di portare avanti l’esperimento di Perché sei come sei, sviluppando le sei puntate che sono state mostrate in prima visione su ABC dal 16 febbraio 2021 e che attualmente sono reperibili su Netflix. Seguendo il recente successo delle figure antieroiche nel cinema e nella serialità contemporanei, non stupisce il successo della serie. Per quanto mossi da buone intenzioni, i tre protagonisti dimostrano di avere a tutti gli effetti delle personalità quantomeno spiacevoli. Mia sembra essere intrinsecamente cattiva, Austin si muove tra l’accidia e il menefreghismo, Penny rasenta l’isteria. Con questi personaggi siamo indubbiamente ben lontani dai protagonisti morali e benevoli che popolavano gli scenari televisivi fino a pochi decenni fa. Ciononostante, forse sono proprio le loro zone d’ombra a rendere Penny, Mia e Austin così reali e perciò accattivanti per il pubblico.

Perché sei come sei

Penny è una lavoratrice ventenne. Le sue giornate sono divorate dall’ansia: la giovane teme di non riuscire a farsi valere e al contempo di fare un torto alle minoranze che vuole difendere. Vuole essere l’amica perfetta e l’alleata migliore su cui le persone attorno a lei possano contare, ma non si rende conto che è schiacciata dalle sue paranoie e dall’insicurezza latente, che porta il suo overthinking a raggiungere sprazzi di isteria. Sogna di essere la paladina delle minoranze, ma si perde nelle sue stesse battaglie. Mia è la migliore amica di Penny, una giovane sud-asiatica bisessuale. La ragazza è furba e sicura di sé, ma la sua forza caratteriale tende a sconfinare nella crudeltà verso il prossimo. In conflitto con il mondo del lavoro e con la propria religione, cerca un’occupazione con la stessa insistenza con cui tenta di trovare un/una partner. Austin è il coinquilino di Penny, un giovane ragazzo gay con la passione per gli spettacoli drag dove offre le sue eccentriche performance. Austin nasconde le sue tendenze depressive dietro gioielli e make-up, ha sempre la risposta pronta ed è molto sicuro di sé, tanto da rasentare l’egoismo.

Perché sei come sei fa proprio il topos dei coinquilini, del gruppo di amici, portato alla celebrità negli anni Novanta dalla celebre sit-com Friends. Sono moltissime le serie tv che hanno sfruttato questo leitmotiv, dall’ormai iconica How I met your mother fino alle più recenti (e francamente forse meglio riuscite di Perché sei come sei) Please like me di Josh Thomas (2013) o Crashing (2016) della promettente Phoebe Waller-Bridge. Allo stesso tempo, la serie testimonia il rinnovato interesse da parte dell’entertainment australiano nei confronti delle tematiche LGBTI+, un ambito a lungo taciuto. L’interesse è testimoniato esplicitamente da prodotti precedenti, tra cui l’estremamente efficace Please like me di cui sopra e i monologhi di stand-up comedy dai risvolti toccanti dell’australiana Hannah Gadsby, in primis Nanette (entrambi disponibili su Netflix).

Perché sei come sei

Perché sei come sei gioca con toni e registri, ironizzando su questioni serie (Penny che inavvertitamente provoca il licenziamento delle donne di un’azienda, Mia che lucra sul corpo della giovane collega) conferendo al contempo ad elementi meno importanti un alto grado di dignità (Penny che, ubriaca in discoteca, riflette sull’amicizia tra lei e Mia). Il finale della serie, probabilmente, è l’elemento più debole della sceneggiatura: gli autori hanno voluto unire (quasi forzatamente) eventi estrapolati dalle varie puntate portandoli ad un capolinea comune. Gli ultimi minuti dell’ultima puntata suonano quasi retorici, contraddicendo parzialmente quello che era stato il tono ironico e giocoso che si era piacevolmente imposto nelle precedenti puntate. Nonostante questo, la serie nella sua interezza risulta fresca, brillante e divertente. Paradossalmente, fra le righe dei toni da commedia di Perché sei come sei si può leggere una visione di fondo non particolarmente positiva. Quella che scaturisce dalla serie è una risata che fa riflettere: i tre protagonisti comprenderanno di essere circondati da una società composta da persone meschine, incoerenti, e semplicemente decideranno di passarci sopra, di sorvolare il problema.

Perché sei come sei gioca con il confine del politicamente corretto sin dai primi minuti della puntata pilota. Penny vuole fare licenziare un suo collega denunciandone l’omofobia, quando il ragazzo dichiara semplicemente di non essere interessato al reality RuPaul’s Drag Race; Mia giustifica a sproposito le sue mancanze sul lavoro con la sua religione. In Perché sei come sei, tra botta e risposta rapidissimi e situazioni surreali, idealismo e utopia di un trio di giovani ventenni si scontrano con la dura realtà, e le conseguenze di questo attrito saranno fin troppo reali nelle vite di Penny, Mia e Austin, che nonostante le avversità scelgono di affrontare il mondo degli adulti con un tenero sorriso.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SINOSSI

Perché sei come sei è una brillante serie tv australiana che con toni comici affronta tematiche complesse e delicate, portando sulla scena tre protagonisti ventenni che si affacciano al mondo degli adulti, dove idealismo e atteggiamenti infantili si scontrano con la dura realtà.
Eleonora Noto
Laureata in DAMS, sono appassionata di tutte le arti ma del cinema in particolare. Mi piace giocare con le parole e studiare le sceneggiature, ogni tanto provo a scriverle. Impazzisco per le produzioni hollywoodiane di qualsiasi decennio, ma amo anche un buon thriller o il cinema d’autore.

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