Paul Schrader torna alla Mostra del Cinema di Venezia con The Basics of Philosophy, il suo nuovo film che riprende uno dei temi più ricorrenti della sua carriera: l’uomo costretto a confrontarsi con il proprio passato e con i sensi di colpa.
Il regista, 80 anni, continua così il percorso iniziato con Taxi Driver (qui la recensione), scritto per Martin Scorsese, e proseguito con opere come First Reformed, The Card Counter e Master Gardener.
Il protagonista, interpretato da Jack Huston, è un professore di filosofia che vive tormentato dal rimorso per una grave scelta compiuta anni prima. Quando la persona coinvolta in quell’episodio ricompare nella sua vita, il passato torna prepotentemente a galla.
Nel cast figurano anche Sofia Boutella, Daniel Zovatto, Bill Pullman e Richard Gere.
Schrader ha spiegato che l’idea del film è nata mentre parlava con Jake Gyllenhaal, inizialmente considerato per il ruolo principale. Pensando a quale personaggio potesse interpretare, il regista ha immaginato un professore di filosofia con un segreto oscuro. Da lì è nata la storia, costruita attorno alla colpa, alla possibilità di cambiare e al difficile rapporto tra peccato e redenzione.
Per il protagonista Schrader ha poi scelto Jack Huston, convinto che il film potesse offrirgli finalmente un ruolo da vero protagonista. La scelta si è rivelata particolarmente importante anche per la delicatezza del tema affrontato.

Paul Schrader tra colpa, fede e possibilità di cambiare
La riflessione sulla colpa occupa da sempre un posto centrale nel cinema di Schrader.
Il regista collega questa attenzione alla propria educazione calvinista, che gli ha trasmesso una visione molto rigorosa della moralità, della fede e della natura umana. Non considera però quella formazione un peso: al contrario, la definisce una parte fondamentale della propria crescita intellettuale.
Nel film torna anche una domanda essenziale: le persone possono davvero cambiare? Attraverso il filosofo Baruch Spinoza, Schrader mette in discussione il libero arbitrio e lascia volutamente senza una risposta definitiva il destino del protagonista.
Parlando della propria vita privata, il regista ha inoltre raccontato di aver affrontato la recente morte della moglie Mary Beth Hurt immergendosi completamente nel lavoro. Per lui, infatti, lavorare rappresenta il modo più efficace per affrontare il dolore.E Schrader non sembra intenzionato a fermarsi.
Ha già in programma tre nuovi film. Tra questi c’è The Doors of Perception, un progetto dedicato all’ayahuasca. Per prepararsi, a 80 anni, il regista ha persino partecipato a un ritiro in Costa Rica, sperimentando personalmente otto esperienze psichedeliche in due settimane.
Schrader ha infine commentato anche il futuro del cinema. Secondo lui, la sala continuerà a esistere, ma ormai rappresenta soprattutto uno strumento per sostenere il valore commerciale dei film. Anche il successo di The Odyssey, secondo il regista, non dimostra un ritorno definitivo dell’era dei blockbuster: resta, a suo giudizio, una rara eccezione.
