Paradise – Quando il paradiso nasconde l’inferno

Paradise (2025) è la nuova serie di Dan Fogelman. Il creatore di This Is Us è stato capace di creare una serie apocalittica dove il tema più importante è la famiglia. L’amore per la famiglia — e come questa relazione guida i nostri percorsi — convive con i colpi di scena che ogni buona storia merita.
Fogelman torna alla serialità televisiva con la stessa firma emotiva che aveva reso This Is Us un fenomeno globale. Questa volta la incornicia in un genere completamente diverso: il thriller post-apocalittico. Il risultato è uno show che non smette mai di sorprendere, proprio perché sa che il cuore di ogni buona storia non è il mistero, ma le persone che lo abitano.

Paradise

Paradise – Trama

Paradise è ambientata in una tranquilla comunità d’élite, una cittadina dall’aspetto quasi fiabesco, che nasconde un segreto di proporzioni enormi. Quando il Presidente degli Stati Uniti Cal Bradford (James Marsden) viene trovato morto nella sua residenza, il mondo si capovolge per l’agente dei servizi segreti Xavier Collins (Sterling K. Brown), responsabile della sua sicurezza.
Xavier diventa allo stesso tempo investigatore e principale sospettato dell’omicidio. Nel tentativo di scoprire la verità, si scontra con Samantha Redmond (Julianne Nicholson), conosciuta come “Sinatra”, la donna più ricca del mondo e la vera mente dietro la comunità. Ad affiancare Xavier ci sono l’agente Jane Driscoll (Nicole Brydon Bloom) e l’agente Billy Pace (Jon Beavers).

Paradise

Quello che rende la trama davvero speciale non è solo il mistero dell’omicidio, ma il graduale svelamento di cosa sia realmente questo “paradiso”. La serie gioca con i flashback, mostrandoci Cal Bradford in vita, la genesi della comunità, le scelte che hanno portato ciascun personaggio fin lì. Ogni rivelazione cambia la prospettiva su ciò che abbiamo visto in precedenza. Il colpo di scena del primo episodio ridefinisce completamente le regole del gioco.
Al centro di tutto, quasi come un contrappeso emotivo al thriller, c’è la famiglia di Xavier: sua figlia adolescente Presley (Aliyah Mastin) e il figlio James (Percy Daggs IV). Si tratta di due presenze che ricordano costantemente al protagonista — e allo spettatore — per cosa valga davvero la pena lottare.

- Pubblicità -

Paradise – Recensione

La regia di Paradise, firmata principalmente da Glenn Ficarra e John Requa — già collaboratori di Fogelman su This Is Us e Crazy Stupid Love — è volutamente fredda e geometrica. Gli spazi della comunità sono ripresi in modo quasi claustrofobico, i corridoi sempre troppo stretti, le inquadrature spesso simmetriche ma leggermente distorte: un modo visivo per suggerire che questo “paradiso” ha qualcosa di profondamente artificiale.
La struttura non lineare — con i flashback sapientemente distribuiti episodio per episodio — non è solo un espediente narrativo ma una scelta tematica. In un mondo dove la verità viene nascosta e manipolata, anche la forma del racconto deve riflettere quella frammentazione. Ogni episodio è quasi un’unità narrativa compiuta, con il suo arco emotivo, il suo carico di tensione e almeno una rivelazione che rimette in discussione quanto appena visto.

Paradise

Particolarmente riuscita è la gestione del ritmo: Paradise non ha fretta di rispondere alle domande, ma sa sempre come tenere col fiato sospeso. La colonna sonora contribuisce in modo significativo, alternando momenti di silenzio quasi opprimente a improvvisi picchi di intensità. Il risultato è una storia che sa usare ogni elemento — luce, suono, montaggio — in modo coordinato per creare un’esperienza visiva unitaria.

Ma forse la scelta tematica più coraggiosa di Fogelman è anche la più scomoda: in Paradise, chi decide le regole del gioco non è il più giusto né il più eroico, ma chi ha più soldi. Samantha Redmond non è la villain di una favola. Lei è il ritratto di un sistema in cui il denaro compra non solo lusso e sicurezza, ma il diritto di contare in un mondo che crolla. La serie intercetta lo spirito del tempo con precisione chirurgica — l’ombra dei miliardari tecnologici onnipotenti, la sfiducia nelle istituzioni, il potere che si nasconde dietro un sorriso e un conto in banca — e lo trasforma in dramma televisivo non didascalico.

Il cast: la vera anima della serie

Sterling K. Brown è il cuore pulsante di Paradise. Tre Emmy e una nomination all’Oscar (per American Fiction, 2024) alle spalle. Brown porta Xavier Collins in scena con una carica emotiva straordinaria: la determinazione dell’agente, la fragilità del padre, la solitudine dell’uomo che non sa più di chi fidarsi. È una performance che funziona sia nei momenti d’azione che in quelli di silenziosa disperazione.
James Marsden regala una delle sorprese più gradite della stagione. Il Presidente Bradford che vediamo nei flashback è un personaggio stratificato, capace di umorismo e profondità, molto più complesso del semplice “uomo da proteggere” che potrebbe sembrare all’inizio. Marsden dimostra di saper tenere il palcoscenico anche in una storia che, tecnicamente, lo vede scomparire fin dal primo episodio.

- Pubblicità -


Julianne Nicholson è magnetica, inquietante e un po’ incattivita nei panni di Sinatra. Vincitrice di un Emmy per Omicidio a Easttown, costruisce il personaggio con un controllo impressionante. Ogni sorriso nasconde qualcosa, ogni gesto è calcolato, eppure non riesci mai a odiarla del tutto.
Sarah Shahi completa il quartetto principale come Gabriela Torabi, la psicologa che conosce i segreti di tutti, portando i propri.

Conclusioni

Paradise è la sorpresa seriale del 2025: uno show che ha il coraggio di essere ambizioso, politico e profondamente umano allo stesso tempo. Fogelman riesce nell’impresa di costruire un thriller avvincente senza mai perdere di vista ciò che lo interessa davvero — le relazioni umane, il peso delle scelte, l’amore come bussola anche nell’apocalisse.
Eppure, sotto la tensione del thriller e il calore delle relazioni familiari, Paradise lascia allo spettatore una domanda disturbante: in un mondo al collasso, chi ha davvero il diritto di salvarsi? Ed è proprio questa consapevolezza, più di qualsiasi colpo di scena, a restare impressa a lungo dopo i titoli di coda.

Non è una serie perfetta: in alcuni momenti i flashback possono rallentare il ritmo e qualche meccanismo narrativo tradisce la sua natura di costruzione a tavolino. Ma quando Paradise trova il proprio ritmo — e lo trova eccome — diventa una di quelle serie di cui si parla per giorni. Il fatto che ci sia una seconda stagione (attualmente in onda) e la sua candidatura come Miglior Serie Drammatica agli Emmy Awards dice tutto sulla sua qualità.
Con Sterling K. Brown in grandissima forma e una scrittura che cresce episodio dopo episodio. Paradise non è un paradiso perfetto, ma è un luogo in cui vale assolutamente la pena perdersi.

Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Interpretazioni
Sceneggiatura
Emozioni

SOMMARIO

Paradise (2025) è un thriller post-apocalittico molto convincente. Presenta un cast stellare e una scritture che cresce episodio dopo episodio, fino alle riflessioni più scomode. Non presenta sentimentalismi, ma nasconde una profondità resa palpabile grazie alle interpretazioni e dall'amore per la famiglia che funge da unica bussola rimasta in un mondo che crolla.
Margherita Miracolo
Margherita Miracolo
il cinema mi accompagna da quando ero bambina: prima come gioco, poi come rifugio e infine come passione coltivata tra visioni, approfondimenti e nuove scoperte. Dal cinema d'autore al blockbuster, ogni film è un'occasione per entrare in un mondo fatto di stimoli, emozioni e riflessioni

CONDIVIDI POST:

TENDENZA DEL MOMENTO

RACCOMANDATI

Paradise (2025) è un thriller post-apocalittico molto convincente. Presenta un cast stellare e una scritture che cresce episodio dopo episodio, fino alle riflessioni più scomode. Non presenta sentimentalismi, ma nasconde una profondità resa palpabile grazie alle interpretazioni e dall'amore per la famiglia che funge da unica bussola rimasta in un mondo che crolla.Paradise - Quando il paradiso nasconde l'inferno