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Pacifiction – un mondo sommerso: la recensione

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Presentato al Festival di Cannes 2022, Pacifiction – un mondo sommerso, può contare sull’eccellente Benoit Magimel come grande protagonista. E proprio sulla sua straordinaria performance interpretativa, si regge tutto l’impianto di questa estesa vicenda bigger than life. Una pellicola da Palma d’Oro, se non fosse stato l’anno in cui ha trionfato Triangle of Sadness di Ruben Ostlund.

Perchè il regista catalano Albert Serra ci trasporta in un mondo che non conosciamo veramente, dove i bellissimi e formidabili tramonti dell’Oceano Pacifico in una Polinesia denuclearizzata o da rinuclearizzare, fungono da scenario incredibile in questa magniloquente vicenda.

Pacifiction: il cast

Diretto da un cineasta particolarmente apprezzato dal circuito festivaliero, ovvero Albert Serra, Pacifiction può contare sulla gigantesca interpretazione di Benoit Magimel (L’Alto Commissario De Roller). Il resto del cast è composto da Pahoa Mahagafanau (Shannah), Marc Susini (L’ammiraglio), Matahi Pambrun (Matahi), Alexandre Mello (il portoghese)
Montse Triola (Francesca), Michael Vautor (il capitano), Cécile Guilbert (Romane Attia)
Lluís Serrat (Lois) , Mike Landscape (Mr. Mike l’Americano), Cyrus Arai (Cyrus), Mareva Wong (la segretaria), Baptiste Pinteaux (Olivier), Sergi López (Morton)

Waves

Pacifiction: trama e recensione

Polinesia, Isola di Tahiti, De Roller, l’alto Commissario della Repubblica francese e il suo governo, devono indagare su quella che diventa volta per volta l’avvistamento di un sottomarino. Quest’avvenimento non fa che preannunciare il ritorno dei test nucleari in quella zona paradisiaca.

Sottomarini e pensieri all’orizzonte, in un non luogo dove lo straniamento brechtiano induge ad oscuri pensieri il suo protagonista. Il racconto accompagna alcune giornate locali, il delicato e precario equilibrio della popolazione autoctona, dove la diffidenza e il nervosismo sono estremamente palpabili.

L’ambiguità del governo francese si riaffaccia prepotente e preponderante, ma in maniera subdola e silenziosa, senza darlo a vedere. E allora l’indagine si dipana attraverso tempi estenuanti e lunghissimi, ma intrisi del piacere stesso dell’immagine cinematografica. Gli incontri di De Roller si susseguono incessantemente.

Pacifiction

L’indagine attraverso l’esperienza diretta sul campo

L’uomo nel tastare il retropensiero della popolazione, cerca di comprendere quali possano essere le verità sommerse. L’alto Commissario cercherà in tutti i modi di giungere ad una conclusione dei suoi sospetti e delle sue sensazioni. Lo scenario della Polinesia rappresenta qualcosa del passato.

La sua rappresentazione in qualità di Console dello Stato Francese è artefatta, e in quel luogo di frontiera, cerca di adeguare la sua visione alla capacità decisionale dell’area locale. La narrazione non lineare è incentrata su questi esperimenti nucleari probabilmente da compiere nelle acque internazionali.

Non c’è una vera ribellione, ma nonostante qualcosa che ci affascina la lunghezza della pellicola è funzionale a creare nello spettatore una sorta di immersione in questo mondo sommerso. Una percezione di pericolo, soprattutto per il protagonista De Roller, con elementi quasi sinistri in un determinato potere politico. Chi guarda Pacifiction rimane quasi ipnotizzato da quello che viene rappresentato.

Benoit Magimel Pacifiction

Fotografia straordinaria e scenari mozzafiato in Pacifiction

Una fotografia straordinaria per la qualità dei colori, sull’isola della Polinesia, di una bellezza straordinaria. Scenari mozzafiato unici nel panorama della cinematografia mondiale. Perchè la radicalità del cinema di Albert Serra, stavolta ha una sua centralità nonostante la sua atipicità. La sequenza finale nel night club dove il ballo e l’intreccio dei corpi viene enfatizzato attraverso la forza delle immagini.

Il modo in cui De Roller viene ripreso in maniera ravvicinata, permette di comprendere il senso comunicazionale profondo della regia e della fotografia. Anche il passato colonialista emerge attraverso l’evocazione storica, anche nei discorsi dell’uomo con i locali. Un film imponente nella durata (2h e 45) che è magniloquente nella sua stesura visiva.

Luce e atmosfera accecante si contrastano con l’oscurità della notte. Tutto ci viene mostrato con un flusso di idee nel dialogo con la sua lentezza riflessiva. Apparentemente non accade nulla, ma la tensione è invisibile. La si percepisce come una lieve puntura tropicale sulla pelle, e ciò genera brividi allo spettatore.

E’ un modo di costruire l’immagine per lasciare un campo largo dove si possono muovere i personaggi. L’occhio dello spettatore ha la libertà su dove concentrare il proprio focus sensoriale. Questi colori artificiali e sintetici non fanno capire mai cosa si sta veramente guardando.

Pacific Sunset

Effetto ipnotico e discontinuità nella ricerca della verità

L’effetto del suono sulla discontinuità che va a creare il senso del dialogo, è creato da un effetto ipnotico molto forte. Tutto trasuda mistero, dalle parole ai gesti dei personaggi, simbolici e non simbolici. L’effetto catartico viene a prolungarsi in un’ottica individualistica, tutta tesa a ricercare la verità.

Distante dal potere parigino, ma ugualmente influenzato da esso, De Roller fa quello che può per evitare il malcontento locale. Sullo sfondo l’apparizione spettrale di un sottomarino al largo della costa. Non solo lo straniamento di Bertolt Brecht, ma anche quello spazio temporale alla Samuel Beckett, così perfettamente organizzato da Albert Serra.

Infatti a livello generale l’opera di Beckett è caratterizzata da uno stile essenziale, ma a differenza di questo, Pacifiction ha un personaggio molto forte, che tratteggia la sua personalità imbolsita, ma fa emergere il suo dubbio e la sua pragmaticità nel trovare risposte concrete che forse arriveranno o forse no.

Cannes Pacifiction

Conclusioni

La realtà, ma anche l’assurdità della vicenda, sembra avere echi alquanto misteriosi, alla David Lynch. I dialoghi che l’Alto Commissario intavola con i diversi personaggi locali, hanno una loro discorsività. Ma più che un dialogo è un libero fluire, un malessere che è difficile da domare. La tragedia colonialista diventa una tragedia ancora più grande con gli esperimenti nucleari.

Pacifiction è stato girato nell’estate 2021, quando Tahiti era ancora in una fase di mezzo pandemica a causa del Covid. Le riprese realizzate sono state possibili grazie all’uso di tre minuscole camere Blackmagic Pocket. Le istruzioni date agli attori attraverso un’auricolare hanno permesso di ottenere la giusta atmosfera che Albert Serra cercava.

Pacifiction è uscito nei cinema italiani a maggio 2023 grazie a Movies Inspired in poche e selezionate sale, ma non è stato distribuito inspiegabilmente in home video. Tuttavia è stato trasmesso recentemente su Raitre nell’ambito del ciclo Fuori Orario. Certo una magnifica pellicola di questa portata merita ben altro riconoscimento e collocazione, e non il solo essere relegata nel circuito festivaliero.

Tutto l’impianto narrativo e visivo di Pacifiction può essere condensato in una delle tante frasi enunciate da De Roller. “La politica è come una discoteca, è una festa con il diavolo. Pensano di avere il controllo su tutto ma non hanno il controllo su niente. Nemmeno io controllo niente”.

Il trailer

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

"Pacifiction - un mondo sommerso" è un'imponente e magniloquente pellicola su una misteriosa ed enigmatica indagine nella Polinesia Francese. Presentato in concorso a Cannes 2022.
Francesco Maggiore
Francesco Maggiore
Cinefilo, sognatore e al tempo stesso pragmatico, ironico e poliedrico verso la settima arte, ma non debordante. Insofferente, ma comunque attento e resistente alla serialità imperante, e avulso dai filtri dall'allineamento critico generale. Il cinema arthouse è la mia religione, ma non la mia prigione.

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