Christiane

Una strada alberata. Una bella donna sui quarant’anni guida nella notte, ha l’aria stanca e preoccupata. Scorgiamo sul sedile posteriore della sua utilitaria qualcosa che somiglia a un manichino. La donna si accosta a ridosso di una scarpata,  scende dall’auto, trascina il fagotto che scopriamo essere il corpo di una donna esanime avvolto in un impermeabile. Faticosamente, la donna scende la scarpata, al termine della quale c’è il fiume: con un tonfo sordo, il corpo affonda rapidamente nelle acque gelide del corso d’acqua, mentre la donna torna rapidamente all’auto per poi svanire nella notte.

E’ l’inizio di Occhi senza volto, film francese, anno 1960, diretto da George Franju.  La donna che abbiamo visto all’inizio del film rimarrà per poco un enigma: scopriamo infatti che il nome della donna è Louise, segretaria e collaboratrice del dottor Genessier, chirurgo plastico tra i più famosi di Francia.  

Lo splendido chiaroscuro del film: Louise e il dottore passeggiano all’esterno della clinica

Scopriamo anche il personaggio di Christiane (interpretato da Edith Scob),  giovane sfigurata da un incidente stradale, costretta ad indossare una maschera di lattice per risparmiare agli altri, e soprattutto a sé stessa, la vista del suo volto orrendamente sfigurato. Fortuna vuole che il padre sia proprio il dottor Genissier. Scopriamo infine che non si tratta affatto di una fortuna. Il dottore utilizza giovani donne come materia prima, asportando loro il tessuto del volto per tentare un difficile trapianto di cute alla figlia. Ma la figlia, che il mondo crede morta nell’incidente, subisce il rigetto  del trapianto per ben due volte, portando tutti i coinvolti ai limiti della sanità mentale.

Pierre Brasseur è il buon dottore

Curiosamente, l’attore Pierre Brasseur interpreta il chirurgo, mentre Claude Brasseur, suo figlio, attore anche lui, interpreta l’aiutante dell’ispettore di polizia che indaga sugli omicidi di alcune giovani donne  avvenuti nei dintorni della clinica di Genissier .

Louise, evidentemente innamorata del dottore, è interpretata da una inquietante Alida Valli, spietata assassina capace di procurarsi le “donatrici” di tessuto da sé, o di buttare cadaveri nella Senna senza battere ciglio,  ma anche capace di tenerezza verso la figlia di Genessier.

Alida Valli è Louise

I dialoghi sono essenziali e funzionali alla storia, un noir che ricorda le atmosfere dei film di Mario Bava. Nello stesso anno, infatti, esce “La maschera del demonio”, un horror d’atmosfera con la consueta, stupenda fotografia del maestro sanremese, capostipite del gotico italiano. Il film di George Franju, però, è molto più esplicito del capolavoro di Bava: laddove l’italiano vuole trasmettere angoscia e inquietudine, il francese colpisce come un pugno nello stomaco. Ne è testimone una sequenza da antologia, l’operazione con cui il dottore stacca la pelle del volto alla seconda vittima: lunghissima, dettagliata, è una vera tortura per lo spettatore tanto quanto per il personaggio che la subisce.

Face/off

Il senso è tutto nei primi minuti del film, quando il dottore ad una conferenza parla della possibilità di ricostruire i volti e la pelle, davanti ad un uditorio di anziani. Quando due donne molto avanti nell’età, a fine conferenza vanno a congratularsi col dottore, questi risponde loro “mi spiace, temo che per voi la scienza sia ormai in ritardo”. Un colpo di  bisturi al culto dell’estetica, come accade successivamente, quando ogni tentativo del dottore di rimodellare Christine è frustrato dal fallimento, mentre Louise, che procura le vittime a cui prelevare la pelle del volto, sembra soffrire per quell’orrore, ma anche compiacersi del suo ruolo.

Particolarmente straniante la documentazione dell’esperimento fallito, con gli scatti fotografici del volto che si deteriora e la voce narrante del dottore, distaccata e impersonale.

il rigetto del trapianto

A scoprire gli orrori della clinica del dottor Genessier sarà il fidanzato di Christiane,  che riceve una chiamata telefonica dalla donna creduta morta. La polizia, per verificare la storia, escogiterà un trucco, usando come esca una giovane ladruncola, Paulette, facendola ricoverare nella clinica. Il dottore deciderà di ritentare l’esperimento con lei.

La fine del dottore: scarnificato in volto dai cani che usava come cavie dei suoi esperimenti. Christiane libererà i cani, dopo aver ucciso Louise e liberato l’ennesima vittima sacrificale. Sparirà eterea in un bosco, in compagnia di una colomba che non ha  voluto abbandonarla.

La fine del dottor Genessier

Mentre Christine è in parte vittima, in parte carnefice(potrebbe salvare la seconda vittima, la studentessa svizzera Edna Gruberg, ma non lo fa, nella speranza che l’operazione riesca: la vittima, una volta svegliatasi dall’intervento, si getterà da una finestra per l’orrore) e Louise è spinta in fondo dall’amore, il personaggio più orrendo è proprio il dottore, glaciale, più che dall’affetto verso la figlia, spinto nei suoi crimini da una smisurata ambizione che lo porta a uccidere animali, donne, tutto senza provare alcun rimorso. Sarà quindi ripagato con la stessa moneta, con lo stesso dolore inflitto alle sue vittime.

VOTO: 5 out of 5 stars