Quando si parla di cinecomics si pensa subito ai film tratti dai fumetti Marvel o DC. Se va bene, a pellicole come i due Hellboy di Del Toro; tratte dall’omonimo fumetto della Dark Horse. Non si può fare a meno, però, di associare il genere all’idea di supereroe. Nulla di strano visto il successo dell’MCU dal 2008 in poi, con il DCEU che ha seguito la scia; ma il termine “cinecomics”, letteralmente, è applicabile ad ogni opera tratta da un fumetto, in generale.
Di seguito, dunque, vi proponiamo cinque grandi film, anche molto famosi, di cui però pochi conoscono la matrice fumettistica originaria. Da film d’autore francesi a thriller sudcoreani; tutte le pellicole seguenti sono opere da recuperare ad ogni costo per meriti cinematografici. Potrebbero, però, anche far nascere la curiosità nei confronti del fumetto da cui sono tratte.
La Vita di Adele (2013) – Abdellatif Kechiche
Palma d’Oro a Cannes 2013, La Vita di Adele è uno dei film romantici più potenti del nuovo millennio. La pellicola è tratta dal fumetto Il Blu è un Colore Caldo di Jul’ Maroh. L’interpretazione delle due attrici protagoniste, Adele Exarchopoulos e Lea Seydoux, fu acclamata dalla critica e il premio fu dato eccezionalmente anche a loro, oltre che al regista Kechiche. Un ritratto intimo e carnale dell’amore travagliato tra due ragazze estremamente diverse; che incontrandosi hanno trovato nell’altra il corpo sul quale sperimentare. Una storia che da intima diventa anche uno spaccato sociale; per una pellicola ingiustamente ricordata solo per lo scandalo che suscitò vista la natura delle scene di sesso saffico estremamente esplicite.

Old Boy (2003) – Park Chan-wook
Old Boy (qui la recensione), secondo capitolo della trilogia della vendetta del maestro sudcoreano Park Chan-wook, è tratto dal manga omonimo serializzato tra il 1996 e il 1998. Sembra quasi superfluo parlare di questo capolavoro dopo oltre vent’anni dalla sua uscita. Grand Prix Speciale della Giuria a Cannes 2004, Old Boy è diventato istantaneamente una pellicola di culto, capace di far scoprire al grande pubblico occidentale – grazie anche alla spinta tarantiniana – il cinema sudcoreano. Per molti rimane la vetta del cinema di Park: una storia di prigionia, di vendetta e di violenza, con uno dei plot twist finali più shockanti della storia del cinema.

Here (2024) – Robert Zemeckis
Tratto dall’omonimo fumetto di Richard McGuire, Here di Robert Zemeckis è una delle vette sperimentali del regista. In tutta la sua carriera, Zemeckis ha deciso di lavorare attivamente sul dispositivo cinematografico, offrendo ad ogni opera una nuova visione autoriale sulle possibilità del cinema stesso. Alle volte con risultati meravigliosi (la saga di Ritorno al Futuro, Chi Ha Incastrato Roger Rabbit e Forrest Gump), altre volte, forse, con alcuni un po’ sfocati (si pensi agli esperimenti in cgi con la motion capture come Polar Express e La Leggenda di Beowulf).
Con Here ritorna a sperimentare, offrendo un film altamente teorico sulla natura del punto di vista cinematografico e sulla sua radice ontologica. Il film è un’inquadratura fissa su un punto degli Stati Uniti d’America, con una narrazione non lineare che mostra, in un lasso di tempo di milioni di anni, svariate vite che sono passate per quel punto. Dai dinosauri ai nativi, dai coloni ai reduci di guerra; finendo alla famiglia protagonista, con i volti di Tom Hanks e di Robin Wright come protagonisti (gli stessi di Forrest Gump). Una pellicola metacinematografica tra le migliori degli ultimi anni.

A History of Violence (2005) – David Cronenberg
Il maestro canadese ci consegna una delle sue pellicole più atipiche, ma allo stesso tempo stupefacenti, della sua carriera. Tratto dall’omonima graphic novel del 1997, A History of Violence (qui la recensione) è il racconto di Tom Stall che diventa famoso, suo malgrado, per aver sventato una rapina all’interno della sua tavola calda. Il suo volto arriva agli occhi della mafia irlandese di Philadelphia, che lo riconosce e si attiva per stanarlo. Il passato del protagonista, interpretato magistralmente da Viggo Mortensen (che lavorerà con Cronenberg in più progetti successivi), tornerà a tormentarlo.

Snowpiercer (2013) – Bong Joon-ho
Snowpiercer (qui la recensione) di Bong Joon-ho, tratto dal fumetto francese Le Transperceneice del 1982, è la prima pellicola in lingua inglese del regista sudcoreano che, anni dopo, farà la storia del cinema con Parasite. Come tutto il cinema di Bong, anche Snowpiercer è una storia dal forte impianto sociale. La matrice originaria si sposa benissimo con le esigenze autoriali di un regista che ha sempre parlato di temi socio-politici nelle sue opere. In questo caso abbiamo un mondo post-apocalittico dove la popolazione umana rimasta è costretta a vivere su un treno diviso in classi. Da quelle più abbienti a quelle più povere, suddivise nei vari vagoni. Di recente il fumetto ha avuto una trasposizione televisiva dove Bong figura come produttore.

