La Fine di Oak Street è nelle sale dal 12 agosto. Dal regista di It Follows, David Robert Mitchell, il film vanta nel cast Anne Hathaway e Ewan McGregor. Ambientato negli anni ’80, il film racconta della famiglia Platt che deve sopravvivere agli eventi soprannaturali che accadono nel quartiere. Tutto l’impianto fantastico sembra sfociare, poi, in un’avventura dove l’unione dei membri della famiglia sarà la chiave per combattere i dinosauri che, magicamente, compaiono.
Al di là del plot, però, è interessante notare come i dinosauri siano stati utilizzati sempre in maniera diverse nella storia del cinema. L’esempio più famoso è sicuramente Jurassic Park, ma quella di Spielberg è solo una delle tante modalità con le quali far incontrare uomini e creature preistoriche. Il cinema, sin dagli albori, ha tentato di far accadere l’impensabile. Guardiamo, dunque, indietro negli anni e scopriamo 5 film dove dinosauri e umani si trovano a condividere lo stesso spazio-tempo.

Jurassic Park (1993) – Steven Spielberg
È scontato, forse banale. Jurassic Park (qui la recensione) di Steven Spielberg è il film per eccellenza con i dinosauri. Uscito nel 1993, fu il più grande incasso della storia del cinema e, per l’epoca, il più grande sforzo cinematografico in termini di effetti speciali. Uno spartiacque per il medium. Il rapporto uomo-dinosauri è un rapporto di creatore-creatura. Attraverso l’ingegneria genetica l’essere umano è stato in grado di riportare in vita esseri viventi scomparsi da decine di milioni di anni.
Al di là della natura di blockbuster, Jurassic Park avanza temi etici importanti, che si inseriscono in un discorso in realtà coerente con tutta la poetica spielberghiana. Quali sono le conseguenze del giocare a fare Dio? Possono creature distanti milioni di anni convivere senza che l’una soggioghi l’altra? Che diritto ha una specie nel manipolare il DNA e utilizzarlo a suo piacimento? Jurassic Park, sotto il manto da re del box office, nasconde svariati strati di lettura, che sfociano addirittura nel metacinema (qui i migliori film di Spielberg pre-2000).

Il Viaggio di Arlo (2015) – Peter Sohn
Il Viaggio di Arlo è il sedicesimo lungometraggio Pixar. Uscito lo stesso anno di Inside Out, soffrì sicuramente il confronto sia in termini critici che di pubblico. La pellicola diretta da Peter Sohn, però, ha dalla sua svariati punti a favore. Il regista che poi dirigerà Elemental imbastisce sicuramente un film adatto ai più piccoli, con tematiche tanto care alla Disney (più che alla Pixar); ma che in fin dei conti funzionano: la perdita di un genitore, il superare le proprie paure e le proprie insicurezze, oltrepassare le apparenze per trovare un amico ecc…
Nella finzione del film, il meteorite che 65 milioni di anni fa avrebbe colpito la Terra causando l’estinzione dei dinosauri la sfiora soltanto. Col passare del tempo, i dinosauri si evolvono anche sotto il profilo intellettivo (Arlo è un membro di una famiglia di apatosauri agricoltori); e convivono con svariate specie nate dopo, come appunto gli esseri umani. Il piccolo amico con cui Arlo affronterà il viaggio è proprio un cucciolo d’uomo, il piccolo Spot.

King Kong (2005) – Peter Jackson
King Kong di Peter Jackson non è il King Kong del ’33 di Cooper e Schoedsack. Il peso dell’originale è diverso rispetto al remake del 2005; ma tra tutti, quello di Jackson rimane il migliore. Uno dei film d’avventura più riusciti del nuovo millennio, capace di unire l’animo classico del capolavoro originale alle suggestioni visive di un visionario, che già aveva dato prova di grandezza con la sua trasposizione della saga de Il Signore degli Anelli.
L’incontro tra umani e dinosauri avviene, in questo caso, su un’isola perduta; lontana dal mondo e fuori dalle mappe: L’Isola del Teschio. Peter Jackson ripropone l’epopea del ’33 lasciando inalterato lo spazio e il tempo, modificando alcuni dettagli e rendendo l’avventura ancora più mastodontica (il remake dura oltre le tre ore). Un kolossal con una messa in scena prodigiosa e un cast stellare (Naomi Watts, Adrien Brody, Jack Black e Andy Serkins nei panni di Kong).

65 – Fuga dalla Terra (2023) – Scott Beck e Bryan Woods
Senza andare troppo indietro nel tempo (o forse si), non si può non citare 65 – Fuga dalla Terra (qui la recensione) con Adam Driver e Ariana Greenblatt. Un fenomeno che all’uscita, per quelli che se ne accorsero, fu un flop clamoroso (poco più di 60 milioni di incasso globali a fronte di un budget di 45 milioni) e un tonfo per la critica. Interessante – ma non originale – la premessa: unire fantascienza e dinosauri. Pochi guizzi, per un film che può essere un guilty pleasure per chi ama il genere.
La storia vede Mills (Adam Driver) partire in missione spaziale dal suo pianeta Somaris per guadagnare il necessario per curare la malattia della figlia. Di ritorno, l’astronave incontra uno sciame di asteroidi e si schianta su un misterioso pianeta. Dell’equipaggio non rimane nessuno, se non Koa (Ariana Greenblatt), una bambina di cui Mills dovrà prendersi cura. Il pianeta si scoprirà essere la Terra, 65 milioni di anni fa, a ridosso dell’impatto del meteorite.

Il Mondo Perduto (1925) – Harry Hoyt
In questo caso andiamo molto indietro nel tempo, oltre cento anni fa, per una pellicola che però era ambientata nella contemporaneità. Un po’ come col King Kong del 1933, Il Mondo Perduto del ’25 è uno dei tasselli fondamentali per la storia del cinema. Il merito fu soprattutto dell’effettista Willis H. O’Brien, che rivoluzionò il cinema in entrambe le pellicole; lavorando all’animazione in stop motion per restituire il movimento delle creature preistoriche.
Il Mondo Perduto fu il primo adattamento del romanzo omonimo di Arthur Conan Doyle. La storia è il classico dei classici: una spedizione in un posto sperduto in Amazzonia dove, apparentemente, si sarebbero preservate specie di dinosauri e altre creature preistoriche. Il film ha avuto, durante la storia del cinema, innumerevoli remake; tra cui Il Mondo Perduto – Jurassic Park (sequel del film del ’93), che è tratto dal romanzo di Crichton che a sua volta è un omaggio dall’originale di Conan Doyle.

