I Fantastici 5Non solo Hokum: 5 horror inquietanti con romanzieri protagonisti

Non solo Hokum: 5 horror inquietanti con romanzieri protagonisti

Hokum è uscito nei cinema italiani da qualche giorno, e se non fosse per Spiderman e Odissea sarebbe sicuramente svettando al box office. Terzo lavoro di Damian McCarthy dopo Caveat e Oddity, Hokum è stato generalmente apprezzato dalla critica, e si inserisce nella scia di film horror che hanno dominato le scene di questo 2026. Dopo Obsession e Backrooms che hanno sbancato al botteghino, col primo che ha infranto diversi record di redditività (475 milioni di incasso globale a fronte di meno di un milione di budget); questo nuovo lavoro esce forse in un periodo non proprio ideale vista la concorrenza, ma si spera che abbia il successo meritato.

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La storia di Hokum è la seguente: lo scrittore Ohm Bauman (Adam Scott) si reca in una locanda nel cuore dell’Irlanda per disperdere le ceneri dei suoi genitori. La tranquillità del luogo si trasforma, però, in un’esperienza inquietante a causa dei racconti che sente dagli abitanti. L’horror non è nuovo a storie che hanno come protagonisti scrittori. Si pensi agli adattamenti dei romanzi di King o ad altri esperimenti metanarrativi. Scopriamo, allora, 5 film horror con protagonisti romanzieri; tra classici e opere più recenti.

Hokum

Shining (1980) – Stanley Kubrick

Sembra quasi scontato iniziare dal capolavoro di Kubrick, Shining. Tratto dal romanzo di Stephen King, lo tradisce al punto da essere ripudiato da King stesso; risultando essere, per molti, migliore della fonte originaria e uno dei massimi rappresentanti del genere horror di tutti i tempi. Shining è la storia di Jack Torrance (Jack Nicholson) che accetta l’incarico di custode invernale per l’Overlook Hotel, che rimane chiuso nei mesi freddi. Si trasferisce nella struttura assieme alla moglie Wendy (Shelley Duvall) e al figlio Danny (Danny Lloyd); sperando di trovare l’ispirazione, nella solitudine, per la stesura del suo romanzo.

È quasi superfluo parlare di questo capolavoro più di 45 anni dopo. Shining è, tra le altre cose, un film sul labirinto della mente di uno scrittore. L’Overlook Hotel diventa il non-luogo delle ossessioni del protagonista. L’atto creativo diventa ripetizione spasmodica. Un film tratto da un romanzo che parla di un romanziere che trascende i limiti di ogni arte. Come ogni opera di Kubrick, Shining è un’attenta riflessione sui limiti stessi del cinema e sulle sue possibilità. Come riproporre a schermo una mente che sprofonda nella follia? Ma Shining è anche molto di più. Per scoprirlo, e perdersi nel suo labirinto, è un obbligo vederlo.

Misery non deve morire (1990) – Rob Reiner

Il compianto Rob Reiner ha diretto non una, ma ben due trasposizioni di romanzi di Stephen King; tra le migliori mai fatte nella storia del cinema. Il generazionale Stand By Me (storia di un momento dell’infanzia di quattro amici) e Misery non deve morire. L’interpretazione di Kathy Bates nei panni della psicopatica Annie Wilkies le valse l’Oscar e il Golden Globe. Uno dei ruoli più iconici della storia del cinema, per un racconto importante sulla dipendenza degli artisti dal loro pubblico.

La storia è quella di uno scrittore, Paul Sheldon, che decide di liberarsi del suo personaggio più famoso, Misery Chastain, facendola morire di parto. A causa di una serie di circostanze, dopo un incidente finisce prigioniero di Annie Wilkies, una sua assidua lettrice che si finge un’infermiera e lo cura. Trovando il manoscritto dove Misery muore, Annie sarà contrariata e comincerà a torturare Paul, che dovrà trovare il modo di assecondarla e, al contempo, escogitare un piano per scappare.

Hokum

Sinister (2012) – Scott Derrickson

Spesso indicato come uno degli horror più spaventosi di sempre (basandosi su studi che monitoravano i battiti cardiaci durante le visioni), Sinister di Scott Derrickson è una delle pellicole horror più importanti degli ultimi 15 anni. Il film costruisce la tensione attraverso la scoperta di vecchi filmini: l’orrore si palesa nella pellicola mediante altre pellicole, che mostrano la verità di quei luoghi, teatro di stragi. Un film che non risparmia violenza e orrore, capace di costruire anche un “mostro” iconico, Mr. Boogie, un dio pagano che si nutre delle anime dei bambini.

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La storia è quella di uno scrittore di gialli e giornalista, Ellison Oswalt (Ethan Hawke), diventato famoso grazie al suo primo romanzo, Kentucky Blood, ma che poi è stato progressivamente dimenticato a causa di due flop successivi. Per ritrovare l’ispirazione si trasferisce in una casa con la moglie e i due figli, dove però un anno prima si verificò una strage per impiccagione. Deciso a raccontare questa storia e a far luce sul mistero degli orribili delitti (unendo le sue anime di artista e giornalista); si imbatterà in dei filmati dove la verità, pian piano, tornerà a galla.

Il Seme della Follia (1994) – John Carpenter

Il Seme della Follia di John Carpenter, con Sam Neill in una delle sue migliori interpretazioni, non è un film dove il protagonista è uno scrittore; ma lo scrittore del film è il nucleo attorno al quale ruota la vicenda. Sam Neill interpreta un investigatore, John Trent, che si trova in un ospedale psichiatrico. Il motivo per cui è li sarebbe legato allo scrittore scomparso Sutter Cane, del quale cercava le tracce.

Il film è una delle vette di Carpenter, che in questa pellicola unisce metanarrazione e atmosfere lovecraftiane. Il film riflette sulle conseguenze dell’arte ed è una delle discese psicologiche più profonde di tutta la storia del cinema. Le ispirazioni guardano non soltanto a Lovecraft ma anche a Stephen King, che ritorna come matrice proprio per i suoi meravigliosi romanzi metanarrativi.

Hokum

La Metà Oscura (1993) – George A. Romero

La Metà Oscura di Romero è anch’essa una trasposizione da King (che è il nome più ricorrente di questa rassegna). Anche in questo caso la pellicola è altamente metanarrativa; ma il protagonista non deve fare i conti col pubblico (Misery), ma col suo alter-ego. La storia è quella di Thad Beaumont, scrittore e professore, che sotto pseudonimo (George Stark) scrive romanzi violenti di successo. D’un tratto, però, sembra che questo pseudonimo si sia trasformato in un’entità reale e pericolosa.

Il film ebbe una produzione travagliata. Romero non ebbe il final cut e in più occasioni ha ribadito che non approvò alcuni tagli e alcune modifiche apportate al film durante la fase di post-produzione. Nonostante non sia tra le vette del cineasta, rimane comunque una delle trasposizioni di King più apprezzabili. Una profonda riflessione sulla metà oscura dell’artista e sui suoi tentativi di reprimerla.

Alessandro Bombace
Alessandro Bombace
Appassionato di cinema e filosofia da sempre, quando scrivo guardo ad entrambi per portare analisi il più profonde e originali possibili. Il giochino dei 4 film preferiti? 2001, Persona, Wall-E e Lilo & Stitch

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