Noi e loro – Tra famiglia e politica

Nel 2024, tra il cinema colossale di The brutalist, quello autoriale di Queer e la fortuna nostrana di Vermiglio, trovava spazio al Festival di Venezia una piccola perla francese. Il suo titolo è Noi e loro, e la regia, così come la sceneggiatura, è affidata alle sorelle Delphine e Muriel Coulin. Già habituées dei clima festivalieri grazie ai loro precedenti lavori – sia 17 ragazze che Voir du pays vengono presentati a Cannes -, con il loro ultimo progetto sbarcano al Lido. La Mostra, lungi dal rimanere indifferente, consegna all’interprete principale del film la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile. Lo scorso febbraio il film drammatico (120 minuti di durata) ha raggiunto le sale italiane, ad opera della sempre più fortunata IWonder Pictures, e si è rivelato capace di intercettare il clima politico ed emotivo del nostro Paese. 

Noi e loro

Noi e loro: la trama

Poco dopo averlo conosciuto, ci è difficile immaginare un padre più dedito di Pierre (Vincent Lindon). Rimasto vedovo a seguito della malattia dell’amata consorte, l’uomo ha cresciuto in solitaria i due figli Fus (Benjamin Voisin) e Louis (Stefan Crepon). I tre sono uniti da un rapporto solito, estremamente stretto, amorevole e divertito. I ragazzi, ormai non più piccoli, iniziano a segnare – o quantomeno a immaginare – i propri percorsi di vita. Il maggiore, Fus, ha avviato degli studi tecnico-metallurgici. Non particolarmente incline alle aspirazioni accademiche, si accontenta di prepararsi ad un lavoro onesto e richiesto nella zona in cui la famiglia abita. In parallelo sostiene strenuamente il fratello minore, che ha ultimato brillantemente il liceo e si appresta a scegliere l’università, con la speranza di venire selezionato per la Sorbona di Parigi. 

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Inaspettatamente per il buon padre, un giorno un collega lo informa di aver visto il figlio maggiore ad una manifestazione di estrema destra. In un primo momento Victor, fiducioso nei confronti del buon senso del figlio, scarta l’ipotesi: non è di Fus che si parla. O, anche fosse lui, sarà stata una presenza di circostanza. Avrà accompagnato un amico, si sarà trovato coinvolto in una circostanza imprevista. Il sospetto paterno inizia però a farsi strada tra le mura di casa, trovando riscontro nei comportamenti del figlio. Nonostante sia cresciuto in una famiglia di sinistra, frequenta gruppi di estrema destra e partecipa attivamente alle loro iniziative. Nel tentativo di riportarlo su una strada pacifica e conciliante il padre parla con lui, ma il risultato è diametralmente opposto a quello sperato. Nonostante le avvisaglie circostanti, il ragazzo rischia di comprendere le scelte commesse solo quando sarà troppo tardi per farlo. 

Noi e loro

Noi e loro: la recensione

Quello di Noi e loro, nelle premesse, è un nucleo narrativo essenziale e a suo modo semplice. Un aggettivo, questo, non certo preso in accezione dispregiativa o usato come sintomo di manchevolezza. Le linee guida sono presto dette: un padre, due figli, due linee politiche. Non servono high concept, né costruzioni stratificate o fantasiose. Non c’è bisogno di inserire elementi dirompenti, né guizzi di inventiva. Le coordinate sono semplici, e la vicenda si scrive da sola. Questa trova probabilmente nel tempo presente un quadro d’accoglienza più che adeguato, e consono agli intenti. In un momento storico in cui la politica è parte così pressante del nostro presente, e si manifesta in modo così fortemente dicotomico, il nucleo familiare del film esprime al meglio questo tipo di disposizione ideologica tanto diffusa nel sociale. 

Il focus tematico della politica non ammette vie di mezzo nel caso di Noi e loro. Quella di Fus non è una destra temperata, ma la più prossima possibile all’estremismo. Via libera dunque a episodi di violenza, bande armate e toni di scherno dei confronti di tutto ciò che rappresenta la diversità. Di pari passo, la sinistra del padre non si apre a tolleranze nei confronti del figlio. Meno politicizzata e più privata, la sua risposta ripudia l’altrui linea in termini non solo politici, quanto più esistenziali e ideologici. Il muro contro cui sbatte Pierre, storicamente di sinistra, non è puramente quello di avere un figlio che si etichetta a destra. È, piuttosto, la presa di coscienza rispetto all’esistenza di una prole che si muove grazie ad un motore d’odio, che divide e schernisce. E la contemplazione del rischio, in conseguenza, di aver fallito negli insegnamenti genitoriali. 

Noi e loro

Padri e figli, uguali e diversi

Dato l’assetto mininalista, la costruzione di Noi e loro appoggia fondamentalmente sulla dinamica ad esso intrinseca e sulla profondità dei personaggi. Ad ognuno dei tre comprimari viene fornito uno spessore psicologico capace di generare risposta e reazione a fronte del nucleo tematico. A suo modo, persino il non scivolare in secondo piano del personaggio di Louis, il fratello minore, denota il valore che la scrittura concede ai protagonisti – più che agli eventi. Le loro peculiarità, i loro pregressi e il loro slancio caratteriale li plasmano rendendoli credibili e cucendo il focus della trama su di loro. Inevitabile notare per contro come lo scarso numero di accadimenti collochi sistematicamente il film a rischio in termini di lentezza, salvandolo più di una volta in corner. Fortunatamente, il tono aderisce a quello generale della filmografia francese cui appartiene e non risulta in questo senso eccessivamente anomalo. 

Nel titolo, intriso di riverberi, si colloca l’interezza del senso del film. A visione ultimata, percepiamo come il concetto di “Noi e loro” torni a più riprese nel film. In un caso, nella visione destroide di Fus, è un “noi” che si oppone ad un “loro” insito di diversità, scontrandosi con esso in termini sprezzanti e di odio. Nell’altro caso, per come lo intende Pierre, è il noi del loro nucleo familiare, stoico e unito, che si interseca al “loro” del mondo circostante. L’uomo non avrà pace finché non ripristinerà questo slittamento nella mentalità del figlio, finché egli non capirà che fanno entrambi parte della stessa collettività. Una collettività che si muove unita dall’amore, non dall’odio negli altrui confronti. Che agisce per fondersi, non per dividere. Ma se fosse troppo tardi perché Fus comprenda senza cadere in danni collaterali? 

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PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

CONCLUSIONI

Con un nucleo concettuale semplice ma dirompente, Noi e loro imposta una riflessione profonda in cui pubblico e privati si fondono, trovando terreno fertile nel clima dei giorni nostri.
Eleonora Noto
Eleonora Noto
Laureata in DAMS, sono appassionata di tutte le arti ma del cinema in particolare. Mi piace giocare con le parole e studiare le sceneggiature, ogni tanto provo a scriverle. Impazzisco per le produzioni hollywoodiane di qualsiasi decennio, ma amo anche un buon thriller o il cinema d’autore.

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