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Nocturne

“In una società di consumo ci sono inevitabilmente due tipi di schiavi: i prigionieri delle dipendenze e i prigionieri dell’invidia.” Così scriveva il filosofo austriaco Ivan Illich. Ne deriverebbe un gran guaio se si scoprisse che nell’intimo dell’uomo contemporaneo si nutrono entrambe le anime ergastolane. Guardando bene, in effetti, potremmo accorgerci di essere da tempo sottomessi e astiosi. Dipendenti dell’approvazione altrui e violentemente rosi dall’invidia per chi colleziona successi. Se i riflettori rifiutano di illuminare il nostro talento quanti altri innumerevoli sforzi siamo pronti a fare? Continuare a provare può portare al trionfo. Ma riscaldando le nostre viscere con l’incandescenza della gelosia, ci si potrebbe tramutare nel diavolo in persona.

“Nocturne” è il nuovo film prodotto da Blumhouse Television. Distribuito da Amazon Prime Video da ottobre 2020, si inserisce nel progetto “Welcome to the Blumhouse” gettato in pasto agli spettatori affamati di mostruosità durante il classico mese dell’horror halloweeniano. Prime Video ha già distribuito le prime quattro pellicole da brivido ad ottobre (The Lie, Black Box, Evil Eye e Nocturne). Nel 2021 sarà il tempo delle restanti quattro.

Le prime pellicole non sembrano aver incontrato il favore del pubblico da salotto più esigente. Il pubblico da sala dovrà restare lontano da poltroncine e grande schermo, ma anche accomodato sul sofà di casa pare non intenda fare sconti a sceneggiature banali. Così mentre il pubblico non si lascia ammorbidire dalla catastrofe pandemica che imperversa là fuori (fortunatamente), noi vi segnaliamo la punta di diamante di questo progetto. “Nocturne”, esordio alla regia per Zu Quirke, è uno tra i migliori film horror degli ultimi mesi, che fronteggia a testa alta tutte le altre pellicole targate “Welcome to the Blumhouse”.

Nocturne

Si tratta di un horror dall’anima ben camuffata, sempre meno mostruosa e sempre più agitata di tensione. Un horror che perde la messa a fuoco sullo sgomento generato dal terrore ma che sa adagiarsi sulle atmosfere livide, dissimularsi fra le pieghe di una tenda in ambienti impersonali, esplodere fra le dita di personaggi traboccanti di livore. In “Nocturne” la messa in scena è a servizio della narrazione (qui risiede la sua forza). Una narrazione affatto complessa che concede uno stimolante spazio di riflessione sul valore del successo e sulla condizione attuale dell’arte in relazione a questa nostra contemporaneità.

“Nocturne” permette a uno dei più interessanti progetti del produttore Jason Blum di bussare insistentemente alla porta della nostra memoria. “Whiplash”, il pluripremiato film di Damien Chazelle, ha per primo concordato l’ingresso di Blumhouse nel circuito dei riconoscimenti ufficiali. La spaventosa competizione, il terrore psicologico, l’estraniante sforzo per conquistare il trionfo. Tutti elementi che ritroviamo in “Nocturne”.  Il batterista jazz di Miles Teller affama il suo desiderio di successo colpendo con furia sui piatti sino a farsi sanguinare le mani. La pianista classica di Sydney Sweeney vede le sue mani ribollire letteralmente di rabbia e fervore. In questo caso l’approccio narrativo orrorifico è ben più evidente, ma la tensione psicologica che sottende alla smisurata passione per la musica ha proprio lo stesso diabolico sapore.

Juliet (Sydney Sweeney) è una giovane pianista appassionata. Si direbbe che il suo sia un talento elevatole, che la sua abnegazione sia ragguardevole. Eppure il successo sembra sempre sfuggirle fra le dita. Da piccola la platea la lasciava pietrificata. Le servivano le rassicurazioni della sorella Vivian per farla scendere dal palco, per farle superare la vergogna e dimenticare la paura del fallimento.

Ora è cresciuta, si sente pronta per affrontare le abbaglianti luci dei riflettori. Ma questi sono tutti puntati sulla radiosa Vivian (Madison Iseman). Anche lei si è appassionata alla musica, e anche lei suona il piano splendidamente. Sarà lei a frequentare “la migliore accademia d’arte del mondo”. Forse la sua tecnica non è migliore di quella di Juliet, eppure sembra che riesca a far danzare le dita con una grazia ultraterrena. Lei suona come se il diavolo fosse alla porta. Il fuoco dell’arte le brucia dentro.

Juliet si fa insofferente ai successi conquistati da Vivian. È decisa ad uscire dall’ombra di quella sorella che, quasi senza accorgersene, agguanta tutto ciò che lei avrebbe voluto solo per sé. Un misterioso quaderno appartenuto ad una giovane violinista suicida le tenderà la mano. In quelle pagine si alternano disegni profetici e spartiti di una fascinosa melodia. Sarà il Trillo del Diavolo di Giuseppe Tartini ad offrire a Juliet una sicurezza sconosciuta. E con questa il trionfo sembrerà finalmente ad un passo.  “Nocturne” è una scorciatoia per le proprie speranze. Il Diavolo attenderà di essere ricompensato per averti indicato la strada più semplice.

“Nocturne” è un horror che insinua la presenza di un’entità diabolica, che seduce facendoci assaporare il successo facendo razzie di affetti e buoni propositi. Il Diavolo sembra agire mediante le tracce lasciate su di un foglio, disegni, appunti, parole scritte seguendo un bizzarro ordine contrario, malignamente da destra verso sinistra. Gli aspiranti artisti più intimamente posseduti dall’impeto della passione sembrano rimanere stregati dalla melodia di Tartini e dal suo trillo del Diavolo (ben noto ai lettori di Dylan Dog).

Nonostante i richiami al maligno per eccellenza siano innumerevoli e mai occultati, il film di Quirke intende tentare di restare a galla navigando in mare aperto, ben lontano dalle calme acque già note al genere. Qui si evita di rendere lo spavento spettacolare, non ci vuole addentrare nella fitta boscaglia horror che avrebbe potuto farci sobbalzare dalla sedia in più di una scena. Qui, si sceglie di far leva su ciò che di oscuro è già ben scalfito nella nostra bestiale natura: l’invidia, l’ambizione a prevalere, l’aspirazione al trionfo.

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Non sappiamo quanto di voi saranno disposti ad ammetterlo ma tutti hanno provato invidia almeno in un’occasione. Tutti abbiamo sopportato il sapore amaro della gelosia, a causa di qualcuno più bravo, più sveglio, o semplicemente più fortunato di noi. Immedesimarsi nell’astiosa Juliet ci risulta facile. Forse non ci aspetterebbe di empatizzare con il personaggio diabolico fin dall’inizio, eppure “Nocturne” stupisce soprattutto nel riuscire a rendere il patto con il Diavolo una scelta dannatamente mediocre e del tutto umana. Crescerà nello spettatore un senso di soddisfazione: si è appagati nel vedere Juliet procedere finalmente determinata verso il successo che le era sino ad ora stato negato. Il film sa solleticare i nostri desideri profondi, e prima che ce ne si renda conto saremo arruolati nella squadra del male.

“Nocturne” si serve del tema della possessione demoniaca per raccontare in realtà una storia che poco ha a che fare con il soprannaturale. Il focus narrativo è tutto sulla rabbia di un’adolescente frustata che desidera più di ogni altra cosa dimostrare il suo valore. Le composizioni di musica classica, il Trillo del Diavolo e Shin Megami Tensei III su tutte, afferiscono il giusto clima di mistero e tormento, nobilitando l’affanno della protagonista ad un livello di conflitto interiore di portata superiore.

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Il male viene rappresentato mediante una accecante luce gialla. Una simbologia contraria a quella del registro horror, abituato a relegare il maligno nelle tenebre. La luce accompagna da sempre la ragione, ma in questo caso corrompe lo sguardo, fino quasi a ferirlo. Questo male luminoso non è altro che illusione, quell’inganno a cui vorremmo poter credere per sempre piuttosto che ammettere il fallimento.

 “Nocturne” non è affatto una pellicola perfetta. A volte cede banalmente il passo ad alcune banali disattenzioni, altre volte sembra non sfruttare efficacemente personaggi e sfumature narrative che avrebbero potuto avere uno sviluppo incisivamente inaspettato. Ma riesce pienamente nel proporre una narrazione per immagini invitante. I temi centrali di questa pellicola appaiono in contrasto con i tradizionali elementi del genere, ma ciò non produce un effetto desolante, anzi. È questo a renderlo terrificante, ma solo per gli occhi più attenti. “Nocturne” offre il suo lato pericolosamente oscuro solo a chi non ha paura di lasciarsi abbagliare dalle tenebre che ci portiamo dentro.

Voto Autore: [usr 3,0]

Silvia Strada
Ama alla follia il cinema coreano: occhi a mandorla e inquadrature perfette, ma anche violenza, carne, sangue, martelli, e polipi mangiati vivi. Ma non è cattiva. Anzi, è sorprendentemente sentimentale, attenta alle dinamiche psicologiche di film noiosissimi, e capace di innamorarsi di un vecchio Tarkovskij d’annata. Ha studiato criminologia, e viene dalla Romagna: terra di registi visionari e sanguigni poeti. Ama la sregolatezza e le caotiche emozioni in cui la fa precipitare, ogni domenica, la sua Inter.

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