Presentato nelle Giornate degli autori alla Mostra del Cinema di Venezia, anno 2023, Nina dei lupi, diretto da Antonio Pisu, è un tentativo nostrano di approcciarsi al genere drama di formazione-fantasy, tramite un riadattamento dal libro omonimo ed è un’opera che alterna momenti di agio meritevoli a prove asfittiche poco sufficienti.
Dimostra però un apprezzabile coraggio nel gestire la materia e una squadra attoriale che regala spessore e significato a molti momenti critici.

Nina dei lupi – Trama
Una tempesta solare ha spento e diviso il mondo per sempre. Al di là di una galleria bloccata da una frana, dietro un’imponentissima montagna vive una comunità che è riuscita a riaddomesticare la Terra vivendo dei suoi generosi frutti. Tra loro c’è anche Nina (Sara Ciocca), ragazzina solitaria dalla voce profonda e gli occhi taglienti di ghiaccio, da sempre in simbiosi con la natura. Lei non fa le stesse attività dei suoi coetanei: niente giochi, niente scuola, pochissimi contatti con gli altri. Glielo proibisce il padre (Cesare Bocci), ostile e taciturno. Mentre la madre, morta da poco, le manca: era una presenza forte, luminosa e calma che le ripeteva di non avere paura poiché Nina era una bambina speciale.
Perchè Nina è speciale?
Ma speciale perché? Il paese pensa che la ragazzina sia una strana creatura, una strega; la maestra Diana (Sandra Ceccarelli) sa quale sia il suo potenziale, vorrebbe aiutarla, ma trova resistenze. Una sera, uno straniero di nome Fosco (Sergio Rubini) riesce ad arrivare nella piccola comunità: affamato e disperato chiede asilo in quella che ribattezza la terra promessa, l’unico suolo abitabile sopravvissuto alla “sciagura”, perché il fuori, oltre la galleria, non esiste più. Non senza esitazioni il villaggio accetta la nuova presenza, ma questo sarà l’inizio della fine. Un branco di predoni capeggiati proprio da Fosco, farà irruzione nel paese devastando ogni cosa, razziando provviste e facendo prigioniera la sua gente.

Tra uccisioni sommarie, violenze e distruzioni, Nina perde il padre: l’uomo prima di lasciarla, le rivela di oltrepassare il fiume e andare verso la montagna. La ragazzina terrorizzata eseguirà le volontà del padre, e scoprirà qui il segreto del suo passato e i poteri fenomenali che ha sempre celato in sé con cui può salvare la sua comunità e dare avvio ad un nuovo inizio.
Nina dei lupi – Recensione
Tratto dal romanzo di Alessandro Bertante, finalista al Premio Strega del 2011, Nina dei Lupi è un dramma fantastico e distopico, intriso di misteri, tensione e superpoteri. Il regista Antonio Pisu aveva già sfiorato certe note nell’interessante Est-Dittatura Last Minute (anno 2020). Qui si immagina un futuro disastroso, in cui gli uomini sono isolati, senza energia elettrica, e ridotti a fare i conti nuovamente con la stolida terra.
Un’era primitiva genuina, ma incattivita dalla perdita di controllo, dalla balia degli eventi, dall’incognita del diverso, non disposta a condividere nulla dei propri agi, duramente sudati, con chiunque non appartenga alla tribù. Metafora di un esclusivismo avido e contemporaneo che tende a radicalizzarsi anche laddove il mondo ha fatto piazza pulita e potrebbe ricominciare da capo.

Ma l’uomo ricade negli stessi errori di sempre, privilegiando il sopruso, piegandosi alla legge del più forte, accettando, di brutalità in brutalità, un oscuramento del proprio mondo. Da qui la naturale guerra di tra consimili, una giungla di animali incarogniti, divorati dal rancore e dalla smania di sopravvivenza, che impedisce il progresso comunitario.
Gli spunti più intriganti della prima parte perdono sviluppo nella seconda
La prima parte scivola obbediente ed intrigante, tra i movimenti degli abitanti e la situazione apocalittica non spiegata. Efficace il setting di riprese, tra le spettacolari montagne trentine, in un’atmosfera livida, oscura e rarefatta al contempo, punteggiata di luce lunare diffusa, ingombrata da sagome umane curve, sporche, rischiarate al massimo da candele consumate.
Gli ambienti sono colmi di energia elettrostatica, quel tipico sentore teso che previene ogni tempesta e che ci guida dentro questa fiaba-survival. In questo humus difficile, alieno, si muove Nina, supereroina ferita, divisa tra il suo essere qualcosa di potenzialmente pericolosissimo e il suo bisogno di vivere alla luce del sole in mezzo a tutti.

Nina ha nel destino di abbracciare la propria potenza di essere primordiale, abbandonato da chissà chi, salvato dai lupi, adottato dagli umani, portatrice della distruzione che riequilibria il male fatto dagli uomini. Anche qui un simbolo ed una funzione prima ancora che un personaggio: Nina è la causa scatenante, la resa dei conti.
Soffrono in sceneggiatura e in resa i momenti surreali in cui i poteri si manifestano, tra effetti speciali telefonati ed aggiunte didascaliche tra cui la prossemica con i lupi e un ciclo mestruale improvviso, forse il primo, a voler sottolineare per forza il passaggio della ragazza all’età adulta della consapevolezza. Meno riuscite le scene concitate della battaglia finale dove di fatto manca la crudeltà necessaria sia nelle scene pensate, che nel montaggio delle stesse, e l’emergenza assoluta si sfilaccia tra attese, inquadrature di ascolto, e battute già sentire.

Nina dei lupi – Cast
Il dramma resta affidato agli attori che costruiscono tutti un filo di tensione inesorabile e continuo verso l’esito della storia. A partire dalla Coccia, che cuce Nina con una voce rotta e graffiata, tirata su da chissà quale profondità, fascio di nervi e gelo che ben si collegano agli sguardi affamati e cacciatori dei lupi di montagna. Sergio Rubini pirata impietoso, nero, carismatico e senza Dio, non è un nazista ma non gliene importa, castigatore e guida di tutta l’umanità ammalata.
Tiziana Foschi offre un esercizio convincente di spietatezza filosofica e disumanità applicata al prossimo. La Ceccarelli rivendica il ruolo emotivo-intelligente che la sua presenza sulla scena sempre richiede ed ottimizza.
Nina dei Lupi regala dei brividi in un territorio difficile da maneggiare, cercando di non cadere nel cartonato. Qualcosa resta in affanno o nel poco probabile o nel poco spinto. Problemi di budget, problemi di sceneggiatura che raccoglie troppi stimoli e approfondisce i più semplici: potrebbe respirare un po’ di più, alzando gli occhi verso qualcosa di alto o sognante, invece di lasciare lo sguardo incatenato al suolo a rincorrere le tracce del segreto.
Nina è comunque emblema di quella natura che si riprende i propri spazi contro tutti gli invasori violenti che l’hanno soggiogata male, contro i suoi stessi figli che l’hanno dimenticata, dimostrando come ogni fine sia progettata per un nuovo inizio.
Nina dei lupi – Trailer
