Dopo aver raccontato la vita di Dahmer, dei fratelli Menéndez e di Ed Gein arriva Monster: La storia di Lizzie Borden. Ryan Murphy torna a raccontare le vite dei personaggi che hanno segnato la cronaca americana, e lo fa con il mix di crudezza, poca accuratezza e allo stesso tempo fantasia narrativa che da ormai quattro anni caratterizza la serie Monster. Questa volta, al centro della scena vi è una donna, Lizzie Borden, divenuta nota tra la fine dell’ottocento ed i primi anni del novecento per essere stata accusata di aver ucciso il padre e la matrigna. La verità processuale la dichiarò innocente, ma le sue dichiarazioni discordanti e i possibili moventi messi in piedi dall’accusa hanno sempre messo in dubbio la sua estraneità ai fatti.
Monster: La storia di Lizzie Borden è disponibile su Netflix con tutti i suoi otto episodi.
Monster: La storia di Lizzie Borden – trama
Intrappolata in una crudele famiglia dell’epoca vittoriana che risiede a Fall River (Massachusetts), Lizzie Borden (Ella Beatty) uccide brutalmente i genitori a colpi d’ascia in un efferato duplice omicidio che sconvolge l’intera nazione e diventa uno dei casi mediatici più noti del novecento. Un gesto premeditato insieme a Bridget (Vicky Krieps), la domestica di famiglia, un po’ per vendetta nei confronti dei genitori tanto crudeli e un po’ per accaparrarsi l’eredità di trecentomila dollari.

Monster: La storia di Lizzie Borden – anche questa volta qualcosa non va
La parabola discendente della serie crime ideata da Ryan Murphy sembra non avere fine. Monster: La storia di Lizzie Borden forse non è la stagione più brutta, anche se in alcuni momenti si sono raggiunti picchi negativi difficili da dimenticare, ma siamo ancora lontanissimi dalla primissima bella impressione suscitata tre anni fa da Dahmer. Il principale errore, comune anche alle tre precedenti stagioni, è l’eccessiva non storicità della sceneggiatura. E’ ovvio che all’interno di un racconto di diverse ore vi debba essere spazio anche per alcune aggiunte creative, ma si tratta pur sempre di un true crime.
Qui si è andati addirittura oltre, perché la giovane Lizzie Borden, anche se molti indizi attuali fanno pensare ad una colpevolezza quasi certa, a suo tempo fu dichiarata non colpevole dalla giuria popolare del tribunale. Insomma, ancora una volta Monster compie l’errore di distaccarsi troppo dalla realtà a favore della conduzione di un racconto esplicitamente eccessivo.
Davvero la serie empatizza la figura del serial killer?
Una critica che, come per le stagioni passate, in molti hanno fatto è il voler a tutti i costi far empatizzare lo spettatore con il killer. La realtà dei fatti è però ben diversa. Monster racconta storie di uomini e donne che hanno subito gravissimi disagi, violenze fisiche e psicologiche sfociate poi in un esplosione di violenza. Questo non è un voler giustificare le terribili gesta degli assassini mostrati, quanto piuttosto voler porre il punto su un dilemma filosofico che aleggia dall’alba dei tempi: i mostri sono il frutto di una società che altro non è che il loro specchio?
Insomma, Monster: La storia di Lizzie Borden presenta tutte le passate fragilità dei presenti due anni. Una serie che tecnicamente ha degli ottimi colpi, come la scena instant cult di ballo all’interno della casa delle colombe, ma che traballa goffamente nella narrazione.

Una strepitosa Ella Beatty ed un cast in buona forma
Se c’è una cosa che Monster non ha mai sbagliato, questa è la scelta degli interpreti. Ella Beatty, qui al suo primo ruolo di grande rilievo, si dimostra eccellente nell’interpretare il ruolo di Lizzie Borden, ruolo estremamente sfaccettato e dall’ampia complessità psicologica. Una vera sorpresa in questo 2026, una giovanissima attrice che sicuramente a breve troverà spazio nella Hollywood che conta.
Ad interpretare il padre della ragazza ritroviamo Charlie Hunnam, il quale, pur non raggiungendo la grande interpretazione di Ed Gein, offre insieme a Rebecca Hall un macabro ritratto di una famiglia violenta fisicamente e psicologicamente. Da menzionare assolutamente anche Sarah Paulson, che qui veste i panni di Aileen Wuornos, storica killer che, stando alla serie, è stata notevolmente influenzata dalla storia di Lizzie Borden. La vera coprotagonista è però Bridget, la donna che, a detta di questa trasposizione, plasma la giovane ed innocente signorina Borden. Vicky Krieps è ottima in questo ruolo, anche se le scene riguardanti Elizabeth Báthory erano un pochino sotto tono.

In conclusione
Monster: La storia di Lizzie Borden non riesce a ridare alla serie i fasti raggiunti dalla prima stagione. Ancora una volta Ryan Murphy parte bene con i primi episodi, ma poi cade nei soliti errori di inaccuratezza storica, aggiunte superflue e stravolgimenti narrativi. Peccato perché le vicende di Lizzie Borden potevano rilanciare il prodotto, dato che questa era la prima stagione con una donna protagonista ed una vicenda giudiziaria conclusasi con una sentenza d’innocenza su cui però tuttora rimangono notevoli dubbi al riguardo.
