Recensioni FilmMiroirs No. 3 - Il mistero di Laura (e quello del cinema)

Miroirs No. 3 – Il mistero di Laura (e quello del cinema)

Miroirs No. 3 – Il mistero di Laura (2025) è un film di Christian Petzold, uno dei più importanti autori tedeschi della sua generazione, due volte Orso d’argento a Berlino per La scelta di Barbara e Il cielo brucia. Presentato in concorso a Cannes nella sezione indipendente Quinzaine des Cinéastes, questa sua ultima fatica prende il titolo dal terzo movimento – Une barque sur l’océan (Una barca sull’oceano) – della suite per pianoforte Miroirs di Maurice Ravel.

Miroirs No. 3 - Il mistero di Laura

Miroirs No. 3 – Il mistero di Laura – Trama

Sopravvissuta a un incidente automobilistico fatale per il fidanzato Jakob (Philip Froissant) alla guida, la studentessa di pianoforte Laura (Paula Beer) decide di soggiornare a casa di Betty (Barbara Auer), la donna che l’ha assistita. Quest’ultima convive col marito Richard (Matthias Brandt) e col figlio Max (Enno Trebs), due uomini che si dimostrano inizialmente ostili con la nuova ospite, salvo poi accettare, non senza un clima di sospetto, la sua presenza. La famiglia, infatti, nasconde un triste segreto.

Miroirs No. 3 - Il mistero di Laura

Miroirs No. 3 – Il mistero di Laura – Recensione

A casa di Betty sono tante le cose che non funzionano: la lavastoviglie, il sellino di una bici, il pianoforte da accordare, il rubinetto del lavello che perde, la staccionata da imbiancare. L’entrata in scena di Laura nella sua vita sembra poter aggiustare tutto. Sono gli uomini di casa, lavorarori in un’autofficina, a riparare materialmente questi oggetti, certo. Eppure è la presenza di Laura, il modo in cui occupa gli spazi, sorride e si mette al servizio della famiglia a ricucire le ferite “spirituali” di Betty, a riaccencenderne il viso, fino ad allora spento da una palpabile malinconia.

C’è qualcosa di metafisico nell’incontro tra le due donne, i cui sguardi si incrociano due volte tra il viaggio d’andata e quello senza ritorno dell’incidente, prima cioè che le loro esistenze si intreccino definitivamente. Una sensazione di déjà vu che ricorre nella struttura circolare del film, come quella che ci coglie quando osserviamo la stessa tenda mossa dal vento in una delle prime e nella penultima delle inquadrature. Due immagini quasi identiche, eppure connotate in maniera profondamente diversa. Un mistero, come suggerisce il sottotitolo italiano, che passa attraverso la capacità di Petzold di alludere a piani di realtà oltre la realtà immanente, oltre il flusso della vita che scorre come il fiume che Laura osserva, prima da un ponte e poi da una riva, nei primi istanti del film, come avvicinandosi per leggere meglio un messaggio indecifrabile.

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Il tempo e lo spazio

Laura sembra legata al passato: il suo sguardo va subito verso l’acqua, l’origine della vita, e rifiuta, appena raggiunta, la meta in cui la porta Jakob, pregandolo di riportarla a casa, ancora una volta in un movimento di ritorno. Per questo, forse, riconosce negli occhi di Betty un’anima affine, tanto da voler passare la convalescenza da lei, in un ambiente in cui il tempo sembra essersi fermato. Al contrario, gli uomini si presentano come agenti di una progressione ineluttabile: per loro bisogna solo rimettere velocemente le cose a posto e andare avanti (anche se le riparazioni si rivelano tutt’altro che impeccabili).

All’interno di questo conflitto tutto temporale, Laura vuol fare spazialmente da collante tra i membri del nucleo familiare: lasciando, in più occasioni, che Betty e Richard si intrattengano in lunghe passeggiate lontano dal figlio che li cerca; percorrendo più volte in bici la strada che separa l’autofficina dal focolare domestico, accompagnando Max e tentando di scardinarne la chiusura caratteriale. Eppure, il mistero che circonda l’empasse emotivo tra i tre, finirà per allontanarla, non solo spazialmente, dalla loro dimora.

Il riflesso di due storie

Miroirs No. 3 – Il mistero di Laura è un’opera di sottrazione, di piccoli gesti e di tensioni perlopiù inesplose, e che anche quando esplodono appaiono trattenute, come dovesse comunque restare tutto tra parentesi. Petzold non si immerge nel melodramma come in Undine – Un amore per sempre, altra eccezionale interpretazione di Paula Beer. Si limita a inquadrare dei personaggi graficamente avvolti dalla propria solitudine, ad esempio quando, verso la fine, li pone in rapida successione, ognuno da solo e incorniciato da una porta o da una finestra in secondo piano.

Opta per un percorso d’allusioni e d’incidenti, in cui sfugge il confine tra casualità e causalità, salvo poi trovare nel finale una coesione proprio nella distanza tra i corpi, nella ristabilita divisione tra la traiettoria esistenziale di Laura e quelle della sua transitoria famiglia “adottiva”. Due storie che si toccano prima di tornare a essere narrate in montaggio alternato, o forse a essere l’una osservata dall’altra (si pensi, oltre al saggio finale, alle riprese clandestine di Max, attorno a cui si riuniscono Betty e Richard), trovando in questa osservazione una riconciliazione con gli altri e con sé stessi.

Conclusioni

Miroirs No. 3 – Il mistero di Laura è un film in cui Christian Petzold sembra parlarci della forza del cinema, della costruzione di senso che colpisce le immagini non appena vengono messe in relazione tra di loro. La tenda che ondeggia nel finale non è la stessa se viene vista con altri occhi, così come un fiume cambia costantemente pur rimanendo apparentemente identico.

Quel che conta, come insegnò Kulesov, è l’immagine successiva o quella precedente: Laura, introdotta di spalle come ogni personaggio ambiguo o irrisolto che si rispetti, ci lascia ai titoli di coda con un volto illuminato in primo piano, finalmente pronto a guardare e ad andare avanti, rifiorito grazie agli occhi di chi ha voluto assistere fino in fondo alla sua storia (tanto noi spettatori quanto i co-protagonisti), inseguendo la sua immagine fino a che non incontrasee il controcampo più lieto, la conclusione più luminosa e aperta al futuro.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Miroirs No. 3 - Il mistero di Laura è un film minimale, costruito attorno a una storia esile e ai piccoli gesti dei suoi protagonisti. Eppure riesce a parlarci, tra le righe, della grandezza del cinema.
Alberto Bajardi
Alberto Bajardi
Nato su quel ramo del Lago di Como dove Hitchcock girò la sua opera prima, si iscrive a giurisprudenza ispirato da La parola ai giurati, ma si ritrova a disertare le lezioni come Antoine Doinel, attratto dai matinée delle sale milanesi. Laureatosi al DAMS per non sentirsi più in colpa, ama il cinema senza distinzione di generi e cerca in un film nient'altro che emozioni autentiche, siano esse nei più acuti ritratti umani di Cassavetes o nei più viscerali horror di Cronenberg.

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