Minions & Monsters (2026) non è solo il grande ritorno degli ometti gialli più amati dai bambini. Il terzo capitolo del franchise targato Illumination, che vede il ritorno alla macchina da presa del regista del primo film, Pierre Coffin, è infatti un omaggio alla settima arte, che sfrutta la struttura del franchise (che prevede l’alternarsi di svariati sketch più che una vera e propria trama lineare) per restituire al pubblico citazioni e riferimenti a non finire.
Una divertente montagna russa, che si prende maggiormente sul serio ma senza rinunciare alla leggerezza.

Minions & Monsters – La trama
Mentre il resto della tribù è alla costante ricerca di un nuovo cattivissimo padrone da servire, due Minions un po’ diversi dagli altri, James e Henry, sognano in grande e vogliono sfondare nel mondo del cinema della Hollywood degli anni ’20.
Nel tentativo di girare un ambizioso monster movie per vincere l’Oscar, i due finiscono per risvegliare ed evocare delle creature mostruose reali. La situazione sfugge rapidamente di mano: i mostri vengono liberati per davvero, gettando il set in un caos infernale.

Minions & Monsters – La recensione
La prima parte del film è semplicemente meravigliosa, costellata da citazioni ai grandi classici hollywoodiani. Un compromesso fra l’humour rivolto ai più piccoli e i riferimenti pensati per gli adulti, che si traduce in un equilibrio perfetto che include esilaranti scene riprese da cult del cinema classico quali L’arrivo del treno alla stazione, Viaggio nella luna, Metropolis, Quarto Potere e Casablanca e tanti altri ancora. L’accostamento è geniale, così come la sua evoluzione. I Minions riescono a fare successo e a sfondare, infatti, ma fino all’arrivo del sonoro, fattore che causerà loro qualche problema con risvolti spassosi. Le gag accelerate (fast-motion gag), che riprendono quelle in stile saloon di una volta, sono un’aggiunta stilistica altrettanto interessante.
L’utilizzo del B/N è ben bilanciato per non risultare fastidioso a un pubblico di piccolissimi, poco abituato a questo tipo di fruizione. Proprio adesso che è in sala The Odyssey, poi, è divertente vedere la versione portata in scena dai Minions, la quale è anche un omaggio alla nascita del cinema, che si può far risalire all’epos omerico e alla tradizione orale dell’Antica Grecia, prime forme di messa in scena. L’elemento metacinematografico è insomma prevalente e funziona, come mostrato anche dal finale in stile “matrioska” e dai titoli di coda.

Le note dolenti – Quando il troppo stroppia
La seconda parte, invece, rappresenta una nota dolente. Il citazionismo intelligente lascia il posto a una serie di vicende e gag più superficiali e che sono rivolte principalmente al ricercare la risata facile. L’equilibrio si sbilancia quindi verso il pubblico costituito da bambini, con gag che si incentrano sulla quantità più che sulla qualità.
L’introduzione di un Minion muto è un elemento potenzialmente interessante ma poco sfruttato, nonostante quando compaia in scena rubi la scena ai suoi comprimari, e se per la caratterizzazione dei mostri ci si rifà alla tradizione horror di H. P. Lovecraft e di Cthulhu, poi questa reference diventa solo un mero accenno, senza essere sfruttata a dovere. Il design delle creature evocate dai Minions è infine palesemente derivativo da altri film, come il granchio Tamatoa di Oceania. Il citazionismo, insomma, funziona solo se ben integrato con il film all’interno del quale viene a presentarsi, assumendo un senso logico all’interno della trama (come era stato per il primo atto). Altrimenti, diventa solo un mero easter egg, e nulla più.

Il robot e la suffragetta: una storia d’amore che insegna ai più piccoli
Verso il terzo atto vengono presentati i personaggi delle suffragette e di un robot, e questa rappresenta una delle trovate meglio sviluppate dal film. La storia d’amore presentata tra la figura dell'”uomo di latta” e una delle attiviste femministe funziona infatti proprio per le sue divertenti contradditorietà. Il primo, pur essendo freddo e fatto di metallo, non ha infatti paura a mostrare i suoi sentimenti e le sue fragilità; fattore che è esplicitamente apprezzato dalla donna, abituata a “umani” che invece si nascondono metaforicamente dietro a delle armature per paura di esporsi e di mostrarsi “meno mascolini”. La dinamica tra i due è quindi intrisa di un simbolismo calzante e riuscito, che coinvolge senza risultare forzato.
Un messaggio moderno e ben integrato, che funziona e arriva diretto senza troppi sottotesti. Una perla per i bambini in sala, che vengono a contatto con messaggi di decostruzione della mascolinità tossica che sono così interiorizzati fin da piccoli.

Conclusioni
Minions & Monsters è un film spassoso, una lettera d’amore al cinema classico che si rivolge sia a bambini che ad adulti senza troppe pretese. La seconda parte è molto meno brillante e originale rispetto alla prima, perdendo sia in ritmo che in qualità, ma tutto sommato questo nuovo capitolo conserva lo standard dei suoi predecessori (anche se non avvicinandosi a quello della saga principale di Cattivissimo Me).
Da recuperare in sala, con tutta la famiglia: per un pomeriggio al cinema spensierato e all’insegna del divertimento.
