Mine

Diretto e scritto da due italiani, Fabio Resinaro e Fabio Guaglione. Come protagonista un attore americano, Armie Hammer e girato interamente in Spagna. Mine si presenta così al pubblico, un gioiellino, capace di ottenere magari non molti giudizi positivi dalla critica italiana e statunitense, ma l’attenzione di chi è amante del genere, e desiderosa di una deviazione dalla classica americanata fatta di sangue ovunque e medaglie d’onore per i protagonisti-eroi. Il protagonista, il marine Mike Stevens, insieme al suo collega Tommy Madison, si ritrovano soli e dispersi nel deserto dopo aver fallito un tentativo di assassinio in Nord Africa . I due, sulla strada per tornare alla base, si ritrovano in un campo minato dove Tommy calpesta una mina, perde entrambe le gambe e in preda allo shock pone fine alle sue sofferenze con un colpo di pistola alla testa, davanti agli occhi di Mike, rimasto bloccato su una mina e  senza poter far nulla. Da qui la lunga attesa del protagonista che costretto ad aspettare i rinforzi, trascorre due notti e due giorni da solo nel deserto. Il giovane marine, tormentato dalla sfortuna fronteggia anche una tempesta di sabbia, al termine del quale si rende conto di aver perso dal suo perimetro di azione, quello in cui è bloccato, sia la radio che gli oggetti utili alla sua sopravvivenza. Perso e in preda al panico, si punta una pistola alla testa e quando è sul punto di premere il grilletto da lontano scruta la figura di un uomo, un berbero, che con un andamento a zig zag come se sapesse dove sono posizionate le mine raggiunge Mike.

L’uomo, a tratti ironico, innervosisce anche lo spettatore, che con il suo arrivo crede che Mike sia finalmente salvo, ma cosi non è e spesso causa il continuo non dare risposte nei dialoghi, e il suo comparire e scomparire tra le dune porta a dubitare della sua stessa esistenza, se davvero sia lì oppure sia frutto di una visione del marine. Cala la notte e con  essa anche immagini, sensazioni, continui flashback condiscono quest’attesa, i motivi per cui Mike è partito, la solitudine, le visioni continue, il passato che piomba sul marine che in preda alla stanchezza si inginocchia come a rispecchiare il carico che si porta sulle spalle. Durante le notti, il marine si ritrova immobile ad affrontare iene che diventano uomini che lo aggrediscono, rievocano forse il ricordo peggiore di Mike, ovvero la lite in un locale, dove si intuisce lavori la compagna di Mike, che più volte emerge durante la sua angosciante attesa, che si disperde rischiando di allentare l’attenzione del pubblico. IL berbero torna più volte a far visita durante le giornate caratterizzate da vampe di calore, sorpreso da come il marine abbia superato le lunghe notti, passate a cercare di proteggere il cerchio che si era creato.

La trama rischia di diventare pesante ma è la qualità di  Hammer a fare da padrona, la sua sola presenza rende credito all’opera dei due italiani, che permettono tramite tutti quei ricordi e immagini di cercare qualcosa che va oltre a ciò che lo spettatore guarda. Infatti è proprio il “viaggio di Mike”, tutto questo simbolismo che rende la storia degna di essere seguita, perché incentrare un film  di guerra solo su imboscate, battaglie, trincee, quando lo spettatore può desiderare che l’uomo, colui che decide di partire, quella di un soldato abbandonato al suo tragico epilogo, possa tornare a casa? Mine è tutto questo, il coraggio di fare quel passo, sbagliato o giusto che sia, i fantasmi del passato, quelli che ti hanno spinto a fare o non fare dei passi. E quale scenario migliore di quello di un campo minato, pieno di ordigni che ti impediscono di muoverti, paradossalmente, non è possibile andare avanti.

Mine è un prodotto interessante, caratterizzato da un’impronta nostrana che si spera abbia un seguito. Sfinito, e a poche ore dall’arrivo dei rinforzi, ed ecco l’ultima visione di Mike, quella di Tommy che lo incoraggia a trovare le ultime forze affinchè i rinforzi non lo dichiarino morto. Il marine ricorda che il suo amico è morto, estremamente stanco, decidi di fare quello che è stato il tema di tutto il suo viaggio, non solo da arruolato ma anche nella sua precedente vita privata, decide di fare quello che è un passo avanti, scoprendo che in realtà non aveva pestato una mina ma una semplice lattina, come quella oggetto di discussione con il berbero qualche giorno prima. Nelle ultime scene della pellicola vediamo Mike che riesce con il bengala a chiamare i soccorsi e tornare finalmente dalla sua amata compagna, riassumendo quella che è stata la posizione che ha caratterizzato le lunghe e infinite ora nel deserto: in ginocchio, per chiederle di sposarla e fare così dopo un complesso labirinto, ricco di mine, paure di non farcela, ostacoli e un passato troppo spesso pesava come un macigno, un passo avanti.

Voto Autore: 3.5 out of 5 stars

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