Cosa succede quando un pilota della Marina americana, precipitato nel cuore dell’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda, si ritrova costretto a collaborare con un ex agente del KGB innamorato della cultura americana? Nasce Mayday, la nuova action comedy di Apple TV che sceglie di guardare agli anni Ottanta con ironia, nostalgia e una buona dose di spettacolarità.
Diretto da John Francis Daley e Jonathan Goldstein, già autori di Game Night e Dungeons & Dragons – L’onore dei ladri, il film mette insieme due protagonisti apparentemente improbabili come Ryan Reynolds e Kenneth Branagh, costruendo intorno a loro una buddy comedy che gioca con i codici del cinema d’azione dell’epoca. Il risultato è un film leggero, divertente e consapevole dei propri riferimenti, capace di intrattenere senza prendersi mai troppo sul serio.

Mayday: la trama
È il 1987 e il tenente Troy “Assassin” Kelly, brillante pilota della Marina statunitense, viene inviato in missione segreta in territorio sovietico. L’operazione, però, prende una piega inaspettata e Troy si ritrova bloccato oltre le linee nemiche.
La sua unica possibilità di sopravvivere arriva da Nikolai Ustinov, un ex agente del KGB che vive isolato e che, nonostante la propria storia, nutre una sorprendente passione per la cultura americana. Tra i due nasce inizialmente un rapporto fatto di diffidenza e contrasti, destinato però a trasformarsi progressivamente in un’alleanza improbabile.

Mentre cercano di attraversare il territorio sovietico e raggiungere la salvezza, Troy e Nikolai devono affrontare inseguimenti, scontri e situazioni sempre più rocambolesche, imparando allo stesso tempo a conoscersi e a mettere da parte le proprie differenze.
Mayday: la recensione
Mayday non vuole reinventare il cinema d’azione e non pretende di costruire un complesso thriller geopolitico. La sua forza sta piuttosto nella capacità di prendere un immaginario estremamente riconoscibile e trasformarlo in una commedia d’azione dinamica e consapevole.
Il film guarda dichiaratamente agli action movie degli anni Ottanta, giocando con l’estetica, i cliché e la retorica del genere. Il riferimento a Top Gun è evidente e diventa persino parte integrante della storia. Ma Mayday utilizza la nostalgia senza trasformarla in un semplice esercizio di citazionismo. L’omaggio diventa infatti uno strumento per costruire il tono del film e per creare una continua contrapposizione tra l’immaginario americano e quello sovietico.

A funzionare particolarmente bene è la coppia protagonista. Ryan Reynolds porta sullo schermo il consueto sarcasmo e quella comicità basata sulla battuta pronta che ormai appartiene profondamente al suo stile. È una formula che può risultare familiare, ma qui trova un contrappunto efficace nella presenza di Kenneth Branagh.
Ed è proprio Branagh a rappresentare una delle sorprese più piacevoli del film. Il suo Nikolai è eccentrico, ironico e imprevedibile, ma anche capace di sorprendere nelle sequenze d’azione. L’attore riesce a dare al personaggio una profondità maggiore di quella che la sceneggiatura gli richiederebbe, diventando progressivamente il vero cuore della storia.
Anche la regia di Daley e Goldstein contribuisce al buon ritmo della pellicola. Le sequenze d’azione sono costruite con energia e una certa inventiva visiva. Alternando combattimenti, inseguimenti e gag fisiche senza lasciare che il film perda completamente il proprio tono leggero. Alcune soluzioni visive risultano particolarmente efficaci proprio perché il film riesce a trasformare l’azione in una fonte di comicità.
Dove Mayday convince meno è invece nella componente narrativa. La storia procede seguendo una struttura piuttosto prevedibile e alcuni personaggi secondari avrebbero meritato maggiore spazio. Anche il lato più emotivo del racconto, soprattutto nella parte finale, appare in alcuni momenti costruito più per ottenere una reazione immediata che come conseguenza naturale dello sviluppo dei personaggi.
È però una debolezza che non compromette l’obiettivo principale del film: divertire. Mayday sa esattamente che tipo di esperienza vuole offrire e la porta avanti con una leggerezza che, nel panorama delle produzioni action contemporanee, rappresenta quasi un valore aggiunto.
Il cast
Ryan Reynolds interpreta Troy Kelly con il consueto mix di sarcasmo, ironia e spavalderia. Un’interpretazione coerente con la sua immagine cinematografica, forse non particolarmente sorprendente, ma efficace nel contesto della commedia.
Kenneth Branagh è invece la vera rivelazione del film. Il suo Nikolai Ustinov gli permette di giocare con tempi comici, fisicità e un lato più eccentrico rispetto ad alcuni dei ruoli recenti a cui ci ha abituati. La sua presenza eleva il film e rende credibile l’insolita amicizia al centro della storia.

Accanto ai due protagonisti troviamo Maria Bakalova, Marcin Dorociński e David Morse, che completano un cast funzionale alla storia, pur avendo a disposizione personaggi meno sviluppati rispetto alla coppia centrale.
In conclusione
Mayday è un film che non ha paura di essere semplicemente divertente. Non cerca una profondità che la propria natura di action comedy non richiede e costruisce il proprio intrattenimento attraverso una buona combinazione di azione, comicità, nostalgia e chimica tra i protagonisti.
Non tutto funziona allo stesso modo: la sceneggiatura avrebbe potuto osare maggiormente, alcuni personaggi restano sullo sfondo e la componente emotiva non sempre raggiunge la stessa efficacia dell’azione e della comicità. Ma quando Mayday decide di giocare con il cinema degli anni Ottanta, lo fa con ritmo, consapevolezza e una piacevole dose di ironia.

Il risultato è una pellicola godibile e sorprendentemente spassosa, capace di regalare quasi due ore di intrattenimento senza troppe pretese. E se Ryan Reynolds rappresenta la garanzia di una comicità ormai riconoscibile, è Kenneth Branagh a conquistare la scena, dimostrando una sorprendente naturalezza anche nei panni dell’action comedian.
Un’operazione nostalgica riuscita, leggera e divertente, che trova nella coppia Reynolds-Branagh il suo punto di forza.
