Match Point: l’importanza della fortuna- recensione del film di Woody Allen

Match Point è un film drammatico, dalle sfumature noir, scritto e diretto da Woody Allen nel 2005.

Distribuito in Italia da Medusa Film, prodotto dalla BBC Films.

Ha ottenuto la candidatura agli Oscar come miglior sceneggiatura ed ha vinto il David di Donatello ed il Premio Goya come miglior film europeo.

È una pellicola che si discosta dalla gran parte della precedente produzione di Woody Allen, fatta eccezione per Crimini e Misfatti, molte sono infatti le analogie con questo film, e per certi aspetti con il più recente La ruota delle meraviglie (2017).

Prima pellicola europea del regista che ha incentrato gran parte della sua carriera a New York, città protagonista di numerose sue pellicole.

Woody Allen ha scelto di girare ed ambientare Match Point a Londra, con un cast interamente britannico, fatta eccezione per Scarlett Johansson, che è ed interpreta un’americana.

Match Point trama

Londra, anni 2000. Chris Wilton (Jonathan Rhys Meyers) è un insegnante di tennis irlandese, ex professionista sportivo, appassionato di opera, sicuro di sé e delle proprie qualità. Non viene da una famiglia ricca, ma lavora con l’alta borghesia londinese in un esclusivo club di tennis.

Conosce come allievo Tom Hewett (Matthew Goode), rampollo di una famiglia molto ricca: i due fanno amicizia e Tom introduce Chris nella vita dei ricchi, portandolo a teatro, a vedere la Traviata, in un palco dove ci sono gli Hewett e, per una fortunata casualità, qualcuno non va.

All’opera Chris conosce Chloe (Emily Mortimer), sorella di Tom: fa colpo su di lei, e piace anche ai suoi genitori.

In poco tempo i due iniziano una relazione e Chris, in un crescendo graduale, si ritrova sempre più coinvolto nel nuovo ambiente sociale, tanto da cambiare lavoro e ottenere un impiego per volere del suocero.

Ad una festa a casa degli Hewett Chris si imbatte in un’affascinante donna: è Nola Rice (Scarlett Johansson).

Attrice americana in cerca di una parte, femme fatale di bell’aspetto, ma in fondo molto insicura, tra i due subito scatta un’intesa particolare, la conversazione assume dei toni ben diversi rispetto a quelli dei dialoghi con Chloe: l’atmosfera viene scombussolata dall’arrivo di Tom, che presenta Nola a Chris come sua fidanzata.

Dopo poco tempo tra questi ultimi ci sarà un momento di passione, dovuto all’iniziale attrazione mai sparita.

La storia tra Tom e Nola è destinata a finire, la madre di lui non la sopporta, perché diversa dai loro ideali canoni e piena di velleità.

Chris nel frattempo ha sposato Chloe, i due sembrano vivere felici e cercano, invano, di avere un figlio, voluto soprattutto dalla moglie, che in alcuni momenti della pellicola diventa ossessionata da questo, tanto da non accorgersi di ciò che accade intorno a lei.

Chris infatti ha iniziato una passionale relazione clandestina con Nola che, dopo aver lasciato Tom, si era allontanata dagli Hewett.

Il rapporto tra i due però non è equo, a Nola- che sul finire del film rivela di essere incinta- sta stretto il ruolo dell’amante e vorrebbe che Chris lasciasse Chloe.

Ma Chris, ormai troppo abituato a quell’alto stile di vita, che dipende interamente dalla moglie, per sbarazzarsi del problema decidere di compiere il gesto estremo: uccide Nola.

Quando sembra che stia per essere scoperto, dando un qualche segnale di giustizia “divina”, la fortuna torna dalla sua parte, i sospetti della polizia cadono e nasce suo  figlio: zio Tom augura al neonato solo una cosa, la fortuna.

D’amore e di fortuna

Match Point inizia con un monologo di Chris Wilton sull’importanza della buona sorte: la pallina da tennis, in bilico prima o oltre la rete è la metafora.

Chris Wilton è un personaggio fortunato, è riuscito nel suo unico vero intento: la scalata sociale.

Questa interessante tematica era stata già affrontata da Stanley Kubrick nel 1975, con uno dei suoi film forse meno apprezzati, Barry Lyndon.

Chris Wilton e Redmond Barry hanno molto in comune, innanzitutto l’essere irlandesi- che in entrambi i film sembra quasi sinonimo di meno fortunati ma più caparbi-, in secondo luogo il desiderio di elevarsi da una classe sociale meno abbiente all’alto borghesia (nel 21esimo secolo) o all’aristocrazia (nel 18esimo).

La moglie è il mezzo con il quale si arriva a quest’obiettivo prefissato.

Ma tra i due c’è un’enorme sostanziale differenza, che delinea i finali delle due splendide pellicole: la fortuna.

Riprendendo l’iniziale metafora possiamo dire che nel caso di Chris Wilton la pallina supera la rete, almeno all’apparenza, in quello di Redmond Barry, ormai divenuto Lyndon, torna indietro e la partita si perde.

Kubrick alla fine del film ci ricorda che prima o poi saremo tutti uguali, ricchi, poveri, re, servi, prima o poi saremo tutti morti.

Woody Allen ci dice che probabilmente saremo tutti uguali dopo la morte, ma durante la vita c’è chi è fortunato e chi no.

match point

La grande domanda che deriva dalla visione di Match Point è: Chris Wilton è davvero fortunato?

Probabilmente non c’è una risposta univoca e netta; infatti, dopo l’assassinio di Nola Chris è letteralmente tormentato dai fantasmi che derivano dal suo senso di colpa.

Il suo ultimo sguardo, che schiva la camera, come sommerso da un’estrema vergogna, non fa certamente di lui un uomo fortunato.

Ci si potrebbe domandare se abbia davvero amato Nola Rice. La risposta in questo caso è ovviamente no, altrimenti non avrebbe ucciso lei e una povera anziana priva di colpe, brutalmente ammazzata solo per inscenare un omicidio per droga.

Chris Wilton è semplicemente un uomo egoista, perseverante oltre ogni limite, deciso e ostinato nel suo obiettivo.

È un personaggio tragico- tanto che lo vediamo leggere Dostojevskij- caratterizzato da un pòlemos solo apparente, una lotta intestina tra amore e raziocinio che lui stesso finge di vivere ma che probabilmente in realtà non avviene mai davvero.

È troppo deciso nelle sue azioni per provare rimorso prima di compierle, forse è un impulsivo, o forse solo un manipolatore.

Ciò che sappiamo con certezza di lui è che l’unico vero amore che ha è per se stesso, anche se, probabilmente in lui c’è un barlume di umanità che lo farà soffrire per il suo restante tempo.

L’opera come manifestazione del pensiero

Match Point non differisce dal resto della produzione alleniana solo per l’ambientazione: la colonna sonora, parte integrante della pellicola, è formata da arie d’opera, con un’importante presenza di arie tratte da opere di Giuseppe Verdi.

Di Verdi è l’Otello da cui è tratta l’aria Desdemona, rea, utilizzata da Woody Allen per la scena dell’omicidio di Nola: è una similitudine chiara, perfetta dal punto di vista cinematografico.

Nei film di Woody Allen le colonne sonore utilizzate sono soprattutto jazz, in un film di carattere così tragico sarebbe stato inappropriato inserire la musica dell’improvvisazione.

Chris Wilton infatti non improvvisa quasi mai, le sue mosse e parole sono quasi sempre architettate dalla sua mente, non è un caso che tra la musica da lui apprezzata non compaia mai nessun altro genere oltre alla lirica.

Probabilmente quello di Chris Wilton per l’opera è un’amore dettato non solo da una passione intrinseca, ma soprattutto dalla voglia di assomigliare a gente colta ( e forse anche ricca).

Così come lo è il suo apprezzamento per la letteratura e l’arte, non è mai chiaro fino in fondo quanto ci sia di vero e quanto sia una perfetta messinscena.

Ben diversa da lui è Nola Rice, molto più ingenua e controllata dalle emozioni.

Entrambi provengono da situazioni per certi versi simili, ma affrontano la vita in maniera totalmente antitetica.

match point

Match Point: l’élite vuota della società

La categoria di cui  Chris Wilton vuole a tutti i costi fare parte è svuotata di ogni tipo di valore.

È una continua ed incessante finzione, perfino il valore della famiglia, che sembra essere per gli Hewett primario, è soltanto una convenzione sociale.

Il personaggio più sincero sembra Tom, che talvolta esprime, con battute ironiche, una sottile distanza dagli altri membri della famiglia: sembra l’unico che non finge di essere ciò che non è.

Ammette di avere vizi costosi (come le auto di lusso e il caviale), è altalenante anche sentimentalmente, è uno spirito libero, che però viene messo in riga.

Chris Wilton invece è già pronto per questa metamorfosi, tanto da adattarsi con estrema velocità e facilità a questo nuovo stile di vita, superando dal punto di vista dell’immoralità tutti gli altri personaggi, che appaiono solo vuoti ma non danno mai segni di immoralità.

La trama, la sceneggiatura estremamente dettagliata, la musica coinvolgente ed esplicativa, l’ambientazione elegante e la perfezione delle immagini e delle interpretazioni fanno di Match Point uno dei migliori film di Woody Allen, apprezzabile sia con una certosina analisi in chiave psicologica e sociale, sia con un occhio meno critico e devoto anche solo alla bellezza cinematografica.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

La trama, la sceneggiatura estremamente dettagliata, la musica coinvolgente ed esplicativa, l’ambientazione elegante e la perfezione delle immagini e delle interpretazioni fanno di Match Point uno dei migliori film di Woody Allen, apprezzabile sia con una certosina analisi in chiave psicologica e sociale, sia con un occhio meno critico e devoto anche solo alla bellezza cinematografica.
Isabella Fleri
Isabella Fleri
Se, come in Manhattan, anch’io dovessi stilare una lista delle 10 cose per cui vale la pena di vivere, la settima arte avrebbe un posto di riguardo. Tra i registi che più hanno contribuito alla mia cinefilia Stanley Kubrick, Paul Thomas Anderson, Michelangelo Antonioni e, naturalmente, Woody Allen.

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