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Mad Men – di come si racconta la Storia

Ideata da Matthew Weiner, già sceneggiatore de I Soprano, Mad Men è stata una serie simbolo tra gli anni ’00 e gli anni ’10. Il titolo della serie è legato alla reale industria pubblicitaria newyorchese, oltre a giocare sul filo sottile del doppio significato. Mad vuol dire pazzo in inglese, ma in questo caso è connesso – anche – al fatto che la serie si svolge in Madison Avenue. È questa, anche nella realtà, la sede delle grandi firme della pubblicità statunitense a partire dagli anni ’30 del Novecento.

Nel corso delle sette stagioni, la serie ha ottenuto ottimi commenti e moltissimi premi. La Writers Guild of America l’ha inserita al settimo posto tra le migliori produzioni seriali di sempre. Ben tre i Golden Globes vinti come miglior serie drammatica, a cui si aggiungono – nella stessa categoria – quattro Emmys. La serie è valsa al protagonista Jon Hamm due Golden Globes.

Mad Men

Mad Men – trama e cast

Don Draper (Jon Hamm) è un pubblicitario, in difficoltà a trovare un’idea per la nuova campagna delle Lucky Strike. È il marzo del 1960 e le pressioni attorno ai danni procurati dal fumo vanno aumentando. Don è uno degli uomini di punta dell’agenzia Sterling Cooper. Qui, proprio in quel momento entra a lavorare nelle vesti di segretaria la giovane Peggy Olson (Elisabeth Moss) che diventerà l’assistente dello stesso Don. Peggy viene istruita sul nuovo lavoro che andrà a svolgere dalla segretaria-capo Joan Holloway (Christina Hendricks). Nell’agenzia lavorano anche il disegnatore Sal Romano (Bryan Batt), Pete Campbell(Vincent Kartheiser), Ken Cosgrove (Aaron Staton), Harry Crane (Rich Sommer).

La situazione con la campagna pubblicitaria per la Lucky Strike si complica, nonostante l’intervento di uno dei due capi dell’azienda, Roger Sterling (John Slattery). Solo un’intuizione geniale di Don riuscirà a risolvere il problema. Al termine dell’incontro Roger cerca di convincere Don a superare le sue perplessità riguardo a un’altra possibile importante campagna. L’agenzia è stata infatti contattata da Richard Nixon e dal suo staff per organizzarne la campagna elettorale. Don, tuttavia, continua a non mostrarsi sicuro riguardo a questa eventualità.

Mad Men – la recensione

È la Storia la protagonista, un po’ nascosta ma vera, di Mad Men. E in questo paradosso di una centralità taciuta che si sviluppano gli eventi. La serie attraversa un decennio, quello degli anni ’60, che è stato ricco di eventi e turbamenti che hanno irrimediabilmente cambiato il mondo. Sono due gli sguardi attraverso i quali principalmente osserviamo queste evoluzioni: quello di Don e quello di Peggy. Non a caso: da una parte l’uomo inserito, importante e dall’altro una giovane donna che si trova in un contesto sfidante e complesso. In realtà di Don si scoprirà che la sua storia prende vita da una finzione, da una bugia che viene mantenuta per tutta la serie. La complessità del suo racconto ne fa uno dei personaggi scritti meglio nella serialità recente.

Pubblicità

Ma Mad Men è anche una serie che racconta le evoluzioni di un linguaggio, quello pubblicitario, con interesse quasi filologico. La pubblicità è in questo senso investita da un doppio ruolo. Se da una parte si deve adattare ai cambiamenti imposti dalla società, dall’altro in qualche modo li governa. Non è un caso che fin dalla prima puntata si parli di campagne pubblicitarie per un’elezione. Il tema, seppur solo sfiorato, testimonia la centralità acquisita proprio in quel momento dalla promozione anche sul terreno politico. Il ricco campionario di personaggi, scritti con brillantezza e profondità nella serie, testimonia il modo in cui diversi membri della società hanno affrontato i cambiamenti. Ogni personaggio diventa allora più di sé stesso, rappresenta uno status che viene in qualche modo intaccato da una società in ebollizione.

Mad Men

Il senso della storia

Mad Men ha in qualche modo indicato la via che è stata poi percorsa da altre serie come La fantastica Signora Maisel. La scelta, quindi, di raccontare attraverso un individuo o un gruppo di individui un cambiamento sociale in essere. La serie mantiene per sette stagioni un alto livello di scrittura, di aderenza col reale, perché c’è “il mondo fuori” che bussa alla porta. Il senso della storia, soprattutto americana di un decennio di sconvolgimenti. Dall’assassinio di Kennedy, l’assassinio più celebre della storia anche perché andato in diretta televisiva, alle sommosse antirazziste, al Vietnam. Tutto questo, viene riletto proprio nella chiave della sua rappresentazione, di più: della sua possibilità di essere rappresentato. Gli anni ’60 sono il decennio dell’invasione vera della pubblicità e delle televisioni nelle case di tutti. Il mondo si è fatto più piccolo, ma anche più grande.

E allora ogni sommovimento finisce per avere effetti più o meno diretti sulla vita dei protagonisti. Questo anche nello sgretolamento di convenzioni e ruoli fino a quel momento considerati intoccabili. La scelta è quella di legare così profondamente i personaggi alla storia del mondo da renderla una trama che non c’è bisogno di scrivere davvero. Il germe della scrittura che ha innervato Mad Men è quello di mettere assieme questa dimensione individuale e quella generale. Il risultato finale è stato di creare una serie destinata a diventare un cult.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni
Stefano Minisgallo
Stefano Minisgallo
Si vive solo due volte come in 007. Si fanno i 400 colpi come Truffaut, Fino all’ultimo respiro come Godard. Il cinema va preso sul serio, ma non troppo. Ci sono troppi film da vedere e poco tempo, allora guardiamo quelli belli. Il cinema è una bella spiaggia, come nei film di Agnes Varda.

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