Love Death and Robots 3: un Grand Guignol cinematografico

Love Death and Robots, serie d’animazione Netflix prodotta da David Fincher e Tim Miller, è arrivata alla sua terza stagione.

Le storie presentate sono nove, una in più rispetto alla seconda stagione (2021) e la metà rispetto alla prima (2019). La formula rimane la medesima: registi diversi per diverse storie brevi (durata massima venti minuti), indipendenti l’una dall’altra e tutte tratte da novelle fantascientifiche di scrittori contemporanei (tra gli altri: John Scalzi, Michael Swanwick, Alan Baxter, Neal Asher, Bruce Sterling).

Un teatro dell’horror

La prima stagione, complice forse il maggior numero di episodi (ben diciotto), era stata guidata nelle scelte narrative da un criterio piuttosto eterogeneo. Amore, morte e robots, temi cardine dell’antologia seriale, si dipanavano in storie non solo cyberpunk e marcatamente splatter come accade invece nella seconda e soprattutto terza stagione. L’era glaciale o Il dominio dello yogurt erano, ad esempio, episodi ironici sull’evoluzione umana, che non facevano ricorso o appello a atmosfere horror impregnate di violenza. La notte dei pesci, dove due venditori rimasti bloccati nel deserto dell’Arizona vedono la volta del cielo notturno riempirsi di spettacolari creature oceaniche primordiali, è richiamata nella seconda stagione da L’erba alta e in quest’ultima stagione da Sciame (episodio 6, diretto da Miller). Ma se, nella prima stagione, l’umano, che vede improvvisamente materializzarsi entità animali e aliene provenienti da mondi passati, va incontro a una morte mitica che ricorda il volo d’Icaro e la tentazione umana di superare i propri limiti, nella seconda e soprattutto in Sciame l’uomo subisce la violenza estrema dell’Altro, pronto a difendersi perché mosso da forte spirito di autoconservazione. Nella terza stagione insomma si assiste, senza sosta, a una galleria di scene esplicitamente violente, piene di sangue, di perversioni, di corpi umani ridotti in poltiglia, trangugiati da nuove e affamate creature mostruose, ribelli a ogni tentativo di dominazione. In Love Death and Robots 3 sembra di rivivere a pieno titolo una sorta di Grand Guignol, teatro parigino dell’orrore (1897-1962) che proponeva brevi spettacoli macabri e raccapriccianti, tali da spaventare e far svenire gli spettatori dell’epoca, non ancora abituati alla potenza di visioni orrifiche e ai primi rudimentali effetti speciali.

Love Death and Robots
Love Death and Robots 3: immagine dell’episodio La pulsazione della macchina

Love Death and Robots 3: gli episodi

La peculiarità di Love Death and Robots, confermatasi e forse miglioratasi nella terza stagione, è aver reso l’animazione una visione, grazie a registi professionisti come Alberto Mielgo (recente premio Oscar per miglior cortometraggio animato con The Windshield Wiper, già autore e regista della serie nel 2019 con l’episodio La testimone, torna qui con Jibaro) e a una brevità che crea e condensa in pochi minuti interi mondi futuristici, con storie individuali, dal sapore mitologico, in grado di coinvolgere immediatamente lo spettatore.

La pulsazione della macchina narra, ad esempio, il viaggio dell’astronauta Martha Kivelson (fattezze e voce di Davis Mackenzie) che in solitaria, tra allucinazioni e ricordi poetico-letterari (il titolo stesso è un verso di William Wordsworth) percorre il pianeta Io, arrivando a carpirne i segreti e a conoscere lo spirito macchina che lo governa. Episodio meno cruento della serie, rievoca in quindici minuti il grande cinema di Interstellar (Nolan, 2014) e di Mission to Mars (De Palma, 2000).

Per la prima volta, David Fincher dirige un episodio della serie, in Un brutto viaggio. Un veliero che solca gli oceani per cacciare squali, si imbatte nel vorace mostro Thanapode, pronto a ingoiare lo sparuto gruppo di uomini presente sull’imbarcazione. Per il tramite appunto di uno dei corpi ingurgitati, il mostro riesce a parlare e chiede di essere portato su un’isola molto popolata dove poter soddisfare adeguatamente il suo famelico appetito.

Tra ammutinamenti e omicidi, in una storia che richiama i temi melvilliani di Moby Dick, giocati perfettamente con un’animazione che si muove tra ombre e volti stralunati, solo un marinaio riuscirà a salvarsi e a sconfiggere la gigantesca creatura marina.

Love Death and Robots
Love Death and Robots 3: immagine dell’episodio Jibaro

Menzione speciale anche per Jibaro, episodio che chiude la serie. Diretto, come anticipato, da Mielgo, narra le gesta di un cavaliere (Girvan ‘Swirv’ Bramble), che grazie alla sua sordità prova a difendersi dalle grida seduttive e mortifere di una sirena lacustre, coperta d’oro e di preziosi gioielli. Incuriosita dal cavaliere, che non reagisce ai suoi canti ammalianti, la sirena lo segue e se ne innamora. I due stanno per avere un rapporto quando l’uomo la colpisce e la spoglia di tutti i metalli preziosi. Il lago risente di questa nudità della sirena: l’acqua diventa sangue mentre il cavaliere recupera l’udito. Con una regia che, a livello sonoro, riesce a trasmettere l’inquietudine provata dal cavaliere quando sente i suoni per la prima volta in vita sua, con un cromatismo provocatorio e ipnotico, l’episodio è un ritorno cinematografico, esplicito, all’Odissea, alla potenza omerica della natura e ai suoi richiami ancestrali sperimentati da Ulisse.

Mason e i ratti rappresenta in toto il fil rouge della serie, approfondendo i legami tra l’uomo, l’amore, la morte e la tecnologia. Il vecchio contadino Mason compra macchine da guerra avveniristiche per annientare i ratti che scorrazzano nei suoi magazzini. Resosi conto che essi si difendono strenuamente, con una loro speciale tecnologia di difesa, si vendicherà dei robots da lui acquistati per premiare e conoscere in amicizia l’ardore bellico dei roditori.

Il tema della guerra, con soldati che devono combattere contro creature misteriose e potenziate dalla tecnologia umana, è affrontato negli episodi, a tinte heavy-metal, Sepolti in sale a volta e Morte allo squadrone della morte.

La serie si apre con i tre simpatici robots conosciuti nella prima stagione (Tre robot. Strategie d’uscita), che conducono lo spettatore in simbolici scenari post-apocalittici, deridendo la stupidità della specie umana, ormai scomparsa. Una scomparsa che viene descritta, in forma satirica, anche nell’episodio brevissimo, La notte dei minimorti: gli uomini vengono soppiantati da zombie, il tutto con toni da commedia slapstick e in time lapse.

Love Death and Robots non ha certo smesso di stupire e ha saputo fare della sua formula strutturale, animazione e base letteraria, la forza motrice per continuare a coinvolgere lo spettatore con forme e contenuti originali.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Love Death and Robots, serie d'animazione targata Netflix, giunta alla terza stagione, conferma la capacità di stupire e coinvolgere lo spettatore con episodi di derivazione letteraria fantascientifica.
Giulia Angonese
Giulia Angonese
Mi dedico al cinema con passione e continuità, cercando sempre di cogliere dinamiche di pensiero e atmosfere sottese agli intrecci narrativi.

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