CapolavoriL'Odissea (1968): un capolavoro assoluto della storia della televisione

L’Odissea (1968): un capolavoro assoluto della storia della televisione

Nel 1968, mentre il mondo culturale e politico attraversava rivoluzioni profonde, la Rai firmò l’Odissea (in co-produzione con Francia, Germania Ovest e Dino De Laurentiis), uno dei capolavori assoluti della storia della televisione, diretta da Franco Rossi con la fondamentale collaborazione di Mario Bava e Piero Schivazappa.

Articolata in otto puntate, la miniserie rappresenta ancora oggi il benchmark inarrivabile per qualsiasi trasposizione audiovisiva del poema omerico. Lungi dal cedere alle tentazioni del “peplum” hollywoodiano grossolano o dell’azione hollywoodiana ad alto tasso di effetti speciali, l’opera optò per un rigore filologico, una solennità poetica e una ricerca visiva che le hanno permesso di resistere al tempo in modo straordinario.

odissea 1968

Un inizio poetico: l’invocazione di Ungaretti

Il tono dell’opera viene impostato fin dal prologo di ogni puntata: il poeta Giuseppe Ungaretti introduce il racconto leggendo i versi del poema. La sua voce profonda e incrinata dalla vita, mettono subito in chiaro allo spettatore che non sta per assistere a una semplice avventura, ma a una meditazione profonda sul destino umano, sul dolore, sulla solitudine e sulla ricerca della patria.
L’uso della parola sacra di Omero, unito alle composizioni musicali ipnotiche ed evocative di Carlo Rustichelli, stabilisce un ponte ideale tra il mito arcaico e la sensibilità contemporanea.

Un Ulisse umano accompagnato da un cast eccezionale

Il cuore pulsante dell’opera risiede nella straordinaria interpretazione dell’attore jugoslavo Bekim Fehmiu nel ruolo di Ulisse (o Odisseo), che regala al personaggio una tridimensionalità psicologica impressionante.

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Il re d’Itaca non è un eroe inflessibile o uno spaccone dai muscoli scolpiti, ma un uomo logorato da dieci anni di guerra e altri dieci di errabondaggio e il suo sguardo comunica costantemente il peso del ricordo, il dolore per la perdita dei compagni e la costante angoscia dell’ignoto. La celebre mètis (l’astuzia) omerica viene rappresentata non solo come genio tattico, ma come una condanna che lo isola dagli altri uomini.

Al suo fianco si erge un’altrettanto monumentale Irene Papas nei panni di Penelope. L’attrice greca incarna una regina austera, dignitolosa e mai vittimistica. La sua attesa non è passiva: è un’eroica resistenza politica e psicologica contro i Proci. La chimica “a distanza” tra Fehmiu e Papas tiene viva la tensione drammatica per tutta la durata dello sceneggiato, culminando nel teso e commovente ricongiungimento finale.
Notevole anche il resto del cast: Barbara Gregorini dona a Nausicaa un’ingenuità toccante, mentre Juliette Mayniel tratteggia una Circe enigmatica, affascinante e lontana dai cliché della strega cattiva.

La magia visiva e il tocco di Mario Bava

Uno degli aspetti più affascinanti della produzione è la sua resa visiva, che deve moltissimo alla regia delle sequenze fantastiche affidata al maestro dell’horror e del fantastico italiano, Mario Bava. In un’epoca priva di computer grafica, si utilizzano soluzioni artigianali di sconvolgente efficacia.

Basti pensare all’episodio di Polifemo, interpretato da Samsun Burke, che è uno dei momenti più alti della TV dell’epoca. Attraverso trucchi prospettici, giochi di specchi, giochi di luce e un uso magistrale del colore, la grotta del mostro diventa un incubo claustrofobico e primordiale. La discesa nell’Ade è ricca di toni spettrali, quasi espressionisti, in cui il mondo dei morti appare come una nebbia desolata in cui le anime rievocano con dolore la vita terrena.

Girato in gran parte in location reali tra la Jugoslavia e le coste mediterranee, lo sceneggiato sfrutta la luce naturale, le rocce aride e il mare sconfinato come co-protagonisti della narrazione.

Odissea 1968

I temi narrativi dell’Odissea del 1968: la casa, il sacro e la memoria

L’adattamento si distingue per il rispetto quasi sacro delle dinamiche omeriche. L’Odissea del 1968 affronta con maturità filosofica i grandi temi del poema: la xenia (l’ospitalità), basti pensare al contrasto tra l’episodio di Polifemo e quello dei Feaci; l’identità smarrita del protagonista quando decide di chiamarsi Nessuno, o quando decide di non svelarsi immediatamente al suo ritorno a Itaca. Rappresenta l’uomo spogliato dal proprio titolo e i propri affetti. Un altro tema che emerge è quello della vendetta giusta che si mostra durante il massacro dei Proci: è un momento doloroso, ma necessario per ricostruire l’ordine familiare e politico violato.

In conclusione

Laddove molte produzioni moderne abusano di effetti digitali finendo per de-umanizzare il mito, lo sceneggiato di Rossi e Bava mette sempre al centro l’uomo e la natura. I ritmi sono dilatati, contemplativi, lasciando spazio ai silenzi, allo sciacquio delle onde, agli sguardi d’intesa e alla potenza poetica delle battute.
Per chiunque voglia riscoprire il significato profondo del viaggio di Ulisse o per chi desideri studiare come il linguaggio della grande TV di stato sapesse coniugare divulgazione popolare e altissimo valore artistico, questa miniserie rimane una visione imprescindibile. Un’opera d’arte senza tempo che continua a incantare generazioni.
Per chi desidera riascoltare l’atmosfera sonora della serie, la sigla e i temi musicali originali sono un perfetto esempio dell’eccezionale lavoro svolto per questo sceneggiato.

L’Odissea (1968) – Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

L'Odissea del 1968 un capolavoro perché trasforma il mito omerico in un'esperienza visiva ipnotica e viscerale, dove il viaggio di Ulisse diventa lo specchio immortale di ogni solitudine, paura e desiderio umano.
Arianna Dell'Orso
Arianna Dell'Orso
Vivo sul mondo reale unicamente con il corpo, ma la mia mente viaggia a Westeros, nella Londra dei Peaky Blinders e fa affari loschi con Walter White. Il cinema di Hitchcock è il mio spirito guida

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