Lock & Stock – Pazzi scatenati

Londra. East End. Quattro amici squattrinati, un gruppo di criminali armati fino ai denti, un po’ di droga e una valanga di sterline. Una guerra senza esclusioni di colpi, avvolta da un vivace sarcasmo, sta per animare la periferia londinese: giusto il tempo per un buon british tea e il gangster movie alla Guy Ritchie è servito. “Lock & Stock – Pazzi scatenati” è un vortice di narrazioni, un susseguirsi di situazioni grottesche in cui anche il criminale più sgualcito è sempre pronto a fare fuoco con una sagace battuta.

Il 1998 ci ha regalato capolavori quali “Il grande Lebowski” dei fratelli Cohen e “La sottile linea rossa” di Terrence Malick; nelle sale usciva “Paura e delirio a Las Vegas” di Terry Gilliam, e Kusturica ci portava in dono il suo “Gatto nero, gatto bianco”. Un anno pieno di succulente pellicole che nessun cinefilo ha potuto dimenticare. Nello stesso anno il regista e sceneggiatore Guy Ritchie mette alla prova le sua abilità dietro la macchina da presa: “Lock & Stock” è il suo primo lungometraggio, girato in soli otto mesi. Il film fa letteralmente il botto, e non solo in Gran Bretagna. Un successo che ha conquistato pubblico e critica, seducendo gli amanti dell’english humor e delle storie alla Irvine Welsh.

Lock & Stock
Nick Moran (Eddie); Jason Statham (Bacon);
Dexter Fletcher (Soap); Jason Flemyng (Tom)

Se non si teme il senso di vertigini che è possibile avvertire perdendosi nelle intricate sottotrame e non ci si irrigidisce a causa del linguaggio scurrile di alcuni loschi figuri “Lock & Stock” è un film grandioso. Un divertissement perfetto imbrattato di amoralità e di paradosso.

E fidatevi, alla fine, ogni pezzo del puzzle tornerà al proprio posto, ogni contorta vicenda apparirà sorprendentemente chiara. Parola dell’esagerato ed eclettico Ritchie.

Questa è la storia di criminali improvvisati e di veri gangster, di giocatori d’azzardo e di feroci sicari, di mitra e di due per nulla irrilevanti fucili d’epoca.

Eddie (Nick Moran) gioca a carte fino a quando ha imparato a tenerle in mano. Tom “Il Secco” si muove in numerosi affarucci poco chiari, è l’imprenditore del gruppo. Soap, come si evince dal soprannome, non ama sporcarsi le mani, è il lato ragionevole della combriccola. E poi c’è Bacon (Jason Statham), lui sapeva che era il momento di abbandonare i lavoretti illegali per il grande salto. Per qualcosa di più grosso.

I nostri quattro mettono insieme un’ingente somma di denaro per sfidare in un esclusivo torneo di poker Harry “l’Accetta” (P.H. Moriarty), boss malavitoso noto per un modus operandi davvero poco ortodosso. Nulla fila liscio al tavolo verde e il mago delle carte Eddie si ritrova, in pochi minuti, sotto di mezzo milione di sterline. Sette giorni di tempo per pagare il debito o Barry “il Battista” (Lenny McLean), il temibile gorilla di Harry, farà loro una visita affatto piacevole. Messi all’angolo dalle minacce dei gangster, i quattro ragazzi meditano una soluzione estrema: derubare un gruppo di rapinatori, a loro volta intenti a pianificare un colpo ai danni di frastornati spacciatori di marijuana. Nel frattempo Harry “l’Accetta” vuole mettere le mani su due fucili preziosissimi e affida la missione a due teste calde, privi di qualsivoglia scaltrezza. Quando si ha a che fare con Guy Ritchie non è possibile fare supposizioni su come si concluderà la vicenda, solo sperare che prima della fine si decida a spiegarci come i tanti personaggi che ci ha, non sempre cordialmente, presentato siano legati l’uno all’altro. Eddie, Soap, Tom e Bacon vivranno la settimana più sconcertante della loro vita. E noi cento minuti di pura adrenalina.

“Lock & Stock” è il film simbolo dello stile di Guy Ritchie: dialoghi serrati e azione sincopata in una Londra disordinata dove memorabili personaggi danno vita ad eccezionali incastri narrativi. Ritchie trasforma il proletariato inglese nel nuovo grande protagonista del cinema popolare, raccontando sporche vicende lontanissime dai fasti della corona. I suoi personaggi sono goffi criminali immischiati in vicende surreali, ma le loro sembianze non smettono mai di ricordarci gli eroi falliti che animano la vita vera. Il cinema di Ritchie è un cinema impulsivo, fatto di situazioni totalmente assurde animate da personaggi autentici.

“Lock & Stock” ha lanciato sulla scena l’allora misconosciuto Jason Statham, che inizia qui la sua carriera da attore. L’ex tuffatore diviene ben presto un autentico feticcio per il cineasta inglese, che lo verrà con lui anche in “Snatch – Lo strappo” (2000) e “Revolver” (2005).

Si colloca sempre qui anche l’inizio della carriera cinematografica di Vinnie Jones, l’ex calciatore del Wimbledon FC noto per il suo temperamento per nulla conciliante e per quel famoso incidente in cui tentò di deconcentrare Paul Gascoigne strizzando i suoi testicoli. Vinnie Jones, abituato ad azzannare le caviglie dell’avversario e a collezionare cartellini rossi, è perfetto nei panni dell’esattore del boss. Un esattore che ha molto a cuore ogni debito non saldato e che picchia molto duro. Il suo “Big Chris” è uno dei personaggi più memorabili di questa surreale crime commedy.

Guy Ritchie sceglie facce azzeccatissime per i suoi “winning losers” e dimostra di saper prendere esattamente ciò che gli serve dai maestri del cinema: sono gli stessi protagonisti del film a domandarsi se la mattanza appena consumata davanti ai loro occhi non ricordi troppo diligentemente una scena di Pulp Fiction, sempre loro a tirare in ballo Tony Montana di Scarface e la sua invidiabile capacità di trarre profitto dal commercio di droga. L’astuto Ritchie non dimentica nemmeno la lezione di Sergio Leone: i due elementi essenziali in ogni duello western sono gli sguardi colmi di tensione e le mani intente ad impugnare la pistola. I primi piani alternati su occhi e armi rendono l’ansia che anticipa lo scontro palpabile.

“Lock & Stock” in pochi anni è diventato un vero cult del cinema adrenalinico, un cinema che fa del ritmo il vero protagonista. Guy Ritchie crea il caos, un mondo caotico che confonde ma coinvolge. Solo il ritmo da lui dettato può condurci fuori da quel casino così ben orchestrato. Dovremo correre un po’ per stargli dietro. E probabilmente esclameremo le stesse parole di Vinnie Jones a fine corsa: “Tutto questo mi ha sconvolto”!

Voto Autore: 4 out of 5 stars

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