Il cinema uruguaiano è stato tra i grandi protagonisti dell’edizione 2026 di First Look, la sezione del Locarno Film Festival (qui il programma) dedicata ai film in fase di post-produzione. A conquistare i principali riconoscimenti assegnati durante la cerimonia di domenica 9 agosto sono stati soprattutto Spring Story e The Surubí, due progetti molto diversi tra loro che hanno finito per dividersi cinque dei premi più importanti della manifestazione.
A ottenere due riconoscimenti è stato innanzitutto Spring Story, diretto e prodotto da Gabriela Guillermo e Irina Raffo. Il progetto rappresenta il quarto e conclusivo capitolo di una serie composta da quattro film, ognuno ambientato in una stagione differente. Dopo tre precedenti capitoli, la quarta pellicola sembra aver trovato a Locarno il momento giusto per imporsi, conquistando il Bright Side of the Moon Prize, che garantirà il completamento della color grading, e il Le Film Français Award, consistente in servizi pubblicitari del valore di 5.600 euro.
Il maggior numero di premi è però andato a The Surubí, il progetto più lungo della selezione, presentato con un rough cut superiore alle due ore. Il film ha ricevuto il La Mayor Cine Award, che coprirà integralmente la post-produzione sonora, e il Music Library & SFX/Acorde Award, comprendente servizi di supervisione musicale per un valore di 45.000 euro. A questi si è aggiunto il Jannuzzi Smith Award, che garantirà la realizzazione di un poster internazionale dal valore di 10.000 euro.

La trama di The Surubí
Diretto da Lorenzo Tocco, The Surubí è una commedia ambientata nell’omonima città post-industriale uruguaiana, sprofondata nella crisi dopo la chiusura dello stabilimento Pezur negli anni Ottanta. Il film prende le mosse da un evento apparentemente miracoloso: l’arrivo del motociclista Emanuel coincide con una produzione eccezionale di uova in una fattoria locale, dove 70 galline ne depongono 128 in una sola notte. Il sacerdote della comunità interpreta immediatamente l’accaduto come un segno divino e presenta Emanuel agli abitanti come un profeta dotato di poteri soprannaturali.
Il presunto miracolo potrebbe rappresentare l’ultima speranza per una comunità ormai vicina al collasso, anche se il film lascia aperta la domanda fondamentale: si tratta davvero di un intervento divino oppure di un’illusione alla quale gli abitanti si aggrappano semplicemente perché hanno bisogno di credere in una possibilità di salvezza?
Con atmosfere che, secondo la descrizione del progetto, richiamano la tradizione delle commedie della Ealing e il cinema di Luis Berlanga, The Surubí segna l’esordio nel lungometraggio di Tocco, già premiato a Guadalajara nel 2019 per il cortometraggio The Anniversary.
Il produttore Pancho Magnou Arnabal ha definito l’opera una storia corale che utilizza humour e sensibilità per raccontare una comunità disperata, costretta ad aggrapparsi a una speranza illusoria pur di riuscire a sopravvivere. Il Locarno Film Festival ha dato lustro, come sempre, ad una pellicola di grande valore.
