Linda e il pollo, è una curiosa opera animata che ha debuttato in anteprima al Festival di Cannes del 2023 e al Festival di Torino dello stesso anno, disponibile su Prime Video, realizzata in coppia dalla regista italiana Chiara Malta e dell’animatore francese Sebastien Laudebanch.
Il film sorprende per ironia, inedita scelta d’animazione e mix di contenuti dal raggio non solo infantile. Con gioiosa disinvoltura e studiato disimpegno, dipinge un quadro di relazioni familiari, amicali e sociali ad altezza bambino, riflesso di intrecci, condizionamenti e sistemi adulti non sempre equilibrati, spesso stanchi, rassegnati, assenti, che faticano ad esprimersi genuinamente.

Linda e il pollo – Trama
Linda non ha perso né perduto né scambiato con altro, l’anello prezioso della mamma che entrambe amano tanto perché è bello ed è il ricordo di chi hanno amato e non c’ è più; è stata Gazza la gattona di casa. Per questo mamma Paulette va a riprendere Linda da casa di zia Astrid dove l’aveva portata per metterla in punizione. E le promette che per farsi perdonare farà tutto quello che la bambina desidera.
Linda chiede di poter mangiare pollo con i peperoni. Una ricetta speciale, l’unico ricordo che la lega al padre, morto quando lei era piccolissima, di cui non ha nessuna memoria, tranne dei bocconi di questo squisito piatto che le offriva con voce dolce e profonda.

Il problema però è che l’indomani è previsto un grosso sciopero generale, di quelli “alla francese” diremmo noi, dove tutti i negozi sono chiusi, il traffico impazzisce, le persone affollano le strade durante le manifestazioni ed i cortei.
Perciò Paulette e Linda iniziano la loro ricerca molto avventurosa di un pollo possibile, che trovano solo vivo ma che devono catturare e poi cucinare, per esaudire una volontà che non è solo un premio, né solo una voglia di cena particolare, ma una necessità di ricontattare uno spirito caro che manca da sempre e a cui è il momento di chiedere aiuto.
Linda e il pollo – Recensione
Più che una storia Linda e il pollo è uno strano affresco patchwork dove con uno stratagemma, ossia trovare il pollo per fare felice la bambina, si attraversano, come un carosello sciolto ed intuitivo, momenti, sensazioni, contraddizioni e conflitti del rapporto adulto-bambino.

Ci sono madri sole che mal gestiscono la quotidianità di isolamento in cui si sono trovate, nutrono insoddisfazione, stanchezza, forse rancore per la solitudine imposta, non ascoltano i propri figli, sono assenti “semplicemente” anche loro, in attesa di qualcosa, sospese verso un’altra felicita.
Un mondo di bambini più adulti e consapevoli dei propri genitori
Ci sono bambini che fanno rione, che scavalcano età ed etnie, che badano alla quotidianità più dei loro genitori, bambini-genitori di se stessi, a volte dei loro stessi genitori, che cucinano, puliscono, accudiscono fratelli, case, cani, frigoriferi, creando un sistema di gioco e solidarietà urbana e domestica significativo e spettacolare.
C’è uno stato che risulta sempre tardivo, bigotto, indeciso, impreciso, inefficace, stolido, incapace di leggere le situazioni, buffo nella sua miopia, lento nelle sue divise, stretto nei suoi protocolli, ovviamente non vincente, messo all’angolo, reso pedina da un ingranaggio più grande, più pratico e più giusto, messo a punto da minori fin troppo consapevoli delle mosse da giocare.

Lo Stato perde con i propri protocolli fuori contesto
E c’è il tema della memoria, un groppo della mente, della luce che si scorda di brillare e diventa un buio mangia-cose, mangia-facce, mangia-voci, mangia-contorni di sagome, familiari e non. Manca la serenità che si aveva un tempo, manca l’unione che forse un gigantesco secchio di pollo con i peperoni può recuperare, manca la condivisione perché l’isolamento nei propri mali e nelle proprie storture indebolisce, fa deperire cuore, menti e scheletri, e si perde di vista la soluzione delle cose.
Una casa che crolla a pezzi, una verità scambiata per bugia, un accontentarsi giornaliero per non sentire dolore, un aiuto che difficilmente si dovrebbe rifiutare a meno di casi veramente impossibili, una bellezza riscoperta grazia alla gentilezza, quella qualità rivoluzionaria ed anacronistica che non fa per questi tempi arrabbiati.
Animazione inusuale, basata sul colore in controtendenza con gli effetti moderni
Sorprendente è l’animazione messa in campo: tratti di matita radi ed essenziali definiscono i personaggi principali, gli ambienti, a mala pena gli sfondi e poi chiazze di colore sono il tratto distintivo dei caratteri: Linda gialla, Paulette arancione, il pollo rosso, gli amici verdi e rosa, blu la polizia, bianco il proprietario scippato del pollo.

Nero diventa lo sfondo quando cala la notte e ad animare lo schermo restano i profili degli umani che si domandano, si inventano, si commentano, cantano canzoni. L’elemento musicale, che in più di un’occasione appare un po’ slegato dall’avvicendarsi del plot (di suo schematico e frammentato comunque) riesce però a dare un vettore di spessore a quanto vediamo.
L’intera avventura è l’elaborazione di un lutto, un lutto di cui non si ricorda nulla, che si sa essere stato ma non si afferra da nessuna parte, un lutto che pesa senza consistere, che reclama un corpo, una faccia, un momento per poterlo seppellire del tutto ed andare avanti, forse ritrovare il sorriso.
Elaborazione del lutto e coming of age
Linda e il pollo cavalca il suo coming of age, mastica il suo lutto, fotografa un ingolfamento sociale, con piacevole umorismo, sorridendo anche nei e dei momenti più difficili, facendo scivolare la saggezza dai bambini davanti alle difficoltà dei “grandi”, i quali sembrano arrivare al senso delle cose dopo rispetto ai loro figli.

Sono i più piccoli ad essere più presenti, a risvegliare sguardi, coscienze e senso di umanità negli altri, primi tra tutti i genitori, sperduti, addormentati, chiusi in qualche oblio a non sentire.
L’unione di queste due forze consapevoli, permette una soluzione conciliante, un ritrovato equilibrio, almeno temporaneo, in cui i limiti che sembravano dati per assodati e garantiti vengono spostati, se non eliminati e ciò che prima era invisibile e doloroso, trova spazio e posto in una memoria, non più solo personale e quindi più dolorante, ma condivisa, quindi più oggettiva, capace di dare maggiori gioia e meno spine.
