Recensioni FilmLeviticus, un horror queer contro il fondamentalismo religioso

Leviticus, un horror queer contro il fondamentalismo religioso

Leviticus è il film d’esordio di Adrian Chiarella, regista australiano che con questo titolo si è imposto nel panorama cinematografico in maniera non del tutto indifferente. Il film può essere definito un horror queer romantico, ambientato in un contesto rurale e caratterizzato da tematiche che richiamano gli aspetti più controversi del fondamentalismo religioso.

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Chiarella realizza un’opera prima da tenere sicuramente in considerazione, anche in vista dell’uscita italiana che, per motivi non resi noti, è stata rimandata rispetto alla data inizialmente prevista per la fine di luglio 2026. In ogni caso, Leviticus non è sicuramente un horror nel senso più classico del genere e potrebbe apparire agli occhi di molti come un’opera fin troppo orientata verso un target specifico per via della tematica affrontata. Se ci si aspetta un horror ricco di jumpscare o caratterizzato da elementi slasher, si potrebbe dunque rimanere delusi.

Chiarella punta invece maggiormente su un horror d’atmosfera, costruito sulla tensione, sul senso di inquietudine e sulla componente psicologica, lasciando che siano la storia e il contesto a creare progressivamente una sensazione di disagio nello spettatore.

Leviticus

Leviticus – Trama

In una piccola comunità australiana profondamente legata alla religione, il giovane Naim (Joe Bird) fatica ad ambientarsi dopo essersi trasferito insieme alla madre Arlene (Mia Wasikowska). La sua quotidianità cambia quando incontra Ryan (Stacy Clausen), un ragazzo della sua età con cui nasce presto un legame sempre più intimo, destinato però a scontrarsi con l’ambiente conservatore che li circonda.

Quando la loro relazione entra nel mirino della comunità, la comunità sottopone i due a un rituale pensato per reprimere e correggere i loro sentimenti. Da quel momento, Naim e Ryan si ritrovano perseguitati da una misteriosa presenza soprannaturale, capace di assumere le sembianze della persona che desiderano di più. Mentre cercano di sfuggire alla minaccia, i due ragazzi sono costretti ad affrontare una realtà in cui amore, paura e repressione finiscono per confondersi.

Leviticus – Recensione

L’opera di Chiarella si configura come un horror sociale, con un messaggio chiaro e con intenzioni altrettanto evidenti da parte del regista. Il film si presenta, in questo senso, come una denuncia nei confronti di una società che vive all’interno della propria bolla e che considera inaccettabile tutto ciò che si discosta dai principi del proprio Credo.

Leviticus funziona proprio grazie alle sue ambientazioni cupe e periferiche, nelle quali il male non è rappresentato esclusivamente dagli elementi soprannaturali, ma anche dagli sguardi, i comportamenti e le azioni degli esseri umani. I due protagonisti si ritrovano così ad affrontare entità che la stessa comunità a cui appartengono sembra aver richiamato. Una comunità che non considera accettabile, in questo caso, una relazione sentimentale tra persone dello stesso sesso e che finisce paradossalmente per contraddire gli stessi principi che proclama, come quello dell’amore verso il prossimo, arrivando a generare più male che bene.

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Ed è proprio questo aspetto a rendere il film interessante. Tuttavia, Leviticus sembra a volte perdersi nella propria stessa ambizione, rischiando di non trovare il giusto equilibrio tra ciò che vuole comunicare e il genere al quale fa riferimento. Il problema emerge in parte anche dal trailer, che concentra alcuni degli elementi più spettacolari dell’opera, finendo però per suggerire un tipo di film diverso da quello che lo spettatore si trova effettivamente davanti.

Leviticus, infatti, non punta a spaventare attraverso jumpscare. Il suo obiettivo è piuttosto utilizzare l’horror come strumento per veicolare un messaggio, lasciando che siano la tensione e il contesto a costruire il senso di disagio. Non si tratta certamente di una novità. Soprattutto negli ultimi anni, l’horror ha dimostrato sempre più interesse verso questa direzione, non soltanto per intrattenere o spaventare, ma anche per affrontare tematiche sociali e imprimere con maggiore forza determinati messaggi nello spettatore.

Leviticus

Nomen omen: un nome, un destino

Già il titolo, Leviticus, sembra racchiudere una sorta di nomen omen. La scelta rimanda al Levitico, il terzo libro della Bibbia ebraica e dell’Antico Testamento. In questo, tra le cose, risuona un versetto esplicito che viene tradizionalmente interpretato come contrario ai rapporti tra persone dello stesso sesso e al peccato di coricarsi con un uomo come si fa con una donna.

Questo è stato spesso oggetto di dibattiti, ma anche di forte interesse per molte comunità che lo ritengono ancora oggi moralmente valido. Chiarella decide di basare il suo film proprio attorno a questo riferimento, mettendo però in primo piano le atrocità di chi si cela dietro chiunque continui a rivendicare tali credenze: l’essere umano stesso.

«All your lust, all your indecency, all your desire, it has to go now. Right now»

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È la frase enunciata dal pastore della comunità religiosa durante la pratica di conversione rivolta ai due protagonisti. Il rituale viene eseguito nel tentativo di scacciare il desiderio reciproco dei due giovani, Naim e Ryan. Il film richiama così una realtà che, a differenza di quanto si possa pensare, è ancora presente in diverse parti del mondo. In Leviticus, queste pratiche vengono rappresentate nella loro dimensione coercitiva e violenta, diventando un vero e proprio strumento di denuncia nei confronti della repressione delle persone LGBTQIA+.

Chiarella, anche a fronte di un interesse personale, si chiede quindi come sia possibile che tali atrocità siano ancora permesse e praticate, interrogandosi soprattutto sull’omofobia e sulle conseguenze negative che essa può generare, specialmente in un periodo storico come questo, in cui sembra che l’odio nei confronti della comunità queer si stia nuovamente insinuando, silenziosamente, nella nostra società.

Leviticus – Cast

Il cast è un altro elemento che rafforza la riuscita di questo film, che vede in testa Joe Bird (Talk to Me) e Stacy Clausen.

Con le loro rispettive interpretazioni, i due giovani riempiono lo schermo e assorbono lo sguardo dello spettatore, soprattutto per via della loro chimica, elemento essenziale in una storia del genere. Naim, interpretato da Bird, è un ragazzo vulnerabile e scosso dal trasferimento, costretto a vivere in un ambiente ostile e che non conosce. Il tutto viene accentuato dalla presenza di Mia Wasikowska (Crimson Peak, Madame Bovary), nel film Arlene, sua madre, una donna fortemente chiusa mentalmente e rigida, alla quale l’attrice restituisce, con la sua performance, una forte carica inquietante, necessaria per il significato stesso di Leviticus.

Anche Ryan si dimostra un personaggio interessante e ben interpretato. La sua è una figura già radicata nella comunità e, di conseguenza, più consapevole di ciò che è permesso e di ciò che non lo è. Solamente con l’arrivo di Naim, il ragazzo riscopre il desiderio di libertà e di essere se stesso. L’interpretazione di Clausen è notevole perché riesce a restituire esattamente questa sensazione e, al contempo, è come se avesse recitato due personaggi in uno, muovendosi con dimestichezza tra il suo vero sé e il doppelganger demoniaco.

Leviticus

Conclusioni

Adrian Chiarella porta sul grande schermo un’opera prima decisamente valida e non da sottovalutare. Nonostante alcune lacune, il film si presenta come una visione interessante, che potrebbe piacere e coinvolgere anche chi dell’horror non fa una scelta primaria. Parallelamente, potrebbe invece deludere le aspettative di chi predilige horror più crudi e sanguinosi, proprio per via delle tematiche affrontate.

Il messaggio, tuttavia, è chiaro e l’epilogo risulta coerente con l’idea iniziale e con le riflessioni di Chiarella. L’omofobia esiste e non è da sottovalutare per via delle conseguenze che può generare, spesso anche tragiche. Ma, fondamentalmente, non avrà mai la meglio sull’amore puro e innocente, che continuerà sempre e comunque a trovare il modo di vincere. Indipendentemente da tutto il resto.

Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Adrian Chiarella, con questo esordio alla regia, si avvicina al genere horror con uno scopo ben preciso: lanciare in maniera schietta un messaggio importante, a lui personalmente caro. Quanto è forte l’omofobia? E quanto, invece, l’amore? È da queste riflessioni che nasce Leviticus, un horror queer romantico che vale la pena vedere. Attraverso il genere, il regista porta sul grande schermo un’opera intensa, cupa, ma anche estremamente dolce, che fa riflettere su quanto ancora alcune credenze obsolete possano influire sulla società e sul nostro modo di vedere le cose.
Gabriele Stefani
Gabriele Stefani
Ho sempre pensato che un film non finisca con i titoli di coda, ma che la scrittura sia il modo migliore per continuare il dialogo con ciò che si è visto, dare forma alle emozioni e scoprire significati che altrimenti rischierebbero di rimanere nascosti. Proprio per questo amo scriverne.

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