Le Conseguenze dell’Amore (2004) è il secondo film scritto e diretto dall’acclamato regista premio Oscar Paolo Sorrentino, con protagonista l’iconico Toni Servillo con cui ha collaborato nella maggior parte delle sue pellicole. Sorrentino era entrato nel panorama dei grandi registi italiani già dal suo esordio avvenuto tre anni prima, col meraviglioso L’Uomo in più. Il regista partenopeo in quegli anni si impose come una delle nuove voci da tenere d’occhio (con costanza religiosa) nel nostro Paese. Con l’esordio sopra citato, con questo secondo film e di certo la conferma e consacrazione avvenne con Il Divo.
Nel 2011 approdò negli Stati Uniti e collaborò con il 3 volte (da ieri, grazie a Una Battaglia Dopo L’Altra) premio Oscar Sean Penn per This Must Be the Place. E poi la consacrazione a livello globale con il premio Oscar nel 2013 per La Grande Bellezza. Da quel momento in poi forse la critica e il pubblico si è “spaccata” di più, e negli ultimi anni si può dire che ciascuno può avere il “suo tipo di Sorrentino preferito“. Perché nel regista albergano due anime, quella più elegante e fine, e quella più stravagante e barocca. Lo dimostra l’opinione spaccata in due su Parthenope, portato al Festival di Cannes, ad esempio.
Ultimamente è tornato a collaborare con Servillo nel bellissimo La Grazia. Ma ora torniamo agli inizi dove l’attore non era ancora affermato nella testa del pubblico italiano (almeno quello cinematografico e non teatrale). Qui, ne Le Conseguenze dell’Amore, Servillo è chiamato a un ruolo agli antipodi (almeno in apparenza) rispetto al film precedente col regista. Di certo il misterioso e timido Titta Di Girolamo è ben diverso dal Tony, Antonio Pisapia, cantante neomelodico. Il film è ambientato quasi interamente in un hotel di Lugano e si perde ovviamente quel fascino partenopeo che ci aveva tanto fatto amare l’esordio del regista. Eppure, nei corridoi di questo hotel, la poetica di Sorrentino fuoriesce prepotente e conquista.

Le Conseguenze dell’Amore – Trama
Lugano, Svizzera. In un lussuoso hotel vive da otto anni un misterioso e silenzioso uomo di mezz’età, Titta Di Girolamo (Toni Servillo). Un individuo particolare che passa le sue giornate sempre con una sigaretta accesa, oziando e osservando gli altri ospiti dell’albergo. Soffre d’insonnia e nella sua televisione in camera nasconde il kit per l’eroina, di cui fa fedele uso ogni mercoledì mattina, rigorosamente. Le sole persone con la quale pare scambiare più di due parole sono: il direttore (per pagare il conto) e una coppia di anziani benestanti che un tempo era ricchissima e possedeva l’albergo. Con la coppia gioca spesso ad “Asso pigliatutto”.
Pian piano emergono dettagli che fanno capire il passato oscuro del protagonista. Ogni tanto al telefono parla con la moglie, dalla quale si è separato da dieci anni… e coi figli che malvolentieri gli rivolgono parola. A cadenza regolare riceve una valigia con del denaro da dei loschi individui. Appena ricevuta la porta in una banca e fa contare i soldi dal personale e depositare la cifra per conto d’altri. Si scopre che Titta è un facoltoso commercialista e mediatore finanziario, con clientela in ambito mafioso. A quanto pare vive da anni in un esilio forzato per una colpa passata e si lascia andare all’inerzia della vita da allora.
Questa routine di ozio e silenzio viene scossa dall’incontro con Sofia (Olivia Magnani). O meglio dire, da quando le parla per la prima volta. Perché Sofia lavora al bar dell’albergo. Lui la osserva in silenzio da tempo. E in silenzio rimane anche ogni volta che lei lo saluta prima di andarsene ogni giorno. A un certo punto lei scuote la vita del misterioso Titta. Dopo l’ennesimo saluto a vuoto, lei alza la voce chiedendogli con frustrazione il perché venga ignorata di continuo. Lui inizierà a parlarle, e questo darà il via a un effetto domino di varie situazioni che sconvolgeranno la vita di Di Girolamo per sempre.

Le Conseguenze dell’Amore – Cast
Toni Servillo è centralissimo in questo particolare film di Paolo Sorrentino. Molto più che in altre pellicole, perché in Loro, La Grande Bellezza, Il Divo e L’uomo in più… c’è sempre un folto cast che lo circonda. Invece questa volta Servillo è onnipresente in quasi ogni scena. Sorrentino si concentra nel dare davvero lustro al fascino silenzioso di Titta Di Girolamo. Servillo parla con gli sguardi, con le svapate di fumo e da come vede con la coda dell’occhio. Anche negli attimi in cui appare il fratellastro chiassoso di Titta, Valerio (Adriano Giannini), il silenzioso commercialista rimane statuario nella sua monotona routine.
Sofia interpretata da Olivia Magnani è perfetta contrapposta a Servillo. Giovane, dagli occhi chiari e dallo sguardo vivo. Neanche lei parla tantissimo, forse per questo si trova bene con Di Girolamo. Sono una coppia strana, di quelle che giudicheresti subito a livello superficiale. Eppure c’è tanta magia nei silenzi e negli scambi di sguardi. La coppia di anziani compagni di gioco è interpretata da Raffaele Pisu e Angela Goodwin (L’uomo in più, Amici Miei). Davvero due personaggi stravaganti che battibeccano fra loro nei momenti più inopportuni, a bassa voce e rivangando colpe lontane e passate.
Appare anche un giovane Gaetano Bruno come killer spietato della malavita. Volto ora ben più noto per la sua partecipazione a serie come Fargo, 1992 e al film di Giuseppe Tornatore, Baaria. Ci sono anche altri volti che appaiono poco ma sono ben riconoscibili come: Diego Ribon, Antonio Ballerio, Nino D’Agata, Gianna Paola Scaffidi, Gilberto Idonea, Vittorio Di Prima e Giovanni Vettorazzo. Come al solito Sorrentino sceglie bene i volti da inquadrare anche solo per un minuto, ma sono volti che restano e se li vedi in altri contesti li riconosci subito.

Le Conseguenze dell’Amore – Recensione
Le Conseguenze dell’Amore è un’ottima passeggiata verso una meta imprevista. Inizi incerto e lento, poi piccoli dettagli ti colgono impreparato e ti fai conquistare del tutto da ciò che vedi. E l’epilogo non è come te lo aspetti, ma quei passi che hai fatto ti hanno portato lì per un motivo ben preciso. Ecco il film è una scoperta continua, e così si può riassumere tutto il cinema di Sorrentino. Titta di Girolamo è un protagonista misterioso e anomalo, come lo sarà Sean Penn. Ne La Grande Bellezza, Jep Gambardella sarà costantemente incuriosito dalla vita del vicino di casa misterioso. Un personaggio molto simile al protagonista di questo film.
Quest’ottima passeggiata viene accompagnata dalle musiche incredibili di Pasquale Catalano, che mischiano l’elettronica a toni più classici suonati da violini. Un accostamento perenne nel cinema di Sorrentino. Il sacro e il profano che si incontrano, come nell’acclamata serie The Young Pope. La colonna sonora accompagna lo spettatore in questo stravagante viaggio, che inizia lento e ripaga i pazienti. Se siete fan del tutto e subito, questo film potrebbe risultare ostico. Nonostante la breve e corretta durata di un’ora e quaranta. L’audio dei dialoghi forse risulta troppo basso rispetto a quello delle musiche ma è un problema di macrosistema nel cinema di oggi.
I dialoghi sono i tipici di Sorrentino, ovvero diretti, svelti e pieni di frasi a effetto che colpiscono il segno. E soprattutto, che tengono l’attenzione dello spettatore sempre alta. A volte si rimane in attesa durante le conversazioni… in attesa della risposta di Titta Di Girolamo. Della sua Punchline, usando il gergo fumettistico. Le Conseguenze dell’Amore è un film che si prende i suoi tempi; lo fa durando il giusto e senza tirar fuori simbolismi arditi e messaggi nascosti che intendono fare la morale. È la storia di un uomo che vuole riprendere in mano il controllo sulla sua vita, parlando per la prima volta con una donna come Sofia. Sorrentino non racconta una favola, ma storie degne di esser raccontate.

Conclusioni
Le Conseguenze dell’Amore è un film che anticipa molti stilemi del regista, che in tanti hanno imparato ad amare nel corso degli anni. Toni Servillo parcheggia il suo volto nella mente dello spettatore, che ancora adesso, non appena lo vede, esclama “qualità”. Il merito è certo di Sorrentino e del sodalizio che si è creato da quasi trent’anni. Se il grande attore di teatro (che è Servillo) si è prestato ben volentieri al cinema è di sicuro merito del regista partenopeo. Qui c’è la conferma della magia creata da questo duo artistico, già mostrata nel film precedente, L’Uomo in più. Qui la consapevolezza è maggiore, si azzarda di più con la regia e si decide di prendersi i propri tempi per raccontare una storia, sì stravagante, ma affascinante e romanticamente interessante.
Il film risulta magnetico sin dai primi minuti e l’ottima colonna sonora accompagna il tutto con naturalezza, nonostante temi scombinati e arditi per l’epoca. Il film abbandona la Napoli Noir del film precedente e ti racconta di questo hotel di Lugano, fatto di ospiti che vanno e vengono e chi invece rimane e ascolta. In silenzio, come un intellettuale o un filosofo. Ma dietro il silenzio di qualcuno c’è una storia. La storia di qualcuno, la vita di qualcuno… e soprattutto l’interesse dello spettatore. Un occhio in più, abusivo, nel lussuoso hotel di Lugano che fa da sfondo a una storia romantica, ma non nel modo che si può pensare all’inizio. La superfice è facile da spiegare, la verità è noiosa. Questa è una frase molto simile a quella che rimarrà impressa al giovane alter ego di Sorrentino in È stata la mano di Dio, detta dal maestro Fellini. Già con questo film, il regista voleva dirci ciò che ci avrebbe detto tanti anni dopo.

