Lance Oppenheim si prepara a portare sul grande schermo due progetti molto diversi, ma accomunati da un interesse per personaggi pubblici trasformati in vere e proprie figure dell’immaginario collettivo. Il primo è Primetime, debutto alla regia di un lungometraggio narrativo con Robert Pattinson nei panni di Chris Hansen, mentre il secondo è You Can See Everything, documentario con Nathan Fielder e dedicato a Elizabeth Holmes.
In un’intervista rilasciata a Variety, Oppenheim ha raccontato che l’idea di Primetime è nata quasi per caso, dopo aver ricevuto dalla moglie un video personalizzato di Chris Hansen acquistato su Cameo per 40 dollari. Il regista, che conosceva il celebre programma To Catch a Predator fin dall’adolescenza, è rimasto colpito dal contrasto tra la serietà del lavoro di Hansen e la sua trasformazione in personaggio mediatico.
L’incontro casuale con Robert Pattinson ha poi accelerato il progetto. Secondo Oppenheim, l’attore ha contribuito a costruire un’interpretazione volutamente stratificata, capace di condensare le diverse versioni pubbliche di Hansen: il giornalista, lo showman e la figura ormai diventata parte della cultura pop.

Lance Oppenheim e il confine tra documentario e finzione
Il regista definisce Primetime una sorta di “docu-fantasia”, interessata più alla dimensione emotiva e psicologica del protagonista che alla ricostruzione biografica tradizionale. La vicenda diventa così una riflessione sulla spettacolarizzazione della giustizia e sul prezzo psicologico che può derivare dall’esposizione continua a situazioni estremamente oscure.
Oppenheim ha inoltre commentato la reazione dello stesso Chris Hansen al film, sottolineando, secondo quanto riferito a Variety, come il suo atteggiamento sia finito per riflettere proprio uno dei temi centrali dell’opera: il rapporto tra persona reale, personaggio pubblico e mito costruito dai media.
Parallelamente, le riprese di You Can See Everything si sono svolte in gran segreto per quattro anni con una troupe ridotta. La scelta, ha spiegato Oppenheim, era necessaria per evitare che la presenza delle telecamere alterasse gli eventi raccontati. Il risultato è stato presentato a sorpresa al Telluride Film Festival, dove il pubblico ha potuto scoprire il progetto senza conoscere in anticipo la sua esistenza.
Due film, dunque, che confermano l’interesse di Lance Oppenheim per il confine sempre più sottile tra realtà, spettacolo e percezione pubblica.
